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Ilhan Mansiz 2013Getty

Mansiz, dal goal più importante della storia turca al pattinaggio su ghiaccio

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Quando sai cogliere un'occasione, vuoi per fortuna, vuoi per capacità di esserti presentato in quel momento e in tal luogo nel momento giusto, niente può limitarti. Cominci ad essere sempre più consapevole che sì, puoi fare qualcosa di speciale, lasci andar via vecchi pregiudizi, abbracci nuove possibilità, in maniera grata per ciò che ti succede. Dopotutto, perchè non dovrei? Se diventi idolo a sorpresa, in un campo, puoi provare ad andare oltre quel momento e quell'opportunità, tra la normalità e la gloria, passando in un mondo completamente diverso dal tuo. Capita che tu segni il goal più importante nella storia di una nazione a dir poco coinvolta nel calcio, per poi cambiare terreno di gioco, da quello di terra ed erba, incandescente nelle quattro, aperte, mura, a quello chiuso, più freddo, come il campo, ghiacciato, sotto i tuoi piedi. E' la storia di Ilhan Mansiz.

E' la storia di un ragazzo nato in Germania negli anni '70 (1975), da genitori turchi. I parenti fanno parte di quell'ondata di emigranti che a metà del secolo ventesimo cercano fortuna in terra tedesca. Di origine tatara, cresce nella piccola Kempten, che come tanti centri della Svevia, e non solo, sta accogliendo lavoratori da ogni dove. Tra questi i signori Mansiz. Il figlio, Ilhan, gioca nelle giovanili cittadine, fino ad arrivare a quelle del Colonia, segno di come possa esserci un vero futuro calcistico. Uno su mille ci riesce? Lui sì.

Certo, la gloria in quel 1994 è ancora lontana, quando attira il club di Ankara, deciso a puntare su di lui a vent'anni di età: il Genclerbirligi lo porta in Turchia, dove militerà per un decennio, tra il Turkgucu, dove la sua abilità realizzativa è ancora acerba, e l'esplosione al Kusadasispor, nel 1997. In seconda serie, agile, nella media della forza fisica, e con il senso del goal, raggiunge la doppia cifra, guadagnandosi la Superlig, il massimo torneo, in maglia biancorossa del Samnuspor.

Dal 1998 al 2001, nonostante una buona media realizzativa, non viene convocato nella Turchia, che può contare su attaccanti di ben altra esperienza, simboli, miti e leggende. Aspetta il suo momento, che arriverà nelle qualificazioni per il Mondiale nippocoreano: la Nazionale di Istanbul strappa il pass per il torneo per la seconda volta nella propria storia, portando il popolo ad una consapevolezza ed un'entusiasmo senza precedenti. In vista della competizione asiatica, Mansiz gioca sei gare, di cui due amichevoli e due match essenziali per la qualificazione. Segna i suoi primi due goal.

Nel frattempo, nell'estate 2001, arriva l'occasione della vita: la megalopoli Istanbul chiama, ascolta la proposta del Besiktas e dopo tre decimi di secondo accetta. Gioca in uno dei club più importanti del paese e comincia a pensare che sì, potrà essere convocato per i Mondiali. E' al top, all'apice delle possibilità? Neanche lontanamente.

Perchè Mansiz si fa valere segnando con regolarità al Besiktas, ottiene, sì, la convocazione al mondiale tra Seoul e Tokyo, ma il suo più alto momento è ancora lontano. Già qui, ci sarebbe da inserirlo in un bel libricino contenente i calciatori che hanno militato in grandi club turchi e in Nazionale, ma lui và oltre. Inconsapevolmente diventa uno degli eroi più importanti nella storia dello sport turco, non solo del nuovo millennio. A Ulsan, Incheon, Seul e Rifu, gioca le gare dei Mondiali, senza mai segnare. Anche perchè non è mai titolare, dietro Hakan Sukur, limitato ai minuti finali. Nessuno ci fa caso, visto che la Nazionale ha ottenuto il pass per i quarti, contro la cenerentola Senegal.

Solamente dopo il match con la rappresentativa africana, anch'essa storica in virtù della vittoria contro la Francia Campione del mondo in carica nella gara della fase a gironi, il popolo turco si ricorda che Mansiz gioca in Nazionale, lo scoprono a Timbuktu e Santiago, nelle remote aree della Capadocia e in Alaska. Anche contro il Senegal, subentra. Stavolta al 67', in quel solito arco temporale donatogli dal ct Gunes.

22 giugno 2002, Osaka. Zero a zero tra Senegal e Turchia in terra nipponica. Fuori dall'impianto si legge One Piece, si cerca l'ultimo numero di Shonen Jump, ci si ricorda di come nel decennio precedente il boom del calcio abbia investito anche la terra giapponese. Un tifo indiavolato da parte di turchi e senegalesi trascina anche il mite pubblico di casa. Nonostante la foga nell'aria, di una partita storica che porterà una delle due a giocarsi per la prima volta una semifinale, poche emozioni e reti bianche fino ai tempi supplementari. Supplementari che hanno in seno ancora il terribile golden goal: chi segna la prima rete, vince.

Chi segna la prima rete nei supplementari di Senegal e Turchia sarà per sempre oltre la sfera del tuono e dell'immortalità. Minuto 94, ripartenza turca: fallo, regola del vantaggio, cross dalla destra, conclusione al volo di Mansiz. Sorriso, capelli al vento, tutti in campo, lacrime da una parte e dall'altra, volti tirati da una parte e dall'altra. Mansiz eroe. Nell'olimp.. ah no.

Perchè Mansiz non ha ancora raggiunto l'olimpo, lui vuole andare oltre. Non si accontenta di essere il Dio del calcio turco, vuole essere il padre degli dei, Zeus, che tutto può. A Saitama la Turchia perde la semifinale contro il Brasile di Ronaldo, Campione del Mondo a Tokyo qualche giorno più tardi, ma la compagine rossa può ancora vincere il bronzo, nella finale terzo-quarto posto. Di fronte c'è la discussa Corea del Sud, padrona di casa in quel di Taegu. Moreno, Byron, è ancora nell'aria. Solamente per gli italiani, però.

Dura pochi secondi la gioia di un popolo, quello coreano, che si sta cominciando a farsi largo nel calcio, ancora molto indietro rispetto al Giappone. Per la prima volta, davanti alla possibilità di vincere il bronzo (in semifinale è andata k.o contro la Germania), capisce che anche lei, signora Corea del Sud, può dire qualcosa. Questo prima del match, ovviamente. Perchè Mansiz abbatte le speranze al 13' e al 32', confermandosi bomber anche giocando al fianco di Sukur, in goal al 1': le due reti del team 'ospitante' non bastano, la Turchia è terza, Mansiz è Zeus.

Ed ecco che si torna al principio. Mansiz sa di avere mille opportunità davanti a lui: può essere chiunque. I pianeti si sono allineati per permettergli di essere dio tra gli dei, ma non fanno altrettanto dopo i Mondiali: resta al Besiktas, dopo che l'interesse del Bayern Monaco non ha portato ad un trasferimento. Forte di essere eroe del popolo, si accontenta di una vita calcistica senza nessun nuovo colpo da mille e una notte, tanto da dire addio alla Nazionale un anno dopo, per dissidi e problemi tattici, e al calcio (dopo Vissel Kobe, Hertha Berlino e Ankaragucu) a trent'anni.

MansizGetty

Ad influire sull'appendere gli scarpini al chiodo, anche l'incidente stradale che nel 2007, a Monaco di Baviera, gli causa un problema irreversibile al ginocchio, per cui il calcio non può più essere la sua vita. Ma non lo sport. Otto mesi dopo l'operazione e il recupero, accetta di entrare nell'industria dello spettacolo, da vip. Partecipa al reality show Budza Dans, ovvero Dancing on Ice. Pattinaggio artistico, insomma.

Qui entra in un mondo mai visto prima, ma l'occasione di essere Ilhan Mansiz va sfruttata. Può fare quello che vuole, vuole farlo. Finisce in coppia con Olga Bestandigova: scoppia l'amore per il ghiaccio dopo una vita di caldo calcio, scoppia l'amore per la pattinatrice che nel 2002, mentre l'amato stupiva il mondo calciando palloni, partecipava ai Giochi Olimpici invernali di Salt Like City.

Più che forte che mai, nonostante un ginocchio a pezzi pochi mesi prima, Mansiz comincia a covare il sogno di partecipare alle Olimpiadi invernali del 2014, dopo aver trionfero nello show Budza Dans:

"Durante lo spettacolo Oli ha visto il mio potenziale. Ho sempre voluto iniziare una seconda carriera sportiva dopo il calcio, ma non ho mai pensato neanche nei miei sogni che sarebbe stato il pattinaggio di coppia. Non ci aspettiamo di ottenere una medaglia, ma far parte delle Olimpiadi significherà molto di più che vincere. Si tratta anche di incoraggiare le persone che, a qualsiasi età, puoi raggiungere i tuoi sogni credendoci e lavorando sodo".

Mansiz vede rosa davanti e trasparente sotto i piedi, ci sa fare anche in questo sport. Lavora in palestra, effettua danza classica per migliorare, ci dà dentro con lo yoga per la prima volta a 32 anni:

"Sarei il primo atleta a partecipare alla Coppa del Mondo e alle Olimpiadi invernali. Non avevo mai nemmeno guardato il pattinaggio prima di salire sul ghiaccio".

Del resto la sua vita è stata il calcio, i Mondiali 2002. Il Senegal:

"È stata la mia svolta ai Mondiali. Ero sempre in panchina anche se ero più in forma di Hakan Sukur, e cercavamo sempre di spiegare all'allenatore di giocare con due attaccanti, ma aveva paura Quando ho segnato il goal non sapevo che sarebbe stato il più importante della mia carriera, invece è stato il goal più straordinario della storia turca".


Al Nebelhorn Thophy del 2013, competizione che offre la possibilità di qualificarsi alle Olimpiadi di Sochi, la coppia Olga-Mansiz arriva però ultima, spazzando via speranze e sogni di una seria carriera nel ghiaccio ad alti livelli. Stati Uniti, Canada, Russia e Germania si divideranno le medaglie nel pattinaggio artistico di coppia, lasciando Ilhan incollato alla tv, consapevole della particolarità, della forza incredibile di atleti professionisti in tal disciplina, da oltre un decennio. Dei tra gli dei, come lui, ai tempi di Corea del Sud e Giappone. Eccellere in due sport sarebbe stato oltre l'umana comprensione.
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