Quando nel 2020 i tifosi della Cavese hanno risposto in massa al sondaggio della società, che chiedeva loro di mettere insieme il miglior undici - con tanto di riserva - relativo alla squadra di Cava de' Tirreni, hanno puntato soprattutto, per ovvie ragioni, sul periodo più felice della piccola società campana. All'inizio degli anni '80, la società (che aveva appena cambiato nome da Associazione Sportiva Pro Cavese a Società Sportiva Cavese riuscì ad ottenere una storica promozione in Serie B, che verrà mantenuta fino al 1985. Da lì, tanta C, ma anche Serie D e persino Eccellenza. Una categoria da cui il club, nato nel 1919, si rialzerà presto, fino al ritorno del 1997.
Nel corso degli anni hanno difeso i colori biancoblu ex Inter come Giuseppe Pavone, un futuro Juventus come Nicolò Napoli e un ragazzo che in futuro avrà idee precisamente rivoluzionarie dal nome di Gian Piero Gasperini. Il cuore dei tifosi aquilotti è legato a mister Rino Santin, cresciuto nelle giovanili ed autore della promozione in Serie B, a bomber De Tommasi, nonché ad eroi degli anni 2000 come Catello Mari e Guerini. Il calciatore più vincente e famoso della loro storia non ha festeggiato goal da antologia in città, né ha avuto modo di diventare leggenda in città. Lo ha fatto altrove, crescendo però per un anno all'ombra del Duomo cittadino. Lorenzo Insigne.
Per la prima volta nella sua carriera, Insigne giocherà lontano da quella specie di figura geometrica, non meglio definita a livello di composizione, in cui ha passato la sua intera vita calcistica. A Toronto, per una scelta di vita. Sì ok, il calcio, ma dopo i trenta, c'è da pensare al resto della propria esistenza. E così Canada, la MLS. 7000 km da Pescara, Foggia, Napoli naturalmente e Cava de' Tirreni, tutte relativamente vicine nel centro-sud Italia. E' il 2010, undici anni prima di conquistare gli Europei con la maglia della Nazionale azzurra, che un giovanissimo Insigne lascia il Napoli, squadra in cui ha esordito sotto Walter Mazzarri.
La maglia è larga, la classe altissima. Gioca sulla fascia sinistra d'attacco, lontano anni luce da quel tormentone a giro che ruoterà attorno a lui negli anni dell'esplosione con la doppia casacca azzurra del Napoli e della Nazionale azzurra. E' più direzionato al joga bonito, divertito e divertente nel rifilare tunnel e tricks in stile spot televisivo. Imprendibile, scugnizzo fuori dagli schemi. Tattici.
Nell'inverno del 2010, la Cavese milita nel campionato di Lega Pro Prima Divisione. L'anno prima ha ottenuto un ottimo sesto posto che non ha però portato alla promozione in Serie B. Un desiderio sognante spazzato via anche tre anni prima, quando la formazione allenata da Salvatore Campilongo perde la semifinale playoff. Il progetto di crescita non si ferma e l'acquisto di Insigne ne è nuova dimostrazione. Certo, il Napoli non è ancora in lotta per la Champions ed è appena tornato in Europa (Intertoto e Coppa UEFA), ma i suoi giocatori hanno grande considerazione presso le serie inferiori. Il settore giovanile sta plasmando ottimi adolescenti per il futuro.
La Cavese si allena a Palma Campania, centro sportivo in cui non è l'unica protagonista. Insieme alla squadra di Paolo Stringara, che ha sostituito mister Maurizi dal 15esimo turno, si allena anche il Napoli Primavera. Entrambe le squadre hanno una medesima distanza del campo (poco meno di 40 km) e la soluzione del comune appartenente all'area metropolitana del capoluogo appare abbastanza ovvia. Sgambata per una, gara per l'altra. Il destino viene incontro al direttore sportivo Giuseppe Pavone, eroe negli anni da giocatore, intuitivo dirigente dietro la scrivania.
Per il girone di ritorno, nel gennaio 2010, il ds della Cavese sta pensando a Bellomo del Bari. Ha messo gli occhi sul talentino biancorosso da alcune settimane, quando nel campo di Palma Campania si gioca Napoli-Lazio Primavera. Nel 4-3-3 di Faustino, Insigne gioca falso nove: segna una doppietta, mettendo in mostra una duttilità tattica che verrà sfruttata più avanti nel corso della sua carriera. Finisce 5-2. Pavone è emozionato. Indimenticato momento:
"Decisi per curiosità, di restare a vedere la partita. Non rimasi per vedere Insigne, non lo conoscevo, ma solo per godermi la sfida e magari vedere qualche ragazzo. I capitolini erano davvero forti ma finì 5-2 per il Napoli. Praticamente fu Insigne-Lazio 5-2 e lì mi accorsi di questo ragazzo davvero forte. Mi bastò guardarlo per capire la sua bravura rispetto agli altri".
Sa di dover correre per anticipare le possibili pretendenti dell'immediato futuro, visto e considerando come Insigne stia pian piano convincendo Mazzarri a convocarlo in prima squadra, tanto da esordire il 24 gennaio 2010 nella sfida vinta 2-0 al Livorno. Sotto Donadoni, predecessore in panchina, aveva disputato una manciata di amichevoli e con il tecnico in capo a inizio anno ha la possibilità di scendere in campo. Pavone deve sbrigarsi, la clessidra continua a far scorrere la sabbia inesorabilmente verso la bagarre dell'acquisto.
Superato Bellomo, Insigne è l'obiettivo della Cavese per il febbraio 2010:
"La gente invocava un centravanti ma io sapevo che avevo bisogno di una punta esterna che facesse da raccordo tra centrocampo e attacco. Lo faceva benissimo partendo da sinistra e pensai subito a lui, però ero indeciso. C'era anche Bellomo. Il caso volle che ci fosse Bari-Napoli quella settimana e andai a guardarli da vicino. Scelsi Lorenzo perché era più pronto e vedeva meglio la porta".
Informa il presidente Fariello, chiedendo di investire tempo e risorse nell'acquisto in prestito di Insigne. I due, così, incontrano Luigi Caffarelli, in quel di Castelvolturno. Serve tutta l'abilità del dirigente per convincere il responsabile del settore giovanile azzurro, secco nell'affermare come il ragazzo debba rimanere per disputare il Viareggio, torneo Carnevale in cui Insigne segna due goal nelle prime due uscite dei giovani azzurri.
Napoli e Cavese si accordano per una soluzione utile ad entrambi: Insigne deve crescere e la possibilità di rimanere in prima squadra, trovando largo spazio, non sembra esistere. Si opta così per l'addio post Viareggio. Appena il torneo sarà concluso, potrà scendere in terza serie per avere chances tra i professionisti e cominciare la gavetta.
GOALEliminata negli ottavi contro il Sassuolo, la formazione azzurra può lasciare il 18enne libero di iniziare una nuova fase della sua vita:
"Sono molto felice di essere arrivato alla Cavese, dove ho trovato un ottimo gruppo. Spero di riuscire a rendermi utile alla squadra e dare il mio contributo per centrare quanto prima la salvezza. So anche che attorno al mio nome c’era grande attesa tra i tifosi ed io ho tanta voglia di fare bene. Sono certo che questa esperienza sarà molto importante per me e potrò imparare tanto, seguendo i consigli del mister e dei miei compagni più grandi. Posso giocare sia dietro le punte che come attaccante. Sono qui per dare il massimo ed imparare quanto più possibile dai miei nuovi compagni".
Tutti, attorno a Insigne, decidono di costruire un muro. Sanno che può dare tanto, ma non vogliono buttar sopra il globo biancoblu sulla sua schiena, in stile Atlante. A cominciare dal tecnico Stringara:
"Sappiamo tutti che è un ragazzo di talento. Il direttore sportivo Pavone me ne aveva già parlato molto bene. Avevo visto alcune sue partite ed anche in allenamento ho avuto la conferma che è pronto per confrontarsi con i più grandi. Con me sapete che la carta d’identità di un calciatore non conta, decido sempre la formazione in base agli allenamenti settimanali. Non vado mica a vedere l’età".
Protezione, consapevolezza e sì, anche ironia. Come racconterà più avanti il presidente Fariello:
"Vidi questo ragazzetto piccolo e minuto entrare negli uffici di Bigon, al che feci la battuta 'Mi volete fare vedere chi è questo calciatore'? – lui mi rispose con quel piglio da scugnizzo 'Presidente, il calciatore sono io'".
Quel calciatore, alla prima occasione tra i professionisti in qualità di titolare, o quanto meno in ballottaggio per un posto negli undici ogni settimana, prenderà spunto dall'esperienza maturata da tanti compagni in Serie C. Tra tutti Antonio Schetter, mito assoluto per fans della Cavese durante la sua carriera, così come dopo lo stop per l'età ormai avanzata.
Sentito da CalcioNapoli24, Stringara ricorderà a fine 2020 proprio quel piccolo Insigne pronto a copiare Schetter in ogni suo movimento:
"Da ragazzo era vispo, umile. Nella Cavese aveva un idolo, ovvero Schetter. Lo seguiva in tutto per apprendere il più possibile. Quando facevamo la gabbia il mercoledì si giocava in uno spazio ristretto. C’era pochissimo spazio e tempo e lui faceva tunnel ad uno e all’altro, così un calciatore mi disse che lo voleva in squadra con sé".
Arrivato a metà febbraio in quel di Cava, Insigne fa il suo esordio con il suo nuovo club il 21 dello stesso mese: subentrato all'intervallo nella sfida contro il Ravenna, comincerà a mettere in difficoltà gli avversari tra i pro, guadagnandosi l'immediata titolarità nella sfida successiva, vinta - non senza soffrire - contro il Marcianise. Appena 18enne, inesauribile sulla fascia, mancherà, come scontato e ovvio sia, di esperienza nella giocata, spesso troppo fine a se stessa. Dieci presenze, nessun goal, ma primi rudimenti del capire cosa fare, e come farlo, appresi.
Gli spettatori della Serie C cominceranno a cercare sul web il nome del piccolo ragazzo sulla corsia esterna d'attacco, mentre i tifosi del Napoli continueranno a tenere d'occhio la sua evoluzione, alla ricerca della domanda più gettonata: può essere il futuro del Napoli? Chiuso il campionato al decimo posto, con una salvezza facilmente raggiunta, lo scugnizzo Lorenzo da Napoli tornetà nella sua città per qualche mese, tenendo le valigie sull'uscio. Da lì a poco sarebbe arrivata l'opportunità Foggia, quella della prima conferma, dell'esplosione.
La prima, ma di certo non l'ultima conferma di un talento che non aveva nessuna intenzione di gettare al vento la classe donatagli. Pescara? Il decennio da leader del Napoli? Gli Europei del 2021? La chiamata in Canada? Parti di un mondo, quello di Lorenzo, iniziato a Cava de' Tirreni. Divenuto Magnifico.
