Iker Casillas, Cristiano Ronaldo, Xavi Hernandez, Ryan Giggs, Raul, Lionel Messi e Paolo Maldini. Cosa accomuna questi fantastici 7? Sono gli unici ad aver giocato un numero di gare in Champions League superiore a quelle disputate da Andrés Iniesta.
“L’Illusionista”, questo il soprannome che ben ne descrive le caratteristiche tecniche, ha collezionato ben 132 gettoni nella più importante competizione per club, alzando il trofeo al cielo per ben 4 volte e realizzando uno dei goal più iconici della storia della manifestazione.
Come quello dei più grandi campioni, il suo nome è legato a doppio filo a quella coppa dalla musichetta magica che rappresenta il punto d’arrivo per chiunque intraprenda la carriera da calciatore.
Ma, dopo tante serate magiche, la Champions League ha servito un boccone amaro ad Andrés Iniesta proprio alla fine, consegnandogli la notte più brutta della sua carriera.
“Vorrei cancellare quella notte, vorrei che non fosse mai accaduto. È stata la mia ultima partita europea...”
Attraverso queste parole, a distanza di tanti mesi, lo stesso Iniesta ha rivissuto con la stessa amarezza quel 10 aprile di 4 anni fa quando, allo Stadio Olimpico, la Roma festeggiava una delle serate più incredibili della sua storia europea ribaltando il 4-1 del Camp Nou e conquistando il pass delle semifinali proprio a discapito del Barcellona di Iniesta.

E quel 3-0 fu proprio l’ultima partita in Champions League di Iniesta.
“Stavamo facendo una stagione perfetta, il risultato ci favoriva... In quella notte terribile è svanito un sogno che avevamo a livello collettivo, questa è stata la cosa più dolorosa", racconta ancora Iniesta a “Radio Marca”.
Il 4-1 dell’andata sembrava aver messo al sicuro il discorso qualificazione, ma la prova d’orgoglio dei giallorossi guidati da Di Francesco mandò in tilt gli ingranaggi blaugrana e nemmeno Lionel Messi riuscì a cambiare l’inerzia di quella gara, vinta poi per 3-0 dalla Roma.
Andrès Iniesta quel giorno disputava proprio la sua gara numero 132 in Champions, ma probabilmente non avrebbe mai immaginato che sarebbe stata anche l’ultima. Al minuto 81, Valverde lo richiama in panchina. La Roma conduce per 2-0 e ha bisogno di un altro goal per completare l’epica rimonta quando il tecnico dei catalani si gioca la prima sostituzione. Ad uscire dal campo è proprio Iniesta che, proprio in quel momento, sa che quella potrebbe essere stata la sua ultima volta in Champions League.
Lascia il campo con calma ma senza esagerare: guadagna qualche secondo, come da copione, prima di avviarsi verso la linea laterale del campo e lasciare il posto al portoghese Andrè Gomes. L’Olimpico, però, reagisce in maniera inaspettata.
Nonostante quella “passeggiata” potrebbe costare ai giallorossi dei secondi preziosi, molti tifosi della Roma si alzano in piedi ad applaudire. Iniesta alza lo sguardo verso la Tribuna Monte Mario, un po’ incredulo. Il cronometro scorre, ma la maggior parte del pubblico presente mette per un attimo da parte la fame di rimonta e regala ad Iniesta il meritato tributo. Come se nell’aria ci fosse già la consapevolezza che quella sarebbe stata l’ultima partita in Champions dell’Illusionista. Così sarà, perché proprio pochissimi secondi dopo la sostituzione, Kostas Manolas trova la deviazione vincente che vale il 3-0 e l’incredibile rimonta.
Iniesta è a bordo campo, con la tuta, ad osservare. Osserva il campo, il tabellone, i compagni, gli spalti. La sua avventura in Champions è finita così, in una notte dall’esito in aspettato. Ma quell’applauso, ricevuto dal pubblico avversario in un momento così delicato, avrà per sempre un posto nel suo album dei ricordi.




