Dopo appena una stagione a Torino, in cui ha vinto Scudetto, Supercoppa Italiana e Coppa Italia in maglia Juventus, Eniola Aluko tornerà in patria dal prossimo dicembre. La calciatrice inglese, infatti, ha deciso di lasciare la Serie A per giocare nuovamente nel campionato natio, dove ha giocato per quasi tutta la carriera.
Segui 3 gare della Serie A TIM ogni giornata in diretta streaming su DAZN
In un articolo sul Guardian, quotidiano inglese di cui è editorialista, la Aluko ha spiegato che la decisione di lasciare l'Italia non è stata solamente per motivi prettamente calcistici, ma anche politici. Il razzismo è stato decisivo nel riportarla nel Regno Unito dopo appena 18 mesi passati a Torino per vestire la casacca della Juventus.
La Aluko non ha apprezzato particolarmente Torino nel corso del 2018 e del 2019:
"A volte sembra un paio di decenni indietro rispetto all’apertura verso diversi tipi di persone. Mi sono stancata di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspetti che rubi qualcosa. All’aeroporto di Torino può capitare di essere trattata come Pablo Escobar per via dei cani anti-droga intorno a te".
I tifosi non hanno però mai fatto sentire la Aluko a disagio, ma il sistema calcio sì:
"Non ho mai avuto problemi di razzismo, ma c’è un problema nel calcio italiano e in Italia. La risposta che viene data mi preoccupa. Presidenti e fans del calcio maschile lo vedono come parte della cultura del tifo".
Per la Aluko Torino è indietro anche in altri aspetti:
"Non è stato facile lasciare, ma gli ultimi mesi sono stati difficili. Sono curiosa, mi piace vedere le città e viaggiare. La varietà di eventi, musei e negozi non è abbastanza".
Non sono mancati i ringraziamenti per la Juventus, ma il calcio italiano è ancora indietro per essere al top:
"Passare dal dilettantismo al professionismo sarebbe un grande passo avanti. Le grandi calciatrici vogliono un ambiente dove evolversi ed eccellere. Il vecchio detto dice ‘Se non è rotto non aggiustarlo’, ma non credo che questo sia il miglior approccio".
