Se esiste un anno che riecheggia ancora oggi nel cuori dei tifosi spagnoli, quello è, ovviamente, il 2020. Il Barcellona e il Real Madrid dominavano la scena globale, non solo a livello di club ma anche in nazionale. La Coppa del Mondo in Sudafrica vide la Spagna incoronata campione del mondo, e gran parte di quel successo poggiava sulle spalle dei giocatori che vestivano le maglie dei due “giganti” della Liga.
È stato un anno che ha esaltato il talento, la strategia e la visione. La Spagna ha dimostrato che la giusta combinazione di filosofia di gioco, qualità individuale e coesione collettiva poteva portare a vincere a livello globale. Oggi, 16 anni dopo, mentre ci avviciniamo alla Coppa del Mondo 2026, in tutta la Catalogna e in tutta la Spagna si diffonde una domanda: questo è il momento del Barcellona? Può il club catalano consolidarsi come la migliore squadra d'Europa e diventare di nuovo la spina dorsale della nazionale spagnola? Per rispondere, dobbiamo viaggiare indietro nel tempo, analizzare il presente e proiettarci verso il futuro.
FONDAMENTA DI UNA SQUADRA CAMPIONE
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Per capire l'impatto che il Barcellona e il Real Madrid hanno avuto nel 2010, bisogna osservare da vicino la nazionale spagnola. Dodici dei diciannove giocatori convocati per quel Mondiale provenivano dai blaugrana e dai blancos. Questa concentrazione di talento ha permesso alla Spagna di giocare un calcio equilibrato e dominante, con una chiara identità.
Dal Real Madrid c’erano Iker Casillas, un portiere con riflessi soprannaturali e una leadership indiscutibile; Sergio Ramos, un difensore dalla presenza imponente, capace di guidare la difesa e di farsi avanti nei momenti chiave; Raúl Albiol e Álvaro Arbeloa, pedine tattiche affidabili che fornivano equilibrio; e Xabi Alonso, un maestro del centrocampo capace di controllare i tempi di gioco unendo passaggi precisi e visione.
Dal Barcellona, Víctor Valdés, un portiere noto per la sua sicurezza e la capacità di giocare con il pallone; Carles Puyol, cuore della squadra, esempio di sforzo e impegno; Gerard Piqué, un difensore centrale con intelligenza tattica e capacità di leadership; Sergio Busquets, il fulcro perfetto, responsabile del recupero del possesso e della distribuzione del gioco; Xavi Hernández e Andrés Iniesta, gli architetti del Tiki-Taka, capaci di gestire il possesso, generare spazi e controllare i tempi di gioco; e Pedro, un'ala veloce con grande capacità di finalizzazione, capace di cambiare il corso di una partita in pochi secondi.
Vicente del Bosque ha saputo combinare al meglio entrambi i mondi, la precisione e il controllo del Barcellona con la forza e la solidità del Real Madrid. La Spagna controllava il possesso, pressava per tutto il campo e capitalizzava ogni errore dell'avversario. Questa combinazione ha reso la Spagna praticamente inarrestabile.
Il titolo mondiale non è stato una coincidenza; è stato il risultato di una pianificazione meticolosa, talento di livello mondiale e uno stile di gioco messo in pratica perfettamente. Per il Barcellona, quella stagione 2010 segnò l'inizio di un'era d'oro che adesso cerca di replicare, questa volta con giovani giocatori spagnoli che volgono lo sguardo verso la Coppa del Mondo 2026.
FISSARE UNO STANDARD
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Mentre la nazionale vinceva, il Barcellona diventava il punto di riferimento assoluto a livello di club. I Blaugrana avevano appena ottenuto uno storico sextuple nel 2009, vincendo La Liga, la Copa del Rey, la Champions League, la Supercoppa di Spagna, la Supercoppa UEFA e la Coppa del Mondo per Club. Sebbene non vinsero la Champions League nel 2010, il club mantenne il suo status di squadra più forte al mondo.
Il loro calcio non era solo efficace ma anche bello. Ogni passaggio, ogni movimento, ogni transizione rifletteva una filosofia calcistica che combinava bellezza e precisione. Questo stile ha trasformato il Barcellona in un modello per il mondo intero.
Tuttavia, c'era ancora una sfida da superare: la sua dipendenza da Lionel Messi. Il suo talento era innegabile, ma la partenza di giocatori capaci di assumere la leadership lasciava il club con un potenziale vuoto a lungo termine. Era evidente che per mantenere la sua egemonia, il Barcellona aveva bisogno di sviluppare giovani talenti spagnoli capaci di guidare e portare avanti il suo progetto, oltre Messi.
Il Barcellona aveva rafforzato la sua squadra con giocatori come Maxwell dall'Inter o Dmytro Chygrynskiy dallo Shakhtar Donetsk, ma il suo acquisto più importante fu Zlatan Ibrahimović, trasferitosi dall'Inter per 49 milioni di euro più Samuel Eto'o, cifra che lo ha reso il trasferimento più costoso della storia blaugrana. In aggiunta, Pep Guardiola continuò a utilizzare giovani promesse come Pedro e Jeffrén Suárez.
CADUTA POST-MESSI
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La partenza di Messi ha segnato un periodo complesso per il Barcellona. La presenza dell'argentino aveva mascherato certi problemi strutturali: la transizione tra generazioni, l'integrazione dei giovani talenti e la stabilità finanziaria del club.
"Ho sempre detto che volevo finire la mia carriera qui e che volevo restare," ha detto Messi a GOAL in un'intervista esclusiva globale nel 2020. "Volevo un progetto vincente e vincere titoli con questo club per continuare a rafforzare la leggenda del Barcellona. La verità è che è passato molto tempo da quando c'è stato un progetto o un piano per il futuro; hanno solo fatto giochi di prestigio e messo toppe mentre andavano avanti. Come ho detto prima, ho sempre pensato a cosa fosse meglio per la mia famiglia e per il club".
Negli anni seguenti, il Barcellona ha attraversato alti e bassi, sia sportivi che finanziari. La Champions League è diventata irraggiungibile, la Liga più combattuta e la nazionale spagnola ha iniziato a diversificare le sue convocazioni. La mancanza di una generazione forte di spagnoli in prima squadra al Barça ha reso evidenti le vulnerabilità che erano state a lungo nascoste dall’estro di Messi.
Questa è stata una dura lezione sulla necessità di una pianificazione strategica e di uno sviluppo sostenibile dei talenti locali, senza dipendere da singole stelle. Il crollo subito ha anche messo alla prova la resilienza del club e dei suoi tifosi, che assistevano a un'era d'oro che giungeva al termine.
RICOSTRUZIONE E REDENZIONE
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L'arrivo di Hansi Flick ha cambiato il percorso del club. Grazie a un maggiore focus sul talento spagnolo, la disciplina tattica e l’attenzione a livello internazionale, il Barcellona ha iniziato a mostrare segni di ripresa.
La stagione 2024-25 è diventata un esempio di redenzione e resilienza. Nonostante i problemi finanziari e le limitazioni legate alla rosa, la squadra ha dimostrato coesione, creatività e competitività. Con Flick, il Barcellona ha vinto La Liga, la Copa del Rey e la Supercoppa di Spagna, battendo i loro eterni rivali del Real Madrid in ciascuno di quei tornei. È stato lanciato un messaggio chiaro: il club catalano era tornato a essere di nuovo protagonista.
Sembrava quasi impensabile che una delle figure chiave di questo ritorno alla ribalta potesse essere Wojciech Szczęsny. Dopo l’infortunio di Marc-André ter Stegen, il Barcellona ha portato il portiere polacco a fare marcia indietro, dopo il suo ritiro. Noto per il suo stile di vita “discusso” che spesso rispecchiava le sue prestazioni in campo, Szczęsny ha convinto dopo il suo ritorno tra i pali, diventando a sorpresa uno dei pilastri della squadra.
Ma la storia non è stata mica priva di drammi. In Champions League, il Barcellona ha raggiunto le semifinali dove ha affrontato l'Inter in una sfida che viene già considerata una delle più iconiche degli ultimi tempi. Nonostante l'eliminazione, la squadra ha mostrato carattere, intensità e calcio di alto livello, rendendo chiaro che era di nuovo pronta a competere per l'élite europea.
L'IMPORTANZA DELLA DUALITÀ DE CLASICO
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Storicamente, Barcellona e Real Madrid sono stati molto più di due club; sono il cuore del calcio spagnolo. Hanno sempre fornito il maggior numero dei giocatori alla nazionale e le loro prestazioni influenzano direttamente la qualità della Roja.
Questa dipendenza reciproca crea un equilibrio delicato; la competizione tra entrambi i club assicura che gli standard dei giocatori rimangano alti, e il successo di uno rafforza, di conseguenza, la nazionale. Se il Barcellona o il Real Madrid subiscono una crisi sportiva o istituzionale, la Spagna ne risente poi a livello internazionale. Ecco perché la rinascita del Barcellona con Flick ha avuto un effetto positivo non solo sul club, ma anche sulle aspirazioni della Roja verso il 2026.
IL BARÇA, LA NUOVA SPINA DORSALE
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Proprio come nel 2010, il Barcellona prova a diventare la spina dorsale della Spagna. La combinazione di giovane talento e una chiara filosofia di gioco potrebbe fornire alla Spagna un nucleo solido per la Coppa del Mondo 2026, guidato da Pedri e Gavi, responsabili del centrocampo, del mantenimento del possesso e delle linee guida da trasmettere all'attacco; da Dani Olmo, un giocatore creativo capace di inserirsi tra le linee; Ferran Torres e Lamine Yamal, che creano pericoli offensivi e hanno una buona capacità di fare goal; e Joan García, che è diventato una sicurezza tra i pali, nonché un leader della retroguardia spagnola.
Da soli tre giocatori del Barcellona che facevano parte della rosa di Euro 2008, Del Bosque alzò il numero a otto in Sudafrica due anni dopo, sette dei quali schierati titolare in finale contro l'Olanda. I due difensori centrali, un mediano, due centrocampisti e due attaccanti blaugrana iniziarono la partita più importante della storia del calcio spagnolo, mettendo in pratica il Tiki-Taka come facevano ogni fine settimana.
Xavi e Busquets rivoluzionarono il centrocampo, brillando per l’efficienza nei passaggi, completati dalle incursioni in avanti di Puyol e dalla presenza di Iniesta e Piqué. La Roja aveva un'identità inconfondibile, in cui il possesso palla e le transizioni rapide sono risultate fondamentali durante tutta la Coppa del Mondo. Tutto rafforzato, poi, da una qualità tecnica assoluta. La Spagna si fece avanti e mise in mostra un calcio meraviglioso guidato da giocatori come Iniesta.
L'obiettivo è chiaro: replicare la formula del 2010 con i giocatori del Barcellona, assicurando chimica, conoscenze tattiche e una forte identità collettiva che permetta alla Spagna di competere ai massimi livelli.
SEGNI DI CONSOLIDAMENTO... E PROIEZIONE
La stagione 2024/25 ha mostrato diversi segni di costanza al Barcellona: il rendimento sportivo, la gestione istituzionale e i progetti internazionali, ad esempio, con giocatori come Pedri, Gavi e Yamal che attirano l'attenzione di tutti, rafforzando il brand Barcellona e la sua influenza sulla nazionale spagnola.
Questa situazione mostra che il Barcellona non cerca solo di ripetere le glorie passate, ma anche di costruire un'era d'oro sostenibile, basata sul talento spagnolo e su una filosofia calcistica coerente.
FACILI PARAGONI
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Nel 2010, Xavi e Iniesta controllavano il centrocampo, mentre oggi a ricoprire quel ruolo ci sono Pedri e Gavi; a guidare la difesa c’erano Puyol e Piqué, mentre adesso a emergere come un moderno leader difensivo è stato García; Pedro e Villa avevano portato una scintilla offensiva nella zona di campo in cui nel 2026 Yamal e Ferran svolgono funzioni simili.
Questi parallelismi mostrano che il Barcellona di oggi cerca di replicare quella formula ben riuscita, adattata al calcio moderno, con giocatori spagnoli pronti a guidare la nazionale verso il 2026.
TEST DEFINITIVO
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La Coppa del Mondo 2026 sarà il test definitivo. Il Barcellona aspira a consolidarsi ancora una volta come pilastro della Spagna, fornendo giocatori che condividono un'identità tattica e possono eseguire le strategie di gioco con precisione.
Se Pedri, Gavi, Yamal, Olmo, Ferran e García arriveranno in forma, la Spagna potrebbe avere a disposizione una squadra coesa, creativa e competitiva capace di riproporre il dominio iniziato nel 2010. Una certa pianificazione è essenziale per mantenere l'identità, salvaguardare i giovani talenti e garantire che il club rimanga competitivo a livello europeo. Solo allora la Roja avrà un nucleo solido per competere ai massimi livelli.
RIFLESSIONI FINALI
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Il 2010 è stato storico: Real Madrid e Barcellona hanno dominato il calcio sia a livello di club che a livello di nazionale, lasciando un'eredità indelebile. La combinazione di stili, talento e visione tattica ha portato la Spagna in vetta al calcio mondiale.
Oggi, il Barcellona affronta una sfida simile mentre prosegue la ricostruzione dopo la partenza di Messi, superando al contempo problemi finanziari e consolidando il giovane talento degli spagnoli. Con Pedri, Gavi, Yamal, Olmo, Ferran e García, il club ha gli strumenti per scrivere un nuovo capitolo d’oro in cui domina l'Europa e fornisce la base per la nazionale in vista della Coppa del Mondo 2026.
La domanda rimane: è questo il momento del Barcellona? La risposta dipenderà dalla gestione sportiva, tattica ed economica. L'entusiasmo è vivo e il mondo è lì, a osservare. L'orologio si accende, la Coppa del Mondo 2026 si avvicina e la storia sembra pronta a ripetersi. Questa volta i protagonisti potrebbero essere giovani spagnoli, pronti a riportare il Barcellona e la Spagna in cima.
