Vaffa qui, vaffa là. Indice che parte sui baffi, mignolo sul mento: la mano per evitare di far capire alle telecamere quello che si sta dicendo. L'allenatore mi sta sostituendo, ma è visionario, vincente o solo matto da legare? Boh, nel dubbio faccio una sceneggiata. Ne parlano tutti, mi stanno condannando. Ma come si fa ad esultare per una sostituzione? Non si può, impossibile. Io voglio giocare, devo giocare. Chi vorrebbe mai festeggiare l'uscita dal campo? Non una persona sana di mente, suvvia. Urge contraddire. Macchina del tempo, 1998.
Serie A, marzo, Inter e Juventus testa a testa per il torneo. Iuliano, Ronaldo, avete presente? Se siete nerazzurri, bianconeri, nati prima del 1990, per forza di cose. Non è questa la questione. E' un campionato di valori, di lezioni di persona e faccia a faccia. Niente smart working, si dice tutto per filo e per segno a qualche centimetro di distanza (distanziamento sociale, che?). Renzo Ulivieri non è uno che le manda a dire, prende Roby, Alex, Kennet. Tutti uguali davanti a lui. Vi lamentate? E io vi sbatto in prima pagina.
E' primavera a Firenze, è primavera a Bologna. Ci si prepara al derby dell'appennino, Fiorentina contro rossoblù. La settimana prima, il grande campione, il Pallone d'Oro che si godono sotto le Torri, non ha preso bene la sostituzione. Ulivieri lo fulmina. Sì, tu sei Baggio, ma io sono io. Non si fa così, e scuote la testa. E la testa comincia a viaggiare sul come farlo capire: la sostituzione è bella, nostra amica. Un cambio è gioia. Non è un lavaggio del cervello, non si spia con i numeri 1-9-8-4. Si tratta di rispetto. E di gruppo.
Venerdì il Bologna si allena e Ulivieri osserva uno, osserva l'altro. Sì, ok la partitella e il torello, ma imparate a fare anche le capriole. Scusi mister, come? Sì, proprio così, roteate, perchè a Firenze dovrete farlo. Non dopo un goal, ma dopo una sostituzione. Se verrete sostituiti, dovrete farvi trovare pronti. E con il sorriso, sull'attenti. C'è anche Igor Kolyvanov in rossoblù. Disciplinato, obbedisce agli ordini. Il mister ha detto così. Sarà fatto.
GettyFiorentina-Bologna, 1-1. Segna Oliveira, segna Baggio. Che esce, ma non fa nessuna capriola. Ha qualche problema fisico di troppo, ok l'indicazione di Ulivieri ma al diavolo la burocrazia, bisogna anche essere flessibili. Poi esce Kolyvanov, col sorriso sulle labbra. Step uno. E già il tecnico rossoblù è soddisfatto. Dai Igor, fallo. Fallo. E lui lo fa veramente. Giurin giurello, step due.
Dentro Fontolan, fuori Kolyvanov. Guarda il compagno, inchina la testa. Fa la capriola. Non la fa un'altra volta, la giravolta. Sarebbe stato ridicolo, basta così. Pubblico del Franchi attonito, Ulivieri annuisce. Fischi dagli spalti, ma ci sta prendendo in giro? Bravo Igor, hai dimostrato che una sostituzione può essere divertente. Per te, per il gruppo del Bologna. Per il calcio, troppo pregno di polemiche.
I fischi passano, la partita termina, Ulivieri parla.
"La capriola? In campo si vedono tante sceneggiate dopo un goal segnato o una partita vinta, ho pensato fosse invece un bel messaggio distensivo gioire per un compagno che entra. E poi fa bene fisicamente perché il sangue della testa scende ai piedi e viceversa, così ci si rinfresca il cervello".
Ma dai, è una cosa ridicola mister. Tutto il contrario. E poi deve piacere a lui.
"Non è una cosa ridicola: può piacere o no ma l' importante è che piaccia a me. Venerdì ci siamo allenati a fare la capriola e io ho chiesto ai giocatori di dirmi subito se qualcuno non avrebbe poi voluta farla, in partita. Così non l' avrei fatto giocare per niente. È questo il centralismo democratico, no?".
Che storia eh? Questa vera, diversa da quella che si narrava in quei giorni a Bologna. Ovviamente una bufala, dicono in giro. Secondo voi Ulivieri avrebbe deciso veramente di punire chi si rifiuta di fare una capriola festaiola post-cambio? Ma dai. Ah no, tutto vero. Cristallini è l'altro cambio in quel match del Franchi. Niente capriola.
Risultato, fuori dai titolari. Una, due, tre volte. Non si scherza, non si sgarra. Ci si rovescia tra l'erba, il mio omaggio per voi. Il mio rispetto. Ulivieri docet.


