Le sfide contro Milan e Maccabi hanno segnato il ritorno nel baratro della Juventus, 'illusa' dai successi interni contro Bologna e lo stesso Maccabi Haifa.
Alla resa dei conti al cospetto di un avversario di livello superiore come il Diavolo, i bianconeri hanno ancora una volta fallito l'appuntamento: il 2-0 firmato da Tomori e Brahim Diaz ha certificato il ribaltamento delle gerarchie tra le due squadre, coi rossoneri che hanno vinto tre delle ultime sei partite, dopo un solo successo in quattordici incontri disputati.
Ciò che balza all'occhio, però, è la tremenda difficoltà della Juventus quando si tratta di fare risultato lontano dall'Allianz Stadium: ancora nessuna affermazione in queste prime quattro gare di campionato, evento verificatosi soltanto per la seconda volta negli ultimi 40 anni (la prima risaliva alla stagione 1993/1994).
La gravità della situazione si acuisce considerando nel computo anche la trasferta del 'Parco dei Principi' e quella di Haifa in Champions League. Due pareggi (0-0 con la Sampdoria e 1-1 con la Fiorentina) e tre k.o., andamento fin troppo negativo se l'ambizione è quella di competere per le primissime posizioni della classifica.
Peraltro la truppa di Massimiliano Allegri denota una pericolosa tendenza a non segnare al di fuori delle mura amiche: appena due le reti realizzate, una a testa per quanto riguarda Serie A e Champions. Dato che ben si abbina al rendimento di Dusan Vlahovic.
Il serbo, proprio come la sua squadra, sta dimostrando di essere affetto da mal di trasferta: se l'ultima vittoria bianconera in tal senso risale all'1-2 del 'Mapei Stadium' dello scorso 25 aprile, l'ultima gioia personale dell'ex Fiorentina risale addirittura al 9 aprile, in concomitanza con l'1-2 sul campo del Cagliari, poi retrocesso.
Da allora Vlahovic ha messo a referto altri otto goal, tutti a Torino e dunque davanti ai propri tifosi, diventando al contempo un 'fantasma' fuori. L'emblema di questo lungo digiuno è l'errore commesso a San Siro in occasione del 2-0 del Milan: passaggio pericoloso in direzione di Milik, intercettato da Brahim che si è involato verso la porta di Szczesny resistendo ai disperati tentativi avversari di interrompere la sua avanzata.
La gara di Vlahovic è durata 78 minuti, fino alla sostituzione con l'ottimo Moise Kean, apparso più in palla e vicino al 2-1 con un tiro deviato provvidenzialmente in corner da Kalulu: un altro punto a sfavore per un giocatore da cui è lecito attendersi certamente di più.
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