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Wallace Inter gfxGOAL

L'abbaglio Wallace per l'Inter: "mix tra Maicon e Dani Alves", è finito nel dimenticatoio

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Un mostro. Ecco come veniva dipinto Wallace Oliveira dos Santos – ovvero Wallace, semplicemente – ai tempi in cui il suo nome iniziava a risuonare con frequenza nei radar della Serie A. Più che un mostro, un mostro di Frankenstein. Il cervello di uno, il braccio di un altro, la gamba di un altro ancora. Fino a renderlo un essere pressoché perfetto, un mix di campioni destinato a crearne un altro, di campione.

Ok: si esagera, naturalmente. Però quando Rodrigo Caetano, che nel 2012 è dirigente del Fluminense, viene intercettato dal sito 'calciomercato.it' per un'opinione su Wallace, seguito da una serie infinita di club italiani tra cui Juventus, Inter e Napoli, il ritratto che ne fa è di quelli pesantucci:

A chi somiglia di più tra Dani Alves e Maicon? A tutti e due: ha la forza fisica di Maicon e la tecnica di Dani Alves“.

Una specie di mostro, appunto. Che dalla sua ha l'età: è diventato maggiorenne appena qualche mese prima. È un terzino destro, come Maicon e come Dani Alves. Anche se al Flu non è titolare, e la sua unica rete con la prima squadra, in un 4-0 al Bahia del luglio 2012, l'ha messa a segno giocando sulla fascia opposta. Insomma: il classico prospetto su cui mettere le mani anticipando la concorrenza, nella speranza che ciò che si dice di buono nei suoi confronti si avveri. Spoiler: non sarà così.

Però nessuno può ancora sospettarlo. Nemmeno le formazioni italiane, che su Wallace hanno posato gli occhi da tempo. Desiderose di portarsi a casa un potenziale campione, da formare e modellare al calcio europeo e della Serie A. Quel che dimenticano, forse, è il ruolo svolto dal Chelsea: i Blues sono arrivati prima di tutti già nel 2010, quando il giovanissimo terzino fa ancora parte del vivaio del Fluminense, acquistandone il 40% nell'operazione che ha portato a Rio de Janeiro l'ultratrentenne Deco. Puntualmente, l'affare parziale si trasforma in definitivo: alla fine di quel 2012 Wallace diventa tutto del Chelsea in cambio di 8 milioni di euro. Si trasferirà a Londra qualche mese più tardi, nell'estate del 2013.

Wallace ChelseaGetty Images

Speranze delle italiane frustrate. O forse no. Perché il Chelsea ha già riempito tutte le caselle degli extracomunitari in rosa e Wallace proprio non può incastrarlo. E così l'Inter inizia a trattare con gli inglesi per un prestito, forte anche del fatto di poter dialogare col cavallo di ritorno José Mourinho. Che però pone un paletto: niente riscatto alla fine della stagione. Giusto per capire quanto il portoghese punti sul nuovo arrivato. Alla fine, in ogni caso, l'operazione va in porto: nel 2013, appena un paio di mesi dopo lo sbarco in Inghilterra e qualche apparizione nel precampionato, Wallace riempie nuovamente le valigie e vola a Milano.

“Su di me c'erano l'Inter e la Roma – racconta a 'Globoesporte' qualche settimana più tardi – Quando Mourinho mi ha parlato dell'Inter mi sono sorpreso. Poi la Roma ha preso Maicon ed è lì che è spuntato anche il Napoli. Ma tra l'Inter e il Napoli chi è il nome più grosso? L'Inter. Anche perché la rosa del Napoli era al completo e l'Inter stava rinnovando la squadra, prendendo giocatori giovani e con un allenatore molto bravo (Walter Mazzarri, ndr). Così ho detto che preferivo l'Inter. Mourinho mi ha detto di dedicarmi al massimo, perché stavo andando in una grande squadra. Mi ha chiesto di stare con i piedi per terra e impegnarmi molto: in questo modo avrei avuto successo nel calcio”.

Il problema è che l'Inter ha già il suo titolare: Jonathan. Uno che a Milano non sfonderà come avrebbe desiderato, ma ha più esperienza rispetto al connazionale. E gode della fiducia di Mazzarri. In ogni caso, Wallace il proprio spazio prova a ritagliarselo: entra in campo nel finale della seconda giornata contro il Catania, poi gioca quasi mezz'ora nel devastante 7-0 di Reggio Emilia contro il Sassuolo. A dicembre l'Inter sfida il Trapani in Coppa Italia e il tecnico decide di operare un robusto turnover. Tradotto: 90 minuti in campo per Wallace. I primi.

“Jonathan merita il posto da titolare, ma io non me ne resto tranquillo in disparte – dice a ancora a 'Globoesporte' – Voglio dimostrare a Mazzarri che merito un'opportunità. Faccio parecchia attenzione durante gli allenamenti, ascolto molto i consigli dell'allenatore. Giocare altrove per avere un minutaggio superiore? No. Sfonderò all'Inter. Lavoro molto duramente tutti i giorni e sono certo che arriverà il mio momento. E quando avrò la mia opportunità, cercherò di sfruttarla e giocare bene per diventare titolare di questa squadra. Sono sempre stato ambizioso, sin da piccolo”.

L'ambizione non va di pari passo con la realtà. Wallace è acerbo, troppo acerbo per pensare di poter guadagnarsi uno spazio consistente. E che non sia un mix tra Dani Alves e Maicon diventa chiaro quasi immediatamente. A capirlo prima di tutti è proprio Mazzarri, colui che dovrebbe dargli una chance che, invece, non arriverà mai. Tanto che l'esperienza nerazzurra del brasiliano, in sostanza, si interrompe già a gennaio: Wallace viene portato in panchina per l'ultima volta il giorno dell'Epifania, in una gara persa per 1-0 all'Olimpico contro la Lazio, e poi più nulla. Formalmente sarebbe dell'Inter fino alla fine della stagione, ma nei 5 mesi successivi scompare completamente da ogni radar.

E dunque, via con i dati. Desolanti e deprimenti. Una quarantina di minuti complessivi collezionati in campionato, una presenza da titolare in Coppa Italia contro un avversario di Serie B, una lunga serie di panchine. Tutto qui. La sentenza, per chi sperava di essersi portato a casa il futuro terzino della Seleção, è unanime e spietata: fiasco colossale.

“In quel momento c'erano tanti terzini: Jonathan, Nagatomo, Zanetti – ricorderà a GOAL qualche tempo dopo – Io ero il più giovane, avevo solo 19 anni, e anche per questo non ho avuto molte possibilità di giocare. La Serie A è un campionato duro e per questo Mazzarri puntava su giocatori esperti. Ho giocato solo 4 partite, però è stata una bella esperienza che mi ha insegnato molto, perché sono stato con calciatori molto forti”.

Un anno e mezzo dopo il trauma Inter, rieccolo. Estate 2015: il Carpi, promosso in Serie A per la prima volta nella propria storia, decide di ribaltare la rosa come un calzino e dal mazzo pesca anche lui. Wallace è reduce da una stagione al Vitesse, succursale del Chelsea, in cui finalmente ha trovato lo spazio a cui ambiva (22 presenze in Eredivisie e il suo unico goal europeo, in un 6-2 esterno al Dordrecht). E si ripresenta in Italia con un anno in più di rodaggio e la convinzione di essere in grado di far ripartire una carriera già inceppatasi pesantemente.

Wallace CarpiGetty Images

A dire il vero, non tutto ad Arnhem è andato per il verso giusto. Sia all'interno che all'esterno del campo. Nell'aprile di quell'anno, Wallace è stato arrestato per un presunto reato sessuale commesso in una discoteca della città. Le accuse sono cadute rapidamente e il giocatore è stato rilasciato qualche ora dopo dalla Polizia locale, ma l'episodio ha segnato il punto di rottura col Vitesse: il club lo ha multato per essere uscito a festeggiare meno di 48 ore prima di una partita di campionato, fatto vietato dal regolamento interno del club, rispedendolo così al Chelsea al termine dell'annata.

Dai Blues al Carpi, dunque. Terzo prestito in tre anni. Andrà male anche questo, con un'unica, piccola soddisfazione: l'unica presenza da titolare di Wallace con gli emiliani è datata 30 agosto 2015, ironia della sorte proprio contro l'Inter. La squadra di Roberto Mancini espugna il Braglia per 2-1 grazie a una doppietta di Stevan Jovetic. Che poi, parlare di soddisfazione è francamente esagerato. Anche e soprattutto perché il brasiliano è considerato in maniera quasi unanime uno dei peggiori in campo, prima della sostituzione con Di Gaudio – autore poi del momentaneo 1-1 – a un quarto d'ora circa dalla fine.

Wallace non lo sa ancora, ma il Carpi rimarrà la sua ultima squadra europea. Dopo pochi mesi in Emilia, a gennaio arriva l'ennesimo foglio di via. Con la squadra in piena zona retrocessione – ed in effetti il ritorno in B si avvererà, puntuale come un orologio svizzero, alla conclusione di quel campionato – la dirigenza decide senza troppi rimpianti di non confermarlo per la seconda parte della stagione.

In pratica, è la parola “fine” su ogni ambizione. Una pietra tombale che preclude ogni possibilità di diventare qualcuno in Europa. Il ritorno in Brasile per giocare con il Grêmio assomiglia tanto alla parabola del figliol prodigo. Wallace si ripresenta in patria con la coda tra le gambe, prima in prestito e poi a titolo definitivo, ma non è accolto tra feste e sorrisi. Anzi, viene trattato come uno qualsiasi. A Porto Alegre gioca poco, conquista senza mai giocare una Copa do Brasil e alla fine si ritrova senza squadra.

A nulla valgono i tentativi di tornare in pista ai massimi livelli. Per anni e anni, Wallace si mette a vagare per il Brasile tra un contesto minore e l'altro. Nel 2022, ad appena 28 anni, ha giocato con il Sampaio Corrêa, piccola squadra di Rio de Janeiro, solo omonimo del più famoso club dello Stato del Maranhão. L'ultima presenza davvero di rilievo, dunque? Risale addirittura a quasi 6 anni fa. Il 6 aprile del 2017, l'ex nerazzurro entra in campo a partita in corso e gioca poco più di un tempo in un Grêmio-América, partita valida per la Primeira Liga. Un torneo che, per la cronaca, dal 2018 nemmeno si disputa più.

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