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Matteo SereniGetty

Matteo Sereni, protagonista a sorpresa: in campo nella finale dei Giochi del Mediterraneo

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Una vita tra i pali. Una carriera ricca di soddisfazioni ma anche di epici scontri, come quello col futuro CT Marcello Lippi che bloccò il suo trasferimento all'Inter. In mezzo il trionfo in azzurro ai Giochi del Mediterraneo del 1997 quando è il vice di Gigi Buffon. Poi la burrascosa fine del matrimonio con la moglie e sua ex procuratrice Silvia Cantoro, gli strascichi giudiziari, fino alla ritrovata serenità lontano dal calcio.

Matteo Sereni, classe 1975 nato a Parma e figlio dell'ex allenatore Giorgio, in carriera ha vestito le maglie di Sampdoria, Piacenza, Empoli, Brescia, Lazio e Torino con una breve parentesi in Inghilterra nelle file dell'Ipswich Town. Infine il ritorno al Brescia e l'addio a soli 36 anni, spiegato qualche tempo fa al sito 'gianlucadimarzio.com'.

“Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 avevo percepito un cambiamento. Stava diventando tutto troppo un business e quelli che erano una volta dei punti di riferimento dello spogliatoio, che vivevi come una famiglia, venivano trattati quasi come degli ingombri. Prima eravamo amici, dopo siamo diventati solo tanti giocatori, come in un subbuteo. Sentivo perdersi l’umanità del calcio e questo mi dava molto fastidio. Ho sempre creduto nelle persone e nel rapporto, anche senza essere diplomatico”.

L'INTER SFUMATA PER 'COLPA' DI LIPPI

La carriera di Matteo Sereni inizia alla Sampdoria dove è il vice di Angelo Pagotto. Debutta in Serie A il 21 gennaio 1996: sconfitta per 3-1 contro la Roma. Quindi viene girato in prestito, prima al Piacenza e poi all'Empoli dove finalmente ha l'occasione di giocare con continuità. Tanto che nell'estate del 1999 a contenderselo sono Juventus, Inter e Roma. Alla fine però non se ne farà niente.

"Nel 1999 dopo la A a Empoli mi venne prospettato un triplice trasferimento: Roma, Juventus e Inter. Con i primi era fatta: offrivano 31 miliardi alla Sampdoria; alla Juve ero stato pensato per il dopo Peruzzi e all’Inter per il dopo Pagliuca. D’accordo con il mio agente, scegliemmo i nerazzurri: 5 anni e un contratto faraonico che avevo già prefirmato, saltò tutto all’ultimo e persi quel treno. Lo decise Lippi: voleva Peruzzi e fece di tutto per farlo arrivare a Milano. Mi arrabbiai molto, al punto che quell’anno durante una riunione tra capitani e allenatori lui venne da me a chiedermi se ce l’avessi con lui. La mia risposta? ‘Sì, mi hai rovinato la carriera’. Glielo dissi in faccia”.

Torna alla Sampdoria, in Serie B, per altre due stagioni prima di provare l'esperienza all'estero con I'Ipswich Town. È il trasferimento più caro nella storia del club. Debutta in Coppa UEFA, dove dopo aver superato Torpedo Mosca ed Helsingborgs, l'Ipswich incrocia l'Inter: gli inglesi vincono 1-0 in casa, ma poi vengono travolti 4-1 a 'San Siro'. Sereni poco dopo perde la titolarità in vantaggio di Neil Sullivan, l'Ipswich retrocede in Championship e lo cede in prestito al Brescia di Mazzone, Baggio e Guardiola dove Sereni torna protagonista. Nel 2003 a scommettere su di lui è la nuova Lazio di Lotito, col quale non mancheranno gli scontri.

"Cominciai da titolare nel periodo in cui lui ereditò una società con 50 giocatori da ingaggi spropositati. Giocavo io, non Peruzzi, ma mi chiese di dilazionare il mio biennale in cinque anni. Rifiutai. Non volevo essere venale, ma stavo giocando tanto, Delio Rossi mi aveva dato delle garanzie e non mi sembrava giusto. Venne stabilito che fossi messo fuori rosa per sole questioni di mercato. Non litigammo praticamente mai: dovessi rivederlo lo saluterei, senza rinfacciargli nulla. Quello che è stato, è stato. Non ho mai frenato troppo la lingua. Fossi stato più posato, forse avrei fatto qualcosa di diverso. Ma io vivo di confronti e faccia a faccia, è sempre stato così”. 

Dopo un breve prestito al Treviso, nel 2007 riparte dal Torino dove torna titolare e risulta tra i migliori portieri della Serie A per rendimento. Difende i pali granata anche in Serie B, prima di tornare al Brescia firmando un biennale con opzione per il terzo anno. Al termine della prima stagione però rescinde consensualmente il contratto e appende i guanti al chiodo anche a causa di gravi problemi familiari.

"Avevo un forte problema alla schiena, acuito dalle mie preoccupazioni. Stavo talmente male che mi venivano degli strappi nel salire le scale di casa. Quindi ho deciso di non continuare: chi resta legato a una società con queste condizioni, lo fa solo per rubare dei soldi. Ho intrapreso un'altra battaglia"

Battaglia che Sereni combatte con coraggio nelle aule dei tribunali e che dopo parecchi anni vincerà, ritrovando la serenità con una nuova compagna.

"Vivo in Sardegna con la mia compagna, Stefania, che lavora in un’agenzia immobiliare. Il mio lavoro? Faccio il babysitter a tempo pieno: mi occupo di Sofia, mia figlia. Il calcio è il mio passato. Lo amo, lo seguo, ma non lo voglio vedere come il mio presente”.

Matteo Sereni Ipswich TownGetty

SERENI IN AZZURRO: IL TRIONFO E L'OBLIO

Una delle più belle pagine della carriera di Matteo Sereni è sicuramente quella dell'estate 1997 quando il portiere, allora di proprietà della Sampdoria, viene aggregato alla rinata Italia Under 23 di Marco Tardelli per disputare i Giochi del Mediterraneo. Sereni è il secondo di Buffon mentre della rosa fanno parte nomi che scriveranno pagine importantissime del nostro calcio come Stefano Fiore e Francesco Totti, ma anche altri ottimi giocatori: da Coco a Birindelli, da Baronio a Giannichedda fino a Cristiano Lucarelli e Nicola Ventola.

A quell'edizione partecipano però anche altri volti noti della nostra Serie A: da Ivan Juric, attuale allenatore del Verona, al futuro interista Karagounis passando per l'attaccante albanese Bogdani, Igor Tudor, fino al difensore greco Dellas e Brazzo Salihamidzic che vestirà anche la maglia della Juventus dopo una lunga carriera al Bayern Monaco.

L'Italia debutta a Foggia travolgendo l'Albania per 4-0, poi basta un pareggio senza reti contro la Jugoslavia per accedere al turno successivo. In semifinale gli Azzurri affrontano la favoritissima Spagna: a sbloccare la gara è il solito Ventola su assist di Totti, quindi in pieno recupero Longo chiude i conti servito ancora dal futuro capitano della Roma.

Il 25 giugno, davanti ai 20 mila presenti sugli spalti del 'San Nicola' di Bari, l'Italia Under 23 conquista quello che ancora oggi resta il suo unico trionfo battendo in finale la Turchia per 5-1. I grandi protagonisti sono sempre Totti e Ventola, autori di una doppietta a testa, ma quel giorno c'è gloria anche per Sereni che subentra al posto di Buffon, costretto al cambio nel finale di primo tempo dopo uno scontro di gioco e trasportato in ospedale per una Tac di controllo.

Quella resterà l'unica soddisfazione di Sereni in azzurro, dato che non vestirà mai la maglia della Nazionale maggiore neppure durante gli anni al Torino, quando a richiederne a gran voce la convocazione è l'allora preparatore dei portieri granata Vinicio Bisioli.

"Sono rimasto perplesso leggendo alcuni articoli ultimamente sulla valutazione di un eventuale sostituto di Buffon che al momento è infortunato. Si sono fatti i nomi di Amelia, De Sanctis e di un giovane come Curci, tutti bravi portieri, ma non si è parlato di Matteo. Non credo sia giusto. Ad esempio ho letto un’intervista rilasciata da Peruzzi che peraltro conosce bene Sereni perché hanno lavorato insieme alla Lazio. Citare il suo nome era il minimo".

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