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ONLY GERMANY Christoph Kramer Lionel Messi Barcelona Borussia Monchengladbach Champions League 2016Imago Images

Kramer a Goal: "Chiesi la maglia a Messi al controllo antidoping"

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Di lui ci si ricorda principalmente per quanto accaduto durante la finale dei Mondiali brasiliani del 2014. Germania-Argentina, scontro con Garay e perdita della memoria con conseguente domanda a Rizzoli: "Arbitro, questa è la finale?". Sì, era la finale. E Christoph Kramer, 23 anni ai tempi e 29 oggi, può considerarsi a tutti gli effetti un campione del Mondo.

Kramer oggi gioca ancora nel Borussia Mönchengladbach, come in quell'anno. Ma non c'è soltanto quel Mondiale nella sua vita e nella sua carriera. Tanto che, in un'intervista esclusiva rilasciata a Goal, Christoph parla di tanti altri argomenti. Compresa quella volta che, dopo un Barcellona-Bayer Leverkusen, ha chiesto e ottenuto la maglia di un certo Lionel Messi.

"Le maglie preferite della mia collezione sono quelle delle grandi partite, magari di Champions. Giocare contro squadre come il Barcellona è speciale. Messi mi ha dato la sua, ero molto felice. L'ho incorniciata sulla parete di casa. Gliel'ho chiesta a un controllo antidoping, ero seduto accanto a lui e mi sono costretto a chiedergliela. Lui ha annuito e se l'è tolta. Io ho detto 'Grazie', lui 'Prego'. Ecco, questo è stato lo scambio di maglia con Messi".

ONLY GERMANY Christoph Kramer Lionel Messi Barcelona Borussia Monchengladbach Champions League 2016Imago Images

Una considerazione, Kramer la dedica anche alle polemiche scatenate dalle esultanze dei giorni scorsi di personaggi come Marcus Thuram e Jadon Sancho.

"Io credo che in simili situazioni la popolarità di un giocatore debba essere sfruttata. Quello che hanno fatto Thuram e Sancho non sono dichiarazioni politicamente discutibili, riguardano fatti mondiali. Al Borussia dimostriami il nostro atteggiamento nei confronti del razzismo con un grande striscione sotto il tetto dello stadio".

Kramer ha Instagram, ma cerca di utilizzarlo nella maniera più soft possibile. Senza post che possano risultare controversi, insomma.

"Secondo me, Instagram crea una trasparenza che può causare problemi ad alcuni giovani giocatori. Questa pandemia ha creato una certa sensibilità, quindi molti professionisti stanno più attenti. Sfortunatamente, non credo che durerà. Faccio il paragone con una vacanza di diverse settimane, in cui leggi libri approfonditi su ciò che vuoi cambiare nella tua vita e, dopo due giorni in ufficio, tutto procede come al solito. Anche se, naturalmente, vorrei che questo ripensamento avesse effetti a lungo termine".

Chiusura con il rientro in campo senza tifosi. Come si regolano i calciatori in campo? Discutono meno per paura che i microfoni possano raccogliere agevolmente le loro parole?

"No, per niente. Per noi giocatori, in campo non è cambiato nulla. L'unica cosa è che l'adrenalina non si accumula quando ti riscaldi perché mancano i tifosi. Altrimenti, si può notare dalle statistiche individuali e di squadra che giochiamo a calcio come prima".

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