Mancini in scatti: dallo Scudetto con l'Inter all'incrocio con Vialli

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Getty Images
Mancini ha attraversato da protagonista più di 30 anni di storia del calcio italiano. Per lui tanti successi prima da calciatore ed ora da tecnico.

Roberto Mancini è tra coloro che si sono meritati un posto nel libro di storia del calcio italiano. Prima da calciatore e poi da allenatore, ha centrato obiettivi straordinari, riuscendo a vincere anche lì dove vincere era considerato storicamente difficile.

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Un uomo che ha fatto del calcio e del successo delle ragioni di vita, ma che per raggiungere grandi traguardi non ha mai cercato scorciatoie. Lo dimostrano le mitiche annate vissute alla Sampdoria, il successivo trasferimento alla Lazio e poi ancora l’approdo sulla panchina di quell’Inter che ha riportato a trionfare in Italia dopo tanti anni di digiuno e poi ancora la decisione di guidare una Nazionale italiana reduce da uno dei momenti più bui in assoluto della sua storia, coinciso con la mancata qualificazione ai Campionati del Mondo del 2018.

Ovunque è andato, Roberto Mancini è riuscito a lasciare il segno. Lo sa bene Claudio Villa, che lo segue da 30 anni, da quando cioè era un giovane fotografo ad inizio carriera e che ancora oggi ha la possibilità di vederlo da molto vicino, visto che è il fotografo della Nazionale italiana.

Tra le centinaia di scatti del ‘Mancio’ ce ne è uno che rappresenta alla perfezione.

“Siamo nel 2008, la partita è Parma-Inter, ultima giornata di Serie A. L’Inter deve vincere per conservare il vantaggio sulla Roma e far suo lo Scudetto. Il primo tempo finisce 0-0, la giornata è invernale e diluvia. Alla fine Ibrahimovic segna due goal e l’Inter vince il titolo. Roberto Mancini e il suo vice Sinista Mihajlovic esplodono in una gioca incontenibile. L’esultanza non è rivolta verso il campo ma verso la tribuna, sta cercando con lo sguardo Massimo Moratti”.

Roberto Mancini Inter 2008

Quell’immagine che lo ritrae con uno dei suoi più grandi amici e quello sguardo rivolto al suo presidente, non sono un qualcosa di insolito. Sì perché Mancini ha sempre dimostrato di amare particolarmente i legami forti e la sua lunga avventura nel mondo del calcio racconta anche di straordinari rapporti che si sono trasformati in eterne amicizie.

Tra esse non si può non ricordare quella con il suo ‘gemello’: Gianluca Vialli. Insieme hanno composto una coppia offensiva di straordinaria qualità che per anni ha fatto sognare i tifosi della Sampdoria. Grazie alle sontuose giocate del ‘Mancio’ e il fiuto per il goal di Vialli, la compagine blucerchiata ha vinto lo storico Scudetto della stagione 1990-91, una Coppa delle Coppe, tre Coppe Italia ed ha anche sfiorato una Coppa dei Campioni. Si tratta di vette mai più toccate dal club.

Ma un’immagine che meglio di tutte forse racconta il rapporto tra i ‘Gemelli del Gol’ è quella di un Sampdoria-Juventus. Sono passati pochi mesi dalla sconfitta patita in extremis a Wembley contro il Barcellona e Vialli, che in estate si è vestito di bianconero, per la prima volta torna a Genova da avversario.

Roberto Mancini Gianluca Vialli Sampdoria

La foto della loro stretta di mano è rimasta impressa nella memoria di molti, compresa ovviamente dello stesso Roberto Mancini.

“Ricordo bene quella foto. Fu un momento molto particolare per me e per tutti noi della Samp. Fu la prima volta che Gianluca tornò a Genova dopo essere stato ceduto in estate alla Juventus. Fu un momento emozionante per tutti noi perché chiaramente lo ritrovavo da avversario dopo una vita passata insieme fuori e dentro dal campo. Ricordo quella partita, noi giocammo benissimo. Meritavamo di vincere ma il risultato finale fu di 1-1. Ma è stato giusto così, perché batterlo subito al suo ritorno a Genova sarebbe stato anche brutto. E’ un bellissimo ricordo”.

Federico Bernardeschi Roberto Mancini - Italy

Ci sono dei tratto distintivi che legano il Mancini calciatore al Mancini allenatore. Il primo è il rapporto che instaura con i suoi giocatori. Non è una persona che fa scenate, ma anzi ama parlare e scherzare con coloro con i quali condivide lo spogliatoio ed il campo. Poi c’è l’amore per la palla, una cosa che non è mai venuta meno, nemmeno dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Non è un caso che in molte foto lo si veda con il pallone tra i piedi, tanto in allenamento, quando sul prato verde di un impianto prestigioso come quello di San Siro.

"Una foto in particolare non la dimenticherò mai. Mancini col pallone sul prato di San Siro. Non avevo mai visto un allenatore fare una cosa del genere".

Infine c’è l’eleganza. Quando era calciatore regalava a tutti giocate di sontuosa bellezza, giocate che l’hanno portato ad essere considerato uno dei fuoriclasse più tecnicamente dotati di sempre. Oggi che è in panchina, quella stessa eleganza la sfoggia in maniera diversa: con i suoi comportamenti a bordo campo e con quella ricercatezza nel look che a volte lo porta a sembrare più il grande manager di una multinazionale, piuttosto che un allenatore.

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