Pubblicità
Pubblicità
Blaise Matuidi JuventusGetty Images

Matuidi e le telefonate di Sarri dopo il COVID: "Ho scoperto l'uomo"

Pubblicità

Dalla Serie A alla MLS, dalla Juventus all'Inter Miami. La carriera di Blaise Matuidi proseguirà dall'altra parte dell'Oceano. E in una lunga intervista al quotidiano 'L'Equipe', l'ormai ex centrocampista bianconero spiega i retroscena che lo hanno portato a una simile scelta per proseguire la propria carriera.

"Il primo contatto c'è stato a dicembre. Una persona legata a Beckham mi aveva chiamato per chiedermi se fossi interessato. A quel tempo pensavo che fosse troppo presto nella mia carriera. C'erano gli Europei in arrivo, il COVID non esisteva. Per me era ovvio che sarei rimasto alla Juventus. Questa persona torna a giugno dicendomi che il club è ancora molto interessato. David voleva davvero che fossi il primo francese a indossare i colori della sua franchigia.

La reclusione mi ha fatto capire che dovevo pensare alla mia famiglia. Sapevo già che era la cosa più importante per me, certo, ma dopo essere stato rinchiuso per due mesi con mia moglie e i miei figli, come non avevo mai fatto in tutta la mia carriera, il legame è è diventato ancora più forte. Mi sono detto che dovevo davvero pensare prima ai miei figli, anche se in Italia stavano molto bene. Ho guardato nel mio passato, ho ripercorso la la mia carriera e mi sono detto: 'Cosa vuoi cercare?'. Forse era ora di cambiare direzione".

Matuidi confessa di non aver parlato con Andrea Pirlo, nuovo allenatore della Juventus.

"Affatto. Tutto è stato accelerato all'inizio di luglio. Non appena ho preso la mia decisione sono andato dalla dirigenza della Juventus, a cui ho chiesto di liberarmi dal mio ultimo anno di contratto. In quel momento non si parlava di un nuovo allenatore, almeno per quanto ne sapevo. Il campionato non lo era finito, eravamo ancora in corsa in Champions League, ma la mia decisione era già stata presa. Inoltre non volevo che si sapesse troppo".

Blaise Matuidi Juventus 2019-20Getty

Nonostante caratteristiche apparentemente poco adatte al gioco di Maurizio Sarri, Matuidi ha trovato un discreto spazio in questa stagione. Ma ha assistito all'eliminazione contro il Lione, lui francese contro i francesi, dalla panchina.

"Sarri doveva fare delle scelte e le ha fatte in momenti difficili per tutti noi. C'erano diversi livelli di preparazione tra i giocatori. È stato complicato, per me forse un po' di più nel periodo post-COVID. Credo di non essere stato al meglio della forma. E i giocatori schierati avevano dimostrato nelle partite precedenti di meritare il posto. Non provo amarezza. Ho passato tre magnifici anni alla Juve, dove ho giocato con grandi uomini

Da un punto di vista personale, non ho mai avuto problemi con Sarri. È un allenatore che lavora molto sulla tattica per contrastare l'avversario. Penso che sia una persona timida. E poi si sa quanto sia difficile fare l'allenatore. Ma se c'è una cosa che mi ha colpito, è stata durante il periodo COVID: ero in difficoltà e mi ha sorpreso, perché mi chiamava tutti i giorni per avere notizie. Lì ho scoperto l'uomo".

Chiusura con i paragoni: tra Neymar, Mbappé, Griezmann, Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo, chi è il migliore tra tutti i campioni con cui Matuidi ha condiviso lo spogliatoio?

"Sono tutti fantastici per quello che fanno. Ma se devo dirne uno, scelgo Cristiano, per quello che ha fatto nella sua carriera e che continua a fare oggi. Eccezionale. Sta invecchiando, è vero e anche lui ne è cosciente, ma vederlo lavorare, con quello spirito di voler sempre essere il migliore, è una cosa che non ho mai visto prima".

Pubblicità
0