Ci si può trovare in due posti contemporaneamente? No, ma anche sì. Sami Khedira, ad esempio, è ancora un giocatore della Juventus. Ma da mesi, ormai, con la mente è lontanissimo da Torino. Non fa parte dei piani di Andrea Pirlo come faticava a entrare in quelli di Maurizio Sarri. Rapporto finito, e non da oggi, dopo cinque anni e mezzo di successi.
Ieri Khedira è volato in Inghilterra, con il permesso della Juventus, per cercare una via d'uscita a una situazione in stallo da mesi. In estate la dirigenza bianconera non è riuscita a cederlo e a gennaio ci riproverà. Magari proprio in Premier League, dove Carlo Ancelotti lo rivorrebbe con sé all' Everton. Opzione, quella che lo porterebbe Oltremanica, che in un'intervista al 'The Athletic' il tedesco dimostra di gradire particolarmente.
"La Premier League manca alla mia collezione. Giocare in Inghilterra sarebbe la ciliegina sulla torta. Il gioco è meno spezzettato, ci sono più contropiedi, ma è una cosa che mi piace. Ho fatto delle sessioni extra con dei fitness coach per farmi trovare pronto per i ritmi e più alti della Premier".
Insomma, parole chiare. Khedira ha scelto: dopo la Germania, la Spagna e l'Italia vuole giocare in Inghilterra. Anche se il primo obiettivo è naturalmente un altro: tornare a sentirsi un calciatore vero.
"Il mio istinto e la mia passione mi dicono che devo giocare a calcio, se possibile in Premier League. Ci sto lavorando".
Premier League che forse, come detto, significa Everton. Ovvero Carlo Ancelotti, l'allenatore assieme al quale Khedira ha regalato al Real Madrid la Décima, la Champions League conquistata a Lisbona nel 2014.
"Siamo rimasti in contatto nel corso degli anni. Lui e Mourinho sono grandi personaggi. Da entrambi ho imparato tanto, sia sul calcio che su me stesso. Guidano due club importanti in Premier League. Per cui vediamo quello che potrà accadere".
Altro giro, altro allenatore. Massimiliano Allegri, l'uomo che lo ha voluto alla Juventus nel 2015 e con il quale ha vissuto stagioni ad alto livello. Tra uno Scudetto, una finale di Champions League e qualche aneddoto.
"Il modo in cui Allegri si rivolgeva ai giocatori era molto duro. Ma con lui si poteva parlare anche di altri argomenti, come vini o vigneti".


