Ok le parate di Ederson, la solidità difensiva di Dias, la geometria di De Bruyne e la duttilità di Foden. Ma il protagonista numero uno nelle due semifinali tra il Manchester City e PSG ha un altro nome, un alto cognome, una provenienza algerina. Riyad, Mahrez. Semplicemente devastante.
Per la prima volta nella sua storia, il Manchester City è in finale di Champions League. Cinquantuno anni dopo la Coppa delle Coppe vinta, i tifosi dei Citizens, sopratutto le nuove generazioni, potranno vivere l'emozione sul filo del rasoio di una finalissima, con rispetto parlando, decisamente superiore all'edizione del 1970 del vecchio torneo, ormai defunto. Il tutto, grazie a Mahrez.
Un vero e proprio riscatto, una nascita per Mahrez, che al Manchester City era rimasto ai margini, senza mai andare oltre una singola rete nelle ultime edizioni europee. Era stato l'eroe del Leicester di Ranieri in Premier prima di rimanere a sorpresa in squadra e trascinare la squadra ad un'ottima stagione europea, ma stavolta si è superato.
Autore del'1-1 che ha troncato le gambe del PSG all'andata, Mahrez è stato letale al ritorno, segnando un goal per tempo, in un mix di precisione, senso della posizione e tecnica. Ovvero, quello che serve in Champions: più che la classe, molte volte, saper attaccare al momento giusto.
Quattordici reti in stagione per l'esterno, vicino al record personale di 18 fatto registrare ai tempi del Leicester. La straordinata annata chiusa nella primavera del 2016 con il titolo inglese, sembra irripetibile, ma l'importanza europea in semifinale è comunque destinata a rimanere negli annali.
Nessuno più di Mahrez ha trascinato il Manchester City quando c'era più bisogno, ovvero in quel momento che per anni ha bloccato le ambizioni del club: la fase ad eliminazione diretta fa rima con il 30enne, essenziale contro il Borussia Dortmund prima e con il PSG poi.
Ai margini e timido nella fase a gironi, Mahrez ha messo il piede sull'acceleratore mantenendo una velocità folle, senza mai sbandare: assist contro il Borussia Monchengladbach, assist contro il Borussia Dortmund, goal nel ritorno contro i giallonesi, rete contro il PSG all'andata, doppietta al ritorno.
Qualcosa che lo rende, per forza di cose, in lizza per il Pallone d'Oro. Certo, gli Europei potrebbero spingere presumibilmente Mbappè al trionfo al pari dei soliti Messi e Ronaldo (sì, anche senza vittorie di squadra), ma la vittoria della Champions e sopratutto i voti dei giornalisti africani, quelli che possono spostare la lancetta, lasciano aperta una possibilità. Gustosa, e sopratutto, meritata.


