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Javier Mascherano Arjen Robben Argentina Netherlands FIFA World Cup 2014FABRIZIO BENSCH/AFP/Getty Images

Mascherano e l’infortunio imbarazzante che è valso una finale mondiale

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Messi, Higuain, Mascherano,Aguero, Lavezzi e Di Maria, solo per citarne alcuni. Sono poche le squadre che possono contare su una così massiccia dose di talento all’interno di un gruppo di ventitré elementi ed effettivamente, quando il 12 giugno 2014 prese ufficialmente il via la ventesima edizione del Campionato Mondiale di calcio, erano in molti a considerare l’Argentina come una delle favorite d’obbligo.

Gli ingredienti per far bene di certo non mancavano. Gli uomini a disposizione di Alejandro Sabella erano di primissimo livello, Messi era già riconosciuto da molti come il più forte giocatore della sua generazione, se non di tutti i tempi, e a rendere il tutto ancor più affascinante c’era quella possibilità di vincere lì dove sarebbe stato più bello in assoluto vincere: in casa dei rivali di sempre del Brasile.

Quell’Argentina, secondo molti tra coloro che guardano e vivono il calcio con quel pizzico di romanticismo che va oltre la parola del campo, quel Mondiale l’avrebbe dovuto vincere quasi di diritto, perchè sarebbe stato il giusto riconoscimento per una generazione di campioni, compreso il più grande di tutti: appunto Leo Messi.

Garay Messi Argentina Mundial 2014Getty Images

Per tutta la sua carriera ha dovuto fare i conti con l’ombra di Maradona e soprattutto con quel peso di non essere riuscito lì dove invece l’ex Pibe de Oro aveva trionfato. Nel 1986, l’ex fuoriclasse del Napoli era riuscito a trascinare un’Argentina mediocre alla conquista del titolo Mondiale, una grande Argentina adesso poteva dare l’occasione al suo erede designato di eguagliarlo.

L’Albiceleste supera con scioltezza la fase a Gruppi (tre vittorie in altrettante gare contro Bosnia, Iran e Nigeria) e fatica negli ottavi contro la Svizzera e nei quarti contro il Belgio. Un percorso non propriamente straordinario, ma l’obiettivo minimo, se di obiettivi minimi si può parlare nell’ambito di un Mondiale, è raggiunto: dopo 24 anni si torna tra le prime quattro del pianeta.

Ad attendere gli uomini di Sabella in semifinale c’è l’Olanda, il tutto per una sorta di riedizione della finalissima del 1978. Un giorno prima la Germania si era già ampiamente guadagnata un posto nel libro della storia del calcio travolgendo 7-1 il Brasile, nella prima partita che metteva in palio un biglietto per il Maracana di Rio.

Arjen Robben Lionel Messi Netherlands ArgentinaGetty Images

Quella tra gli Orange di Van Gaal e l’Argentina sarà una partita sicuramente dai contorni meno roboanti, ma che metterà di fronte sua maestà Messi ed un fuoriclasse che sta vivendo uno stato di forma eccezionale: Arjen Robben.

La sfida è tirata ed equilibrata, le squadre si contrastano ad armi pari e quando a pochi minuti dal triplice fischio finale proprio Robben da eccellente posizione calcia a rete a botta sicura, la sensazione di molti è quella che la gara sia ormai giunta al suo naturale epilogo.

In realtà a negare all’Olanda quel goal che sarebbe voluto dire finale è un intervento prodigioso di Mascherano. Il centrocampista argentino con una scivolata impeccabile per tempismo, si oppone da campionissimo, permettendo alla sua squadra di restare in partita.

Proprio a quella chiusura è legato un episodio che con il romanticismo che in molti cercano nel calcio forse avrà poco a che fare, ma che probabilmente più di altri lascia capire fino a dove si è disposti a spingersi per una finale mondiale. Dopo la scivolata, Mascherano resta a terra dolorante, tutti pensano al più classico degli infortuni muscolari, ma la realtà è diversa e a raccontarla, dopo il triplice fischio finale, è stato lo stesso ‘Jefecito’.

Per fermare Robben mi si è aperto l'ano, ecco perché ho sentito tanto dolore. Non voglio essere volgare, ma ho semplicemente raccontato quello che mi è successo in quell'azione. E' stato il mio sacrificio, lui si è attardato un po' e mi ha dato una possibilità di recupero, e io l'ho sfruttata e ho avuto la meglio".

Nonostante il dolore Mascherano ha poi terminato regolarmente la partita, ha stretto i denti, ha giocato i supplementari ed ha visto i suoi compagni Messi, Garay, Aguero e Maxi Rodriguez essere perfetti dal dischetto per quel 4-2 ai rigori che, dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, ha significato finale.

Senza quel suo sacrificio l’Argentina non avrebbe probabilmente raggiunto la Germania a Rio. Certo l’epilogo sarà amaro, perché racconterà di un’Albiceleste battuta di nuovo ad un passo dal traguardo, ma questa è un’altra storia.

Messi dopo quella partita ammetterà “Sono distrutto, avremmo meritato di più”. Lui probabilmente un’altra occasione per riportate la sua Nazionale sul tetto del mondo e per scacciare via il fantasma di Maradona l’avrà, il sogno Mundial di Mascherano invece si è chiuso nel 2018 quando ha annunciato l’addio alla Nazionale, preludio al ritiro un paio d'anni dopo. Quel suo intervento disperato per fermare Robben resterà uno dei suoi ultimi e più grandi atti d’amore per la sua Argentina.

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