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Falso nueve col 10: come Guardiola ha trasformato Messi in un 'tuttocampista'

10:10 CEST 24/06/20
Lionel Messi Pep Guardiola Barcelona
La definizione data da Jorge Valdano nasce da un'intuizione di Pep Guardiola nel 2009. La mossa che ha cambiato la carriera di Messi.

Oggi compie 33 anni, ma se ne sente molti meno. L'età è solo un numero, si dice. Di certo Lionel Messi quel detto lo ha preso sul serio, perché anno dopo anno si conferma. Cambia posizione, compagni d'attacco, allenatori. Il 10, invece, rimane. Sempre. Su tutto il fronte dell'attacco, a partire da quel Clásico del 2009 che gli ha cambiato per sempre la vita e la carriera. Jorge Valdano, uno che dovrebbe essere tra i primi rivali della Pulce , ne ha tracciato il miglior profilo possibile tatticamente parlando.

“Se parliamo di una punta, parliamo di Messi. Se parliamo di un’ala, parliamo di Messi. Se parliamo di un centrocampista, parliamo di Messi. Messi è un tuttocampista”.

Valdano, uno che la sera in cui Messi ha portato il suo gioco a un livello superiore la vive da avversario, da dirigente del Real Madrid. È il 2 maggio 2009. Al Bernabéu si gioca il Clàsico che può decidere la Liga. Barcellona capolista a +4. Guardiola vuole cercare di scardinare la difesa di Juande Ramos con una mossa a sorpresa. Il prescelto per la svolta? Ovviamente Messi. Abituato a giocare a destra nel tridente, in quella posizione che Rijkaard aveva disegnato per lui, per permettergli di rientrare sul suo mancino fronte alla porta. Tagliando all'interno, vedendo tutto il campo, come lui stesso aveva raccontato nell'intervista disponibile su DAZN .

"Quando sono arrivato in prima squadra non avevo scelta. L’unico posto libero in prima squadra era a destra, Rijkaard mi ha ritagliato un ruolo totalmente nuovo, non ci avevo mai giocato e mi sono dovuto adattare. Poi col tempo mi ci sono affezionato".

Per buona parte del primo anno con Guardiola era andata allo stesso modo. Eto'o al centro, Messi a destra, Henry a sinistra come posizioni di partenza. Per sorprendere il Real Madrid però Pep vuole qualcosa di diverso. Come ad esempio creare spazio alle spalle dei centrali, per portarli lontano dall'area e permettere gli inserimenti. Detto, fatto. Messi falso nove, Henry sempre a sinistra, Eto'o a destra.

"Fu una sorpresa per me, Pep mi chiamò nel suo ufficio il giorno prima. Avevano pensato di mettermi al centro, per abbassarmi verso i centrocampisti".

Risultato: dopo una ventina di minuti Leo si abbassa verso i centrocampisti, Cannavaro e Metzelder escono, Henry si inserisce alle loro spalle dentro l'area e batte Casillas per pareggiare il momentaneo vantaggio di Higuain. Il Real non ci capisce nulla. Puyol raddoppia, Messi fa tre. Nel secondo tempo ne arrivano altri tre. Ancora Henry, ancora Messi, Piqué. Risultato finale: 2-6. Barcellona a +7 in classifica. Liga ipotecata. Da lì, la carriera di Messi cambia. Non si sposta in pianta stabile da falso nove fino alla stagione 2010/11. Nel 2012 ne segnerà 91.

"Negli ultimi anni mi sono abituato ad abbassarmi di più e cercare tanto palla, cercando di controllare il gioco, come ho fatto anche dopo l’addio di Xavi e Iniesta. Mi sono reso conto di cose che non vedevo da giovane".

Anche oggi, con Valverde prima, con Setién poi, il gioco del Barcellona è sempre 100% Messi. Si abbassa, imposta, guarda il gioco, svaria a destra, sinistra. 4-3-Messi-2 o  4-4-Messi-1. Un'evoluzione che è iniziata quel 2 maggio di undici anni fa. L'intuizione che ha cambiato la sua carriera.