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Maniero e il flop ai Rangers: un'avventura durata 40 giorni

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Ogni appassionato di calcio con almeno 25 anni di età ha un ricordo più o meno nitido di un attaccante da 78 goal in Serie A, il classico bomber che in provincia trovava la sua dimensione ideale fino a consacrarsi: Filippo Maniero ha scritto pagine importanti della storia di diversi club, in primis del Venezia, dove più di ogni altro luogo si è rivelato implacabile.

Per lui anche sei mesi al Milan di Fabio Capello, nella seconda parte della stagione 1997/1998: i goal sono tre, ma i rossoneri non vanno oltre un anonimo decimo posto, che fa il paio con l'undicesimo dell'annata precedente. Un'esperienza breve e di certo non indimenticabile, ma mai al livello infimo di quella tentata in Scozia all'età di 33 anni.

Nel 2005, reduce da una stagione trascorsa in Serie B col Torino, Maniero si ritrova svincolato: sul campo è arrivata la promozione in Serie A dopo i playoff, categoria che i granata non possono disputare. Colpa del fallimento societario che però non pregiudica la possibilità di ripartire di nuovo dalla serie cadetta.

Maniero, comunque, una decisione l'ha già presa: nonostante una forma fisica non al top e con il pensiero mai celato di un ritiro, alla fine accetta la corte dei Rangers di Glasgow guidati da Alex McLeish; con lui in panchina, i 'Gers' hanno appena conquistato il loro 51° titolo scozzese, unitamente alla 24esima Coppa di Lega. Insomma, i presupposti per continuare a far bene ci sono tutti, tanto che Maniero accantona l'idea di appendere gli scarpini al chiodo.

I tifosi scozzesi sono entusiasti e già sognano un 'Marco Negri bis', attaccante che da quelle parti ha lasciato un grande ricordo: il parallelo con Maniero, sia per ragioni anagrafiche che fisiche, però non reggerà minimamente e l'attaccante nativo di Legnaro lo scoprirà sulla propria pelle. Anche perché il trasferimento in Scozia non è indolore. Per nulla.

"Ricordo il giorno in cui partimmo con il suo procuratore per l'Inghilterra come se fosse ieri - ha ricordato anni dopo la moglie Elisa a 'La Nuova Venezia' - Il presidente della società scozzese ci fece venire a prendere all'aeroporto di Venezia con il suo aereo personale e, una volta arrivati in Scozia, ci fece poi scortare con la macchina blindata fino a casa sua. I fotografi sembravano impazziti e ci rincorrevano ovunque.
L'offerta che quel tizio fece a Pippo era di quelle che non si potevano rifiutare: di quelle con cui ti sistemi tutta la vita, per intenderci. Nostro figlio però aveva appena tre mesi e io mi sarei trovata a dovermelo seguire completamente da sola in un paese di cui non conoscevo nemmeno la lingua. Parlammo a lungo anche con Sergio Porrini che all'epoca militava proprio nei Rangers e lui ci fece chiaramente capire che non era facile vivere li, soprattutto con un neonato.
Fu cosi che dissi a Filippo che non me la sentivo e che quindi non lo avrei seguito qualora avesse deciso di accettare quella proposta. Lui da solo non si volle avventurare e cosi tornammo in Italia. Capitasse adesso un'offerta del genere partirei immediatamente perché Andrea ormai è grande, ma all'epoca...".

Almeno inizialmente, però, le aspettative sono elevate: il croato Prso è il titolare inamovibile del reparto avanzato, dove anche il giovane Boyd è pronto ad offrire garanzie. Maniero sa bene di non partire davanti nelle gerarchie, ma cade dalle nuvole quando scopre di esservi addirittura fuori: qualche apparizione con la squadra riserve non lenisce completamente l'amarezza, fino alla convocazione per trasferta di San Siro del 28 settembre contro l'Inter nel girone di Champions League.

Questa sembra essere l'occasione buona per l'esordio, ironia della sorte in Italia e in uno stadio che lo ha già visto protagonista: McLeish lo porta dunque a Milano ma, a sorpresa, non lo manda nemmeno in panchina. Maniero subisce l'umiliazione della tribuna ed è forse in quegli istanti che prende corpo l'ipotesi di un clamoroso quanto tempestivo addio.

Se le esclusioni precedenti potevano essere giustificate da una condizione rivedibile e dalla necessità di rimettersi al passo coi compagni, le successive non hanno un grosso senso logico: Maniero colleziona tribune, allenamenti in solitaria e qualche altro gettone con le riserve, nonostante il tutt'altro che esaltante cammino in campionato dei Rangers.

PS Maniero RangersGOAL

Dopo 40 giorni di nulla più assoluto, Maniero opta dunque per l'epilogo più estremo: grazie ad una clausola - inserita in maniera lungimirante - che gli permette di andarsene in qualsiasi momento, il classe 1972 risolve il contratto per tornarsene in Italia, non nell'ambito professionistico ma alla Piovese, portata in Serie D dall'Eccellenza. Seguiranno le stagioni alla Legnarese (la squadra della sua città) e l'ultima al Casalserugo, dove sceglie di ritirarsi nel 2010.

"Avevo 33 anni e sapevo che sarebbe stato il mio ultimo trasferimento - ricorderà anni dopo Maniero - Speravo di poter tornare al Padova, dove avevo iniziato la carriera, ma ho preso invece la peggiore decisione della mia vita: firmare per i Rangers. Alla prima opportunità li ho ringraziati e me ne sono tornato a casa. Ed è lì che si è conclusa la mia carriera. In pratica non ho più giocato a calcio. Guardandomi alle spalle, è l'unica decisione legata al calcio che cambierei".

All'epoca, invece, il manager McLeish spiegava così la repentina separazione:

"Avevamo un accordo reciproco: se entrambe le parti avessero convenuto che era meglio andare ognuno per la propria strada, avremmo agito in questo modo. Auguriamo a Pippo il meglio per il futuro".

Per Maniero - costretto a rinunciare all'idea di ripercorrere i fasti dei suoi connazionali in Scozia, come Gennaro Gattuso - si apre così un nuovo capitolo della vita che lo porta ad allenare e, soprattutto, a far parte della Nazionale di Beach Soccer: la sabbia delle spiagge gli ha riconsegnato il sorriso, al contrario dell'erba di 'Ibrox', mai calcata come avrebbe meritato.

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