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20221106_Odegaard(C)Getty images

Martin Ødegaard, l'ex prodigio norvegese del Real Madrid diventato capitano dell'Arsenal

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Anche se la qualificazione a Qatar 2022 non è stata centrata, la strada che sta percorrendo la Norvegia calcistica è quella giusta. La partecipazione ad un Mondiale manca dal 1998 e il grande obiettivo resta Euro 2024, visto che pure per trovare l’ultimo Europeo bisogna tornare al 2000. Era la generazione dei vari Ole Gunnar Solskjaer, Tore André Flo, Kjetil Rekdal, Henning Berg.

La sensazione diffusa è che quella nuova stia arrivando alla maturazione completa: la guida ovviamente Erling Haaland, assoluto e indiscusso uomo copertina del paese scandinavo, probabilmente già il più forte calciatore che la Norvegia abbia mai avuto. Oggi lo si dice di lui, ma una decina d’anni fa le attenzioni erano tutte per quello che oggi è un suo compagno di nazionale. Anzi, di più: è il suo capitano in nazionale.

D’altronde Martin Ødegaard in curriculum ha qualcosa che il suo grande amico Erling non ha: un trasferimento al Real Madrid a 16 anni. Troppo pochi, si può dire ora con il senno del poi dopo aver visto il suo percorso. Ma a quel tempo per provare a strappare allo Stromgodset quel ragazzo c‘era una lunga fila e i Blancos avevano visto la scintilla nel suo sinistro. La classe dei grandissimi.

Hanno dovuto aspettare un po’, ma alla fine hanno avuto ragione. Il problema è che non se lo sono potuto godere, perché oggi a 24 anni Martin Ødegaard è un giocatore dell’Arsenal. Anzi, di più: è il capitano dell’Arsenal. Porta al braccio la fascia anche nel club, come fa in nazionale, e non ne sente il peso, perché sa cosa significa avere pressione sule spalle, meglio di tanti altri.

A 15 anni in Norvegia si parlava di lui come il nuovo astro nascente del calcio mondiale: è cresciuto in una famiglia in cui il pallone è sempre stato presente, essendo il papà un ex centrocampista. Lo stesso papà lo ha allenato e investito soldi per mettere a disposizione del club delle strutture all’altezza. Tanto che chiese ai genitori la possibilità di essere inserito nel database del videogioco Football Manager, nonostante non avesse ancora superato la soglia di età. Quando a 16 si è trasferito al Real Madrid, ha avuto anche il massimo del potenziale in Football Manager 2015, realizzando un piccolo traguardo.

Martin Odegaard Real Madrid Castilla BarakaldoGetty Images

Per quelli grandi non ha dovuto aspettare molto, visto che a soli 16 anni e 156 giorni diventava il più giovane esordiente nella storia del Real Madrid facendo il suo esordio in un 7-3 contro il Getafe, sostituendo Cristiano Ronaldo, mandato in campo da Carlo Ancelotti. E quando stava con il Castilla ad allenarlo c’era Zinédine Zidane.

Insegnanti di primo livello, ma nomi pesanti per un ragazzo catapultato in un universo totalmente nuovo e nemmeno pronto, come avrebbe ammesso lo stesso Ancelotti in seguito nel suo libro, in uno stralcio ripreso da As.

“Quando Florentino compra un giocatore, bisogna accettarlo: aveva addirittura deciso che avrebbe giocato con la prima squadra per una questione di visibilità. Magari in futuro diventerà un top, ma non mi interessa, è stato acquistato solo per fare colpo sui media”.

Di record di precocità ne aveva battuti tanti, basti pensare che ha esordito in nazionale quando aveva 15 anni, 8 mesi e 10 giorni, o nel campionato norvegese ancora più giovane. Madrid, però, era un’altra cosa. La pressione era forte e il ragazzo non riusciva a reggerla. È rimasto due stagioni a giocare soltanto nelle giovanili, poi nel 2016 a 17 anni è andato in prestito in Eredivisie per provare a ritrovare un minimo di ritmo e fiducia nei suoi mezzi, che sembrava persa.

I due anni trascorsi all’Heerenveen - dove va con un prestito il cui costo è inversamente proporzionale al minutaggio: più gioca, meno costa - gli hanno restituito fiducia, poi il passaggio al Vitesse gli ha permesso di iniziare a macinare i primi numeri importanti: 11 goal e 13 assist tra campionati e coppe, una centralità tutta nuova e finalmente anche i primi segnali di quel talento che si vedeva in Norvegia nei primi anni.

"Ho solo 19 anni, sono un classe '98, ma ho 5 campionati da professionista alle spalle. Sono nel posto perfetto per poter fare il primo passo, riesco a capire meglio che cosa vuole la squadra e che cosa chiede il mio allenatore”.

Il momento chiave per la sua carriera è stato il prestito alla Real Sociedad, in un campionato di fascia superiore, dove ha avuto la possibilità di confrontarsi anche con lo stesso Madrid, oltre che Barcellona e Atletico. Ha risposto nella miglior maniera possibile, formando insieme ad Alexander Isak una coppia scandinava tutta talento ed estro.

Martin Ödegaard Vitesse Arnheim 26082018Getty Images
"Penso di essere migliorato moltissimo negli ultimi due anni e penso di essere diventato un giocatore migliore, più maturo, più grande e più forte fisicamente. Sto molto meglio di quando sono arrivato per la prima volta in Spagna. Il mio obiettivo è ancora quello di giocare nel Real Madrid”.

Obiettivo che si compie a fine stagione, perché il Real decide di riprendersi il ragazzo e lo rimette subito a disposizione di Zinédine Zidane. Ma c’è un problema, triplice: Modric, Casemiro, Kroos. E la concorrenza per giocare tra trequarti e attacco. Insomma, per Martin trovare spazio non è affatto facile. Infatti non ne trova, deve accontentarsi di spezzoni e comparsate occasionali. A gennaio con sole 9 presenze sulle spalle decide di andare altrove e ripartire, rinunciando di fatto alla sua occasione Real.

Su di lui ci sono diversi club europei, alla fine la soluzione che lo convince più di tutte le altre è quella dell’Arsenal, passato da un anno tra le mani di Mikel Arteta e vincitore della FA Cup. Un club in crescita, che punta sui giovani: a 22 anni sceglie Londra, ma inizialmente solo per 6 mesi di prestito. Poi, reset.

All’Emirates Stadium convince tutti di essere l’uomo giusto con prestazioni di livello che fanno capire quando bene sia calato nel contesto tecnico. Prende il ruolo di trequartista che di fatto era stato lasciato vacante da Mesut Özil, è iniziatore e ispiratore della manovra. In estate però c’è da trattare nuovamente con il Madrid per riportarlo alla base.

E qui inizia una trattativa che si protrae per settimane, un tira e molla continuo che si risolve soltanto ad agosto inoltrato, ma esaudisce i desideri di tutti: affare fatto, per quasi 40 milioni.

Martin Odegaard Arsenal 2022-23Getty
“Qui mi sento sempre più importante: ho trovato stabilità anche dal punto di vista personale, senza dovermi chiedere sempre quale sarà il prossimo prestito. Ora è questo il mio posto, ora è qui che mi sento bene”.

Per Ødegaard è una nuova vita. Chiude con il passato, si concentra sul presente. Viene fatto capitano della Norvegia a soli 22 anni, sopportando ulteriori pressioni in un paese che spesso lo ha visto al centro del dibattito: noto soprattutto un botta e risposta con il Pallone d’Oro Ada Hegerberg, accusata di snobbare la nazionale.

Dall’estate 2022, dopo 6 mesi di fascia vacante in seguito alla cessione di Aubameyang, si mette al braccio anche quella dell’Arsenal.

“Non è una questione di status, non è una cosa che voglio assolutamente, e ad essere totalmente onesto non la vedo come una cosa importante. E non cambierei come persona: ci sarebbero più responsabilità, ma continuerei a fare quello che ho fatto”.

Di anni ne ha 24, è ben più giovane della media dei suoi colleghi e pariruolo, ma sulle spalle ha già una carriera più lunga, impegnativa e sotto pressione. Quella che ora si sta finalmente togliendo di dosso: Martin non è più il baby prodigio che ha illuso il Real Madrid, ma una certezza di una squadra che sta risorgendo e punta a tornare ai vertici della Premier League.

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