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Bruno Guimarães Lyon PSG Coupa de France 2020Getty

Ligue 1 già chiusa, Aulas non molla: "Non è troppo tardi, giochiamo"

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La decisione del governo francese di chiudere il campionato ha fatto tremare le tante società europee decise a continuare la stagione 2019/2020, nella paura che si seguisse tale esempio. I vari responsi in giro per il continente, tra cui la decisione tedesca di riaprire la Bundesliga, ha portato il presidente del Lione a chiedere un passo indietro.

Jean-Michel Aulas, numero uno del Lione, ha infatti chiesto al governo di cambiare la decisione presa alcuni giorni fa e riaprire la Ligue 1. Il tutto dopo che la federazione ha già optato per lo scudetto del PSG e sopratutto retrocessioni e qualificazioni in Champions ed Europa League che hanno causato polemiche e ricorsi.

Intervistato dall'Equipe, Aulas, che con il suo Lione è di fatto fuori dall'Europa dopo diversi anni, ci prova:

"Siamo sulla strada sbagliata ma forse non è troppo tardi per provare a immaginare, alla luce di quello che sta accadendo in tutta Europa, qualcosa che sia politicamente coerente: avremmo fino a fine agosto, anche inizio settembre per completare la stagione".

La decisione del governo e accettata controvoglia dalla maggior parte dei club francesi sarà catastrofica secondo Aulas:

"Le perdite sarebbero di 700 milioni di euro. Il campionato ha generato 409 milioni da partner economici e sponsor. Possiamo immaginare di non incassare un importo tra i 50 e gli 85 milioni di euro. Il deficit dei diritti TV è compreso tra i 250 e i 300 milioni di euro".

Nonostante la Ligue 1 non riapra, la Champions League, con il Lione impegnato a casa Juventus, dovrebbe regolarmente disputarsi:

"Se in tutti gli altri Paesi si giocasse a giugno e luglio, squadre come la nostra e il PSG sarebbero svantaggiate".

Insomma, la questione transalpina non è chiusa, almeno per Aulas. Le polemiche, i ricorsi e le azioni legali per ora, sostituiranno il calcio francese giocato.

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