Si può essere moglie, mamma, lavoratrice e simbolo di una squadra femminile di calcio? La storia di Vanessa Nagni è quella di una donna incredibile, emblema di come il duro sacrificio e l’impegno possano portare a risultati straordinari. In un Paese dove il sistema calcistico femminile è tutt’altro che all’avanguardia, riuscire a combinare più aspetti della propria vita privata e lavorativa senza abbandonare la carriera sportiva non è cosa da poco. Ma procediamo con ordine e andiamo alla scoperta del capitano della Res Roma.
Vanessa Nagni è nata a Roma nel 1983 e ha cominciato a dare i primi calci al pallone a sei anni, per poi diventare la bandiera della Res Roma già all’età di 17 anni. E ovviamente, da allora non ha più abbandonato i colori giallorossi. Nel suo curriculum sportivo, proprio come in quello del suo idolo Totti, c’è soltanto il nome di una squadra. Una vera rarità, di questi tempi.
"Da ragazza, dopo tanti anni di ginnastica artistica, ho deciso di seguire la passione dei miei fratelli. Per me il calcio è emozione e appartenenza"
Come per tante giocatrici della sua età, il calcio è pura passione e l’aspetto economico è del tutto irrilevante. Gli stipendi delle donne non sono neanche minimamente paragonabili a quelli dei colleghi maschi e la strada da fare per migliorare lo status delle calciatrici è ancora tanta.
Com’è iniziata la passione per il calcio? "Sono cresciuta con due fratelli che hanno sempre giocato a calcio. Dopo tanti anni di ginnastica artistica ho deciso di seguire anche io questa passione. Non ho mai pensato ai soldi, vivo un calcio di emozioni e appartenenza. Ben vengano tutte le iniziative per noi donne e il movimento, ma credo che la strada sia ancora molto lunga".
"Quest'anno puntiamo a salvarci il più rapidamente possibile! Secondo me Juventus e Brescia si disputeranno il titolo fino alla fine"
Già, la strada è lunga. Così come lo è quella per conquistare la salvezza in campionato: dopo aver ottenuto un sorprendente quinto posto la scorsa stagione, l’obiettivo della Res Roma del 2018 è quello di restare in Serie A. Vanessa Nagni è consapevole delle potenzialità della squadra, ma quest’anno la concorrenza è tanta. La Fiorentina, che nel 2016/17 ha portato a casa Scudetto e Coppa Italia, non ha cominciato il campionato nel migliore dei modi, lasciando l’egemonia alla Juventus Women. Il Brescia – a soli tre punti dalla vetta - non sta deludendo le aspettative.
Nella parte bassa della classifica troviamo la Ravenna Woman e il Sassuolo, fanalini di coda rispettivamente a sei e tre punti. In ottava posizione, a nove punti, c’è la Res Roma. "In un campionato competitivo come quest’anno puntiamo decisamente a salvarci subito, credo che saranno Juventus e Brescia a giocarsi il titolo finale. Ci sono tante squadre attrezzate per fare bene e che hanno fatto più mercato di noi, ma tutto può essere".
Vanessa Nagni, nel corso della sua lunga carriera, non ha mai trascurato gli affetti e il lavoro. Il capitano giallorosso, da anni è responsabile di un museo di carrozze d’epoca ed è la compagna dell’allenatore Fabio Melillo, che l’ha sempre sostenuta nel suo percorso professionale. La Nagni è così amata dai tifosi da essere chiamata ‘Tottina’: un nome che sottolinea la sua fedeltà alla maglia giallorossa e alla Capitale.
"Non mi è mai passato per la mente di cambiare maglia, non avrebbe senso: alla Roma ho tutto ciò che desidero. Ho omaggiato Totti chiamando mio figlio Francesco..."
Ma c’è un’altra cosa che lega l’attaccante della Res Roma a Totti: il nome del primogenito di Vanessa, Francesco.... "No, non mi è mai passato per la mente di cambiare maglia, non avrebbe senso, ho tutto quello che desidero. Il paragone con Totti non mi pesa, so che arrivare a quello che ha fatto lui per Roma sarà impossibile forse per tutti, ma mi riconosco nel suo amore per questa gente che ci ama senza condizione. Mio figlio si chiama così in suo onore ed è stato un modo per omaggiarlo".
Come riesci a conciliare il ruolo di mamma e quello di calciatrice? Totti ha scelto di proseguire la sua carriera da dirigente, tu dove ti vedi nel futuro? "Fare la mamma, la calciatrice e lavorare è molto complicato ma soprattutto dispendioso, toglie tante energie fisiche e mentali. Ma io ho la fortuna di avere un compagno, una famiglia e un ambiente che mi supporta e mi aiuta in tutto. Quando finirò vorrà dire che avrò dato tutto al calcio, mi vedo con la mia famiglia, mio figlio, i miei amici e il mio lavoro, nella semplicità".
