"Ricordo molto bene Zeigbo. Era un attaccante con un fisico possente, di grande prestanza fisica. Un giocatore davvero potente e fortissimo nel gioco aereo, ma anche con i piedi non scherzava. Quella partita in cui lo affrontai vincemmo noi 3-2, lui segnò 2 goal ma non bastarano per dare i 3 punti alla sua squadra. Io feci alcune parate importanti".
Con queste parole, Maurizio Nulchis, ex tecnico della Tharros ed ex portiere del Terralba, che affrontò il Villasimius nella prima giornata del campionato di Eccellenza sardo 2007/08, ha descritto in esclusiva ai microfoni di Goal il centravanti avversario affrontato in quell'occasione: Kenneth Zeigbo, classe 1977, allora appena sbarcato nel calcio sardo, ma che soltanto 9 anni prima era accostato a Weah e militava in Serie A con il Venezia, indossando anche la maglia della sua Nazionale.
Quelle qualità di cui parla Nulchis, il nigeriano le aveva sempre avute. Ma un po' per sfortuna, un po' per la fragilità dei suoi muscoli e del suo ginocchio, un po' ancora per un ambiente ostile, la discesa dai vertici ai Dilettanti fu per lui rapidissima.
DAGLI ESORDI IN AFRICA ALLA POLONIA
Zeigbo nasce ad Enugu, città della Nigeria meridionale, il 16 giugno 1977. Inizia a giocare a calcio a 18 anni nel 1995 con il NEPA Lagos, con cui segna tanti goal in Serie B nigeriana, contribuendo alla promozione nel massimo campionato. In due stagioni segna la bellezza di 47 goal, ma nel 1996 la squadra retrocede di nuovo in Seconda Divisione. Nel mese di gennaio del 1997 l'attaccante passa allora in forza alla squadra della sua città d'origine, l'Enugu Rangers, in cui deve far coppia con John Utaka.
Il suo debutto è però ritardato da un evento luttuoso: la morte del papà. Zeigbo non gioca per oltre un mese ma quando ritorna è inarrestabile: fa il suo esordio in campionato con la nuova maglia il contro il Jasper United e segna 6 reti in 8 gare. Le sue prestazioni gli valgono anche prima l'interesse del Legia Varsavia , poi la convocazione in Nazionale.
A spingere per il trasferimento in Europa per giocare nella I Liga, la massima serie polacca, è il colosso automobilistico Daewoo, che per ragioni commerciali consiglia il suo acquisto al Legia, club di cui l'azienda produttrice di auto è proprietaria. Con l'avallo del tecnico Miroslaw Jablonski, appena promosso da vice a primo allenatore della squadra, Zeigbo firma dunque con il Legia.
Il nigeriano non lo sa, ma sta vivendo il momento più brillante di quella che sarà la sua carriera da calciatore. Sbarcato in Polonia, il 3 agosto decide con un suo goal la Supercoppa, consegnandola nelle mani del Legia. Non accusa alcun problema di ambientamento e alla prova dei fatti sembra essere una macchina da goal: nelle prime 10 gare di campionato realizza 5 goal, di cui 3 in rovesciata, e la sensazione che ha il Legia è quella di aver fatto un grande colpo.
"In Polonia - sottolinea in un'intervista a 'La Nuova Venezia' - c'era poca organizzazione, Varsavia è una città molto bella ma io mi sono trovato quasi allo sbando. Senza contatti, senza capire una parola. Anche per mangiare, due settimane a pane e té, finché il manager non si arrabbiò...".
Intanto arriva per lui anche la chiamata della Nigeria. Con la casacca delle Super Aquile, con la quale disputa l'LG Cup, il centravanti conferma le sue potenzialità: l'esordio contro il Camerun è bagnato dal goal vittoria, e anche nella seconda gara contro la Tunisia, nonostante la sconfitta, l'attaccante è il migliore dei suoi, tanto da esser premiato come miglior giocatore del torneo. A fine agosto 1997 disputa anche una terza gara, un'amichevole con il Ghana, pareggiata 0-0. Sarà l'ultima sua presenza con le Super Aquile, ma Zeigbo certamente non poteva allora immaginarlo.
LA SERA IN CUI STREGÒ DI MARZIO E MAROTTA
La serata più importante nella carriera di Zeigbo è quella del 18 settembre 1997 in Coppa delle Coppe . Allo Stadio Romeo Menti il Legia è ospite nell'andata dei sedicesimi contro il Vicenza di Francesco Guidolin.I biancorossi vincono 2-0 la partita, con reti di Pasquale Luiso e Ambrosetti, ipotecando il passaggio del turno, ma fra i polacchi si mette in luce proprio il centravanti nigeriano, che fornisce una grande prestazione.
Dicara e Mendez, i due centrali del Vicenza, devono sudare le proverbiali sette camicie per fermarlo. Tanto che sugli spalti il suo nome finisce sul taccuino del consulente di Zamparini Gianni Di Marzio e del D.g. del Venezia, il giovane Beppe Marotta. È tuttavia in quel momento che l'avventura in Polonia, iniziata sotto i migliori auspici, non mantiene le attese. Zeigbo, vittima di una serie impressionante di infortuni muscolari,non segna più e gioca poco. Chiude la sua prima stagione con il Legia Varsavia, che si piazza al 5° posto in classifica, con 20 presenze e 5 reti, quelli che aveva realizzato fra agosto e settembre 1997.
L'attaccante ha comunque appena compiuto 20 anni, si guadagna la simpatia dei suoi tifosi, che lo chiamano 'Spoko' o 'Zoom zoom' e viene votato dalla stampa polacca come 'giocatore straniero dell'anno'. L'ennesimo infortunio, questa volta alla caviglia, gli impedisce di partecipare ai Mondiali del 1998 con la Nazionale di Okocha, West, Finidi e Oliseh. Poco male, perché l'interesse nei suoi confronti è molto alto.
Il Venezia 'brucia' l'agguerrita concorrenza ottenendo un accordo di massima con il Legia già nel mese di aprile e in estate si assicura Zeigbo versando 4 miliardi di Lire nelle casse del club polacco.
"Siamo stati bravi e fortunati a portarlo a Venezia, - dichiara Gianni Di Marzio dopo l'ufficialità dell'operazione - visto che molte società europee erano sulle sue tracce, come Bayern, Barcellona e Ajax".
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LA SFORTUNATA AVVENTURA IN SERIE A
Zeigbo è inizialmente molto carico per la sua avventura in Serie A.
"Ho l'occasione per dimostrare nel campionato più difficile del mondo le mie qualità - afferma quando viene presentato - Conosco i difensori italiani, li ho sperimentati affrontando il Vicenza. Ma voglio migliorare molto qui, anche perché, persi i Mondiali, voglio partecipare alle Olimpiadi di Sydney. Ho visto in videocassetta il Venezia e mi ha conquistato: aggressivo, come piace a me".
Al suo arrivo in squadra nel corso dell'estate il presidente Zamparini spende parole importanti e gli appiccica addosso un'etichetta molto impegnativa.
"Zeigbo mi ricorda molto Weah - si sbilancia il patron dei lagunari - Sogno un tandem d'attacco composto da lui e da Tuta".
Purtroppo per lui, non sarà così. In Italia, infatti, i problemi incontrati dal nigeriano sono molteplici, a cominciare da quelli linguistici e dal suo rapporto con l'allenatore Walter Novellino e con i compagni di squadra.
"Il problema della lingua l'ho avuto anche qui, - ammette Zeigbo - prima degli infortuni. Parlavo inglese e l'unico che capiva era Stefano Gioacchini. Poi sì, sono sincero, con Novellino non c'era intesa, secondo lui il mio arrivo aveva causato la partenza di Cossato e questo non gli andava bene. I compagni? Non tutti mi hanno accolto bene, ma lasciamo stare il passato. Un ragazzo che con me è sempre stato sincero è Dal Canto, parlava sempre direttamente".
L'attacco del Venezia nella stagione 1998/99 è partcolarmente affollato: oltre al già citato Tuta, arrivato anche lui in estate, ci sono Schwoch, Valtolina, Maniero e Gioacchini. Zeigbo è comunque determinato a ritagliarsi il suo spazio, ma con tempismo perfetto ecco arrivare ad agosto un brutto infortunio al ginocchio. Resta fuori oltre 2 mesi e mezzo e si siede per la prima volta in panchina nella sfida del Penzo contro la Sampdoria il 29 novembre.
Novellino vuole testarlo e così lo fa esordire in Serie A nella successiva partita contro il Cagliari al Sant'Elia il 6 dicembre. I lagunari vincono 0-1 e Zeigbo trova spazio al 90' ed è la mossa decisa da Novellino per perdere tempo. La seconda presenza la colleziona con il Piacenza prima di Natale. Gioca 17' ma non lascia il segno, con la gara che si conclude sullo 0-0.
Nel momento critico della stagione si infortuna nuovamente al ginocchio e l'arrivo a gennaio di Alvaro Recoba dall'Inter lo fa scivolare ulteriormente indietro nelle gerarchie del suo allenatore. A causa dell'infortunio non vede più il campo fino al termine della stagione, che, se da un lato per il Venezia si chiude con la salvezza, per lui termina in maniera assai deludente con 2 presenze e nessun goal.
GLI EMIRATI ARABI E LA RAPIDA DISCESA FRA I DILETTANTI
Zeigbo resta in Laguna altri 6 mesi, giusto il tempo di lasciarsi alle spalle i problemi fisici, e nel gennaio del 2000 viene ceduto all' Al-Ain negli Emirati Arabi. Qui gioca in squadra con Abedì Pelé e Sergio Berti e recuperata la forma fisica, riprende a segnare: 13 goal in 23 presenze.
"Negli Emirati Arabi sono stato bene ed ho anche guadagnato, - ricorda - lo sceicco padrone della squadra mi voleva bene. Mi diede una villa con piscina e fece arrivare la mia famiglia. Ma ero sempre sotto contratto con il Venezia e l'anno dopo mi ritrovai in Libia. E poi di nuovo in Italia...".
Il Venezia lo manda infatti a giocare all' Al-Ahly in Libia, e segna con una certa regolarità: 15 reti in 15 partite. A quel punto gli arancioneroverdi lo richiamano in Italia nel 2001/02. Dopo 2 goal in 11 presenze con L'Aquila in Serie C1, subisce un nuovo grave infortunio.
"In una partita contro il Taranto di Riganò sono caduto male dopo una rovesciata: tre mesi di busto dopo la paura di restare paralizzato, e addio ai Mondiali 2002".
È così riportato alla base nel 2002/03. Ma anche stavolta, nonostante in panchina ci sia un altro tecnico, Gianfranco Bellotto, le cose per il nigeriano non vanno bene. Gli vengono preferiti regolarmente Poggi, Vignaroli e Fantini, e anche la sua seconda stagione con i lagunari si conclude con un flop: 3 presenze (una mezzoretta fra Salernitana, Cagliari e Siena) e fine dei giochi.
La discesa verso l'oblio è rapidissima: passa in C2 al Belluno, scende ancora e inizia a giocare fra i Dilettanti. Veste le maglie del Camisano in Veneto, e successivamente, chiamato da Fabio Macellari, che sarà suo compagno di squadra, del Villasimius e del Castiadas in Sardegna, giocando in Eccellenza e in Serie D. Fa il suo e torna nel 'continente', spendendo le sue ultime energie con il Gaeta e il Civitavecchia, prima del ritiro.
"Anche a Belluno ho giocato poco, - dice - in Sardegna invece sono stato benissimo, un ambiente stupendo, quattro anni e ancora tanti amici. Se ho un sogno, è quello di poter prendermi in futuro una casa in Sardegna".
Per il suo modo di intendere il calcio e la vita, non c'è spazio per ciò che poteva essere e non è stato.
" Va bene così, il calcio comunque mi ha dato molto, anche se all'inizio speravo di più. Mi ha fatto conoscere il mondo, tanta gente, mi ha dato la possibilità di scegliere. C'è qualcosa che Dio ha deciso per noi, questo qualcosa si chiama destino. Dobbiamo accettarlo, senza tanti rimpianti".
LA LOTTA AL RAZZISMO E IL NUOVO LAVORO
Appese le scarpette al chiodo, Zeigbo oggi lavora per una società di vigilanza e sogna di prendere il patentino da allenatore per insegnare ai bambini a giocare a calcio.
"Ora abito a Mestre, mi sento italiano ed amo questo Paese, anche se c’è del razzismo".
Durante la sua carriera da calciatore, l'attaccante è stato fatto oggetto di insulti a sfondo razziale ed è stato protagonista di episodi spiacevoli. Come nel 2013, quando salito a bordo di un treno regionale Bologna-Mestre con un biglietto non obliterato, viene fatto oggetto di un assalto verbale a sfondo razzista da parte di un dipendente delle FS. Zeigbo non esibisce i documenti per timore che gli vengano stracciati e successivamente presenta una formale denuncia contro il suo assalitore.
O come quando, nell'estate 2004, durante un'amichevole Belluno-Montebelluna, prende sei giornate di squalifica dopo aver colpito con due pugni, al petto e al naso, un avversario che lo aveva offeso per il colore della sua pelle.
"È una cosa impossibile, non esiste - disse dopo la sanzione - Allora sono tutti razzisti. Neanche in serie A arrivano squalifiche così pesanti per cose simili. E a quello che dopo venti metri di corsa mi ha spinto per terra e chiamato 'negro' niente? L'arbitro era lì per me come per lui! E invece neanche un cartellino giallo. Davvero impossibile. E se non fa qualcosa la società, lo faccio io".
Già con L'Aquila Zeigbo era stato squalificato per un motivo simile. Rientrato in campo, in quella stagione in Serie C2 è fatto oggetto di diversi insulti razzisti, con il Giudice sportivo che arriva a punire ad esempio la Sanremese con 3 mila euro di ammenda.
"Il vero problema è l'ignoranza - sostiene anni più tardi in un'intervista a 'La Nuova Venezia' - Il razzismo ne è una conseguenza".


