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Louis Saha - LazioGetty Images

L'involuzione di Saha: dai trionfi in Premier all'esperienza deludente con la Lazio

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Louis Saha è stato il classico giocatore che poteva dare molto di più al calcio, in relazione alle prospettive e al talento che ha contraddistinto i primi anni della sua carriera. In Francia brillava già da ragazzino, in Inghilterra si mise in luce con la maglia del Fulham.

Tanto che fece innamorare niente di meno che Sir Alex Ferguson. Nel 2004 il Manchester United aveva già una stella in attacco ed era un certo Ruud van Nistelrooij,  ma l'allenatore scozzese cercava a quei tempi un talento da affiancargli i primi anni, per poi sostituirlo in futuro.

A questo identikit rispose perfettamente il profilo di Saha, che infatti gioco con l'attaccante olandese e poi si mise in proprio, conquistando ben due Premier League consecutive, nel 2007 e nel 2008. Nel mentre cominciò ad essere anche un punto di riferimento per la Francia.

Ma quel periodo non fu il trampolino di lancio della sua carriera, bensì il suo punto più alto. Da lì infatti cominciò una parabola, caratterizzata soprattutto da svariati infortuni muscolari, che lo portò sempre più in basso dal punto di vista dei goal segnati e del rendimento in campo.

Il suo percorso complicato lo portò a fine carriera a vestire la maglia della Lazio . Esperienza che non tutti ricordano in Italia, ed il motivo è presto detto: arrivato all'inizio di febbraio, Louis Saha mise insieme solo 126 minuti in totale in Serie A, non riuscendo a segnare neanche un goal.

Un'esperienza che quindi dal punto di vista calcistico è facilmente dimenticabile. Eppure Saha arrivò con grandi aspettative: sia per il suo passato, sia perché la Lazio lo comprò da svincolato (aveva terminato il suo contratto con il Sunderland) per sostituire in fretta e furia l'infortunato Miroslav Klose, lui sì un simbolo della Lazio in quegli anni.

Due motivi su tutti hanno impedito al suo rendimento di esplodere in Serie A: prima di tutto i continui infortuni, che lo tormentarono anche in Italia, e poi l'ambientamento al calcio nostrano. Come confermò lui stesso in un'intervista al sito ufficiale della FIFA, il nostro calcio differisce parecchio da quello britannico.

"Ero consapevole che sarebbe stato molto difficile per me. Ho sempre giocato in Inghilterra, lì le difese giocano un po' più aperte e non c'è tutta l'attenzione ai ruoli che ho trovato in Italia. Non c'è il 'catenaccio' di cui si sente parlare, però c'è grande attenzione alle tattiche. Il calcio italiano è anche molto tecnico, i giocatori di secondo livello hanno una buona qualità".

Un tonfo quindi non pronosticabile per uno che con la Nazionale francese debuttò con goal nel 2004, in un'amichevole contro il Belgio. La sua prima partita all'Europeo, sempre di quell'anno, lo vide subentrare al posto di David Trezeguet. In quegli anni tutti credevano che la coppia formata con Henry sarebbe stata micidiale.

Ma anche con la Francia deluse le attese dopo un bell'inizio: solo 4 goal in 20 presenze complessive. Dall'esperienza in Italia, che poi lo portò a sorpresa ad annunciare il suo ritiro a fine anno, gli resterà però sicuramente una cosa. Un trofeo, ovvero la Coppa Italia che può dire di aver vinto nella famosa finale contro la Roma del 26 maggio. Anche se non è certo stato decisivo per quel titolo, il suo nome resterà impresso giocoforza nella storia della Lazio...

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