Pubblicità
Pubblicità
Koulibaly GFXGOAL

L'escalation di Koulibaly al Napoli: da scommessa di Benitez a top player

Pubblicità

Se Kalidou Koulibaly è arrivato al Napoli, è statograzie a Rafa Benitez. Otto stagioni in azzurro - fino al trasferimento al Chelsea - e matrimonio che inizia nell'estate del 2014, quando il tecnico spagnolo indica il nome del senegalese alla società di Aurelio De Laurentiis.

"Giocavo al Genk in Belgio e il mio amico Ahmed sarebbe venuto a stare da me per qualche giorno - si legge in una chiacchierata del 2019 di Koulibaly con 'The Players' Tribune' -Stavo aspettando che arrivasse in stazione quando ricevetti una chiamata da un numero sconosciuto. Risposi in inglese: 'Pronto, chi parla?'. 'Buongiorno, sono Rafa Benitez'. Gli dissi: 'Dai Ahmed, smettila di prendermi in giro. Sono qui ad aspettarti' e attaccai".
"Mi chiamò di nuovo e iniziai ad arrabbiarmi. Gli dissi: 'Dai Ahmed, basta. Sono qui. A che ora arrivi?'. 'Pronto? Sono Rafa Benitez'. Attaccai di nuovo il telefono. Poi mi chiamò il mio procuratore e risposi. 'Ciao Kouli, come stai? Hai già parlato con Rafa Benitez del Napoli? Ti chiamerà'. Gli risposi: 'Cosa? Ma stai scherzando? Credo che mi abbia appena chiamato. Pensavo che fosse il mio amico a farmi uno scherzo!'.
"Il mio procuratore allora chiamò Rafa per spiegargli cosa che era successo così lui mi richiamò e io risposi come se niente fosse. Gli dissi: 'Hello, Rafa! Hello! Bonjour! Hola! Hello!'. 'Ciao, vuoi che parli in inglese?'. 'Come preferisce, possiamo parlare nella lingua che vuole'. Alla fine abbiamo parlato in francese".
"Mi fece mille domande: 'Sei fidanzato, ti piace andare a ballare, conosci la città, i giocatori?'. Gli risposi: 'Allora mister, conosco Hamsik'. A dir la verità non conoscevo veramente i giocatori e non sapevo niente della città ma ovviamente conoscevo Rafa Benitez e tutto quello che mi disse mi fece un’ottima impressione".
"Dopo la telefonata chiamai subito il mio procuratore e gli dissi: 'Fai tutto quello che devi fare. Andiamo a Napoli'".
Kalidou Koulibaly GenkGettyKalidou Koulibaly Napoli Cagliari 2014Getty

Kalidou è la scommessa di Benitez per rinforzare la difesa, costata appena 8 milioni: l'iberico punta forte su questo giovanotto ben piazzato che per molti, in città, è un autentico oggetto misterioso.

"Non avevo ancora fatto un allenamento e ricordo che il mister cominciò a spiegarmi i movimenti difensivi durante il pranzo, utilizzando undici bicchieri di plastica - ha rivelato lo scorso novembre Koulibaly a 'DAZN' - Mi ha aiutato moltissimo dandomi fiducia al mio arrivo, poi sono sono stato molto in panchina ad osservare ed imparare calcio italiano, molto diverso da quello che avevo giocato in Francia ed in Belgio".

Doti fisiche importanti, presenza che mette ansia a chi si aggira dalle parti dell'area di rigore azzurra, ma ancora qualche lacuna da limare sotto il profilo tecnico e dell'eccesso di sicurezza: la prima stagione di KK al Napoli scivola via tra alti (vedi la Supercoppa Italiana vinta a Doha ai rigori contro la Juve) e bassi, certificati dalle panchine collezionate nella seconda parte dell'anno e da qualche disattenzione da matita rossa.

"La mia prima stagione è stata difficile e stavo per andarmene - ha ammesso di recente ad 'Onze Mondial' - In tanti non si sarebbero mai immaginati che avrei potuto raggiungere il livello di oggi".

Il tempo si rivela galantuomo, anche perchè Koulibaly ha 23 anni e può ampiamente rifarsi. Il Napoli quell'anno fallisce la qualificazione Champions, Benitez fa le valigie, ma Kalidou resta: in panchina arriva Maurizio Sarri, l'uomo che proietta il centrale a livelli notevoli con accanto Albiol. Top.

"Venivo dal Belgio, calato nel calcio italiano completamente diverso. Benitez mi ha aiutato, Sarri mi ha riscoperto- ha evidenziato il difensore a 'Il Mattino' nel 2017 - Vede cose che altri non vedono. Ti fa capire quanto nel calcio nulla deve essere imprevedibile. È uno studioso. Qualsiasi domanda tu gli faccia, lui ha sempre una risposta. E ti fa pensare come componente di una squadra e non come singolo. Quando è arrivato mi ha detto: 'Se fai come ti dico io diventerai un grandissimo'. Con Sarri il calcio è matematica".
Kalidou Koulibaly Juventus Napoli 2018Getty

L'escalation è servita, i dubbi sono azzerati: Koulibaly diventa un pilastro del Sarrismo e nel 2017/2018 - in mezzo ad offerte 'shock' e svariate voci di mercato - accarezza il cielo con un dito, salvo poi dover digerire l'atroce beffa dello Scudetto sfumato. Il goal di testa nel finale di Juventus-Napoli allo 'Stadium' sembra indirizzare il tricolore verso Fuorigrotta, invece Inter-Juve e Fiorentina-Napoli del weekend successivo sconvolgono gli scenari, consegnando di fatto il titolo a Madama.

"Ricordo ancora il rumore dell’impatto del pallone sulla mia fronte. Poi quell’attimo di silenzio - si legge in un suo post del 2020 - E poi l’abbraccio di José (Callejon, ndr) e di tutti gli altri. Intanto, nella mia testa, rivivevo tutta la mia vita: attraverso la gioia di un popolo".

Koulibaly e Napoli entrano in simbiosi: dal campo al sociale, la disponibilità e l'educazione del ragazzo fanno breccia nel cuore dei tifosi. Sempre in prima linea per aiutare chi ne ha bisogno, Kalidou sa bene cosa vuol dire partire dal basso e compiere sacrifici. Portandosi dietro, però, una valigia zeppa di sogni e ambizioni.

"Mio papà, operaio, e mia madre, cameriera, sono andati via dall’Africa per ragioni di lavoro, ma io ho sempre vissuto a contatto con persone del Senegal, sono cresciuto con una doppia cultura. Il mio quartiere ne era pieno, a casa parlavo la lingua madre, con gli amici pure. Con loro ho cominciato a giocare al calcio. Dicevano che ero forte. Stavo sempre con quelli più grandi. A 10-12 anni, ho cominciato a capire che forse potevo fare il calciatore e ci ho provato. Ed eccomi qui".

Come detto, calcio ma anche extra-calcio: a fine 2018 (dopo un antipasto vissuto nel 2016 in Lazio-Napoli, con la sospensione provvisoria della gara da parte dell'arbitro Irrati per i 'buuu' rivolti al numero 26), un Inter-Napoli fa suonare l'ennesimo campanello d'allarme su una piaga da troppo tempo presente in questo sport, il razzismo.

A San Siro Koulibaly viene espulso e rimedia ululati deprecabili (già uditi durante il match) da una porzione di pubblico mentre lascia il prato verde: un qualcosa di intollerabile, a cui KK reagisce stizzito in maniera plateale.

"Abbiamo chiesto alla Procura federale tre volte la sospensione della partita, Koulibaly si è innervosito, è normale - le parole di Carlo Ancelotti, successore di Sarri al timone dei partenopei - Solitamente è educato e professionale. Hanno fatto tre annunci, ma niente di più. La soluzione è Interrompere la partita, vorremmo solo sapere quando. La prossima volta lasceremo il campo noi e al limite ci daranno partita persa. Non è una scusa, non riguarda il Napoli, ma tutto il calcio italiano".

Carletto condanna, Koulibaly via social gonfia il petto.

"Mi dispiace la sconfitta e aver lasciato i miei fratelli. Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo".

L'episodio assume una risonanza enorme, tant'è che nel successivo match di campionato al 'San Paolo' col Bologna fanno capolino migliaia di maschere raffiguranti il volto del centrale all'insegna dello slogan: "Siamo tutti Koulibaly".

Napoli fans for Koulibaly against racism 2018Getty/GOAL

Tornando al campo e all'ascesa di KK, che come detto raggiunge i decibel più alti durante il ciclo Sarri ma registra una flessione tra le gestioni Ancelotti e Gattuso. Con Ringhio al comando, però, tra pandemia e l'andamento 'da montagne russe' del Napoli arriva il secondo trofeo: la Coppa Italia 2019/2020, conquistata ai rigori contro la Juve all'Olimpico di Roma. Un titolo, che fa il paio con la Supercoppa di Doha di 6 anni prima.

Kalidou Koulibaly Faouzi Ghoulam Coppa Italia 2020Getty

Guai fisici ed equilibri difensivi non proprio solidi sembrano far calare le quotazioni di Koulibaly nel panorama mondiale, l'avvento di Spalletti invece restituisce sicurezze ed un rendimento altissimo. Tra i due scoppia subito la sintonia e ciò si tramuta in prestazioni super.

"Non ho mai allenato un calciatore e un uomo forte come lui - le parole del tecnico durante il ritiro precampionato di Dimaro - Lo vorrei sempre con me. Datemi qualcosa a cui incatenarmi e lo faccio pur di tenerlo...".

Luciano chiama, KK risponde.

"Ci ha dato una grande mentalità, appena arrivato ha detto: non è normale che qui non si vince, ha riconosciuto il lavoro di Gattuso e ha avuto l’umiltà di comprendere da dove ripartire - ha spiegato a 'DAZN' quest'inverno - Mi chiama sua maestà, ma anche il generale, ma quello che preferisco è il comandante".
Kalidou Koulibaly Napoli 2022Getty

Il sogno Scudetto svanito come nel 2018 non cancella l'ottima stagione di Kalidou (che ha levato al cielo anche la Coppa d'Africa col suo Senegal) alle dipendenze di Spalletti, ma ora - dopo 8 anni - le strade col Napoli si dividono. Destinazione Stamford Bridge, perchè la scommessa di Benitez è diventata certezza.

Pubblicità
0