Quando il 1° agosto 2019 il Milan ha annunciato l’acquisto a titolo definitivo di Rafael Leao a fronte di un esborso da circa 30 milioni di euro, sono stati in molti coloro i quali sono rimasti sorpresi. Il club rossonero infatti, solo pochi giorni prima aveva ufficializzato la cessione di Patrick Cutrone al Wolverhampton, rinunciando quindi ad un giovane attaccante cresciuto in casa e che già conosceva bene la Serie A, per puntare su un altro che ai più era quasi sconosciuto e che era reduce da una sola stagione in Ligue 1 vissuta non da titolare inamovibile.
Il Milan in realtà nel giovane talento portoghese, che solo un anno prima era si era trasferito dallo Sporting Lisbona (ovvero il club nel quale è cresciuto) al Lille, aveva intravisto quelle doti tecniche ed atletiche che lo rendevano diverso da tutti gli altri attaccanti in rosa e quindi compatibile con praticamente tutti i compagni di reparto.
Il club meneghino aveva deciso di ripartire da Marco Giampaolo e dal suo 4-3-1-2 e, almeno nei piani iniziali, Leao sarebbe dovuto essere l’elemento da affiancare a Piatek , capace di garantire, con la sua velocità ed i suoi strappi, quegli spazi che poi avrebbero liberato la punta polacca, ma che avrebbero anche facilitato l’inserimento del trequartista e dei centrocampisti.
Quello che si affacciava a Milano era però un ragazzo che, non solo doveva adattarsi ad un campionato per lui ovviamente nuovo, ma che era anche abituato ad un calcio diverso. Nel Lille di Christophe Galtier era infatti sempre stato utilizzato da centravanti in un 4-2-3-1 nel quale ad agire alle sue spalle c’erano tre elementi molto offensivi come Bamba , Ikoné e Pépé .
Il gioco della compagine transalpina prevedeva molto recupero palla e lancio in avanti a sfruttare le caratteristiche dei suoi uomini più avanzati e a Leao veniva richiesta sì la creazione di spazi, ma non attraverso la difesa della palla, bensì attraverso scatti verso gli esterni ad allagare le maglie della difesa avversaria.
Getty ImagesNella sua unica stagione francese (quella 2018-2019), che si è chiusa con 8 reti all’attivo in 24 partite giocate in campionato , il gioiello portoghese, oltre ad una buona confidenza con la rete (vanno considerate solo 16 le presenze nell’undici titolare), ha messo in mostra soprattutto velocità, dribbling e capacità nello scappare via all’avversario. Ovvero le sue doti migliori.
Forse anche per questo motivo la sua prima annata meneghina si è rivelata così complicata. Con meno spazio davanti a sé, le possibilità di scatenarsi in progressione sono venute in molti casi meno. La difficoltà nel dialogare con Piatek , la concorrenza e l’avvio altalenante del Milan hanno fatto il resto. Persi ben presto i galloni da titolare, Rafael Leao è stato costretto ad accomodarsi con sempre maggiore frequenza in panchina e anche con l’arrivo di Pioli le cose, almeno inizialmente non sono cambiate.
Mentre Ibrahimovic si prendeva l’attacco e Rebic si riscopriva cecchino dalle medie letali, al portoghese non restava altro che aspettare la propria occasione, sempre da alternativa alla prima punta. Questo almeno fino allo scorso luglio quando, con un Milan rinato anche grazie alla decisione di Pioli di ripartire con forza dopo il lockdown da quel 4-2-3-1 con il quale è riuscito a valorizzare al massimo tutti gli elementi in rosa, Leao si è potuto spostare in zone che gli garantissero più campo. Da luglio in poi, ovvero da un Milan-Juventus vinto dai rossoneri per 4-2 grazie anche ad una sua rete, l’ex Lille è sempre stato utilizzato in un ruolo a lui più congeniale: quello di esterno d’attacco.
Stefano Pioli d’altronde ha sempre creduto nelle sue qualità tanto che, quando la scorsa estate in molti parlavano ancora di oggetto misterioso, si è sbilanciato in maniera importante.
“E’ giusto che ci siano delle aspettative molto alte, lui è un ragazzo dal potenziale incredibile. Sta crescendo e in allenamento fa molto meglio di quanto non faccia in partita, è un giocatore che arriverà. Lui può spaccare le partite e nella prossima stagione dovrà per forza di cose esplodere”.
Il tecnico rossonero aveva visto ciò che altri avevano fino a quel momento faticato anche solo ad immaginare e gli ultimi mesi gli hanno dato pienamente ragione.
La seconda annata in rossonero non è partita nel migliore dei modi, visto che Leao è stato prima di tutto costretto a lottare con il Covid, ma una volta tornato in campo, si è fin da subito espresso a livelli altissimi.
I numeri parlano chiaro: schierato alto a sinistra in un 4-2-3-1 (e tra l’altro con Theo Hernandez alle spalle a supporto), il gioiello portoghese è tornato a fare ciò che gli riesce meglio. Ricevendo palla in campo aperto, ha la possibilità di sfidare il terzino avversario in velocità per lanciarsi verso il fondo, ma anche quella di accentrarsi, visto che gioca a piede invertito, per cercare la percussione centrale. La cosa sin qui si è tradotta in due goal e tre assist in cinque partite di campionato (le ultime quattro delle quali giocate da titolare).
Getty ImagesIl ragazzo quasi svagato ed intristito dalle tante panchine visto nella scorsa stagione, ha lasciato il posto ad un giocatore che sta ampiamente dimostrando di avere tutte quelle qualità che il Milan aveva intravisto in lui. Quando è arrivato dal Lille, era uno di quegli attaccanti anomali probabilmente difficili da inquadrare e questo probabilmente perché ha i centimetri ed il fisico della prima punta, ma anche la progressione formidabile di un’ala.
Il Milan giovedì sera in Europa Leagu e affronterà proprio il Lille a San Siro in un match valido per il terzo turno della fase a gironi del torneo e quello che i transalpini ritroveranno di fronte sarà un Rafael Leao cresciuto, maturato e probabilmente più inquadrato dal punto di vista tattico.
“Il mio ruolo preferito? L’attaccante esterno. Ho più spazio a disposizione per correre, andare all’uno contro uno, tirare in porta e fare anche assist”.
L’adattamento al calcio italiano non è stato dei più semplici, ma oggi il Milan si gode un giocatore importantissimo che ha ancora ampissimi margini di crescita.




