Il Lukaku 2.0 non sta procedendo come previsto dai tifosi dell'Inter, alle prese con un lentissimo inserimento del belga all'interno delle dinamiche della squadra di Simone Inzaghi: complici gli infortuni, del giocatore che faceva la differenza grazie ad una struttura fisica imponente si è rivisto pochissimo o nulla, con sprazzi isolati e niente di più.
D'altronde, per un attaccante che proprio sul fisico basa il metro di lotta con i difensori, è difficile incidere se è proprio la caratteristica principale a venir meno: troppi stop e continuità sconosciuta, un mix letale che ha rallentato notevolmente la forza d'impatto sul mondo Inter.
Nelle ultime due uscite contro Atalanta e Milan si sono però intravisti dei segnali positivi, che fanno ben sperare per il prossimo futuro: seppur non brillante come ai bei tempi, Lukaku ha dimostrato che scendere in campo per due volte di fila è rigenerante sia sotto l'aspetto fisico che mentale, e aiuta a scrollarsi di dosso i fantasmi relativi alla paura di nuovi incidenti di percorso.
Tutti però conoscono il motivo che ha spinto l'Inter a strappare al Chelsea un prestito oneroso in estate: chi accoglie Lukaku lo fa per garantirsi un certo numero di goal stagionali che, al momento, latitano; sono soltanto due le marcature dell'ex Manchester United, a segno alla prima uscita ufficiale sul campo del Lecce e in Champions League contro il Viktoria Plzen a San Siro, qualche minuto dopo essere subentrato dalla panchina.
L'alibi di Lukaku è rappresentato dai periodi trascorsi a recuperare la forma migliore, che però potrebbe trasformarsi anche in elemento a sfavore tra qualche mese, quando l'Inter tornerà a trattare col Chelsea in merito ad un eventuale altro prestito che stavolta potrebbe includere un diritto o addirittura un obbligo di riscatto.
Chiaro che, se malauguratamente dovessero presentarsi altri problemi fisici, Marotta e Ausilio ci penserebbero più di una volta prima di tentare l'affondo, con Lukaku costretto a fare ritorno al Chelsea dove, di spazio per lui, non sembra proprio essercene, alla luce della campagna acquisti faraonica che ha interessato i 'Blues' nell'ultima sessione di calciomercato. E che, è bene sottolinearlo, ha dato un input preciso riguardo alla politica da adottare.
Una politica fondata sulle nuove leve, sugli astri nascenti del calcio europeo (e non solo) per provare ad anticipare i tempi e costruire una squadra dal futuro vincente assicurato. Contesto in cui Lukaku, attualmente, appare come un pesce fuor d'acqua.
L'Inter e i suoi tifosi si aspettano comunque di ammirare una versione quantomeno migliore dell'attaccante belga nelle prossime settimane, che decideranno l'indirizzo della stagione: soprattutto in Champions League, dove il doppio impegno col Porto agli ottavi reclama sempre più spazio all'interno delle menti nerazzurre. Appuntamento che Lukaku non potrà fallire: per il bene della squadra e di se stesso, chiamato a decidere il proprio futuro tramite le sentenze del giudice più infallibile, ossia il campo da gioco.
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