Jude Bellingham ha 19 anni. Sembra la frase più banale del mondo, ma possiamo assicurare che non lo è. Se lo avete visto giocare, beh, capite perfettamente anche il motivo. L’anagrafe dice una cosa, il campo un’altra: il classe 2003 ha pochissimo da spartire con la stragrande maggioranza dei suoi coetanei in termini di talento, di leadership, di carisma, di conoscenza del gioco. È semplicemente più avanti degli altri.
D’altronde se il Borussia Dortmund lo ha nominato terzo capitano nella graduatoria dietro a due totem come Marco Reus e Mats Hummels non è un caso. E nemmeno il fatto che già da teenager soltanto al terzo anno nel club faccia parte del concilio della squadra. La fascia l’ha già portata al braccio in tre occasioni, Champions League compresa.
“Non gliel’abbiamo data per caso, ma perché se l’è meritata”, ha detto Edin Terzic, il suo allenatore.
Ora che è una star del presente, del passato Bellingham si sa già tutto: la numero 22 ritirata dal Birmingham City, il trasferimento da 30 milioni di euro a 17 anni, gli svariati record di precocità battuti lavorando insieme a Pep Clotet, attuale allenatore del Brescia, l’uomo che lo ha lanciato al Birmingham.
GettyHa vissuto anche momenti di eccessi, al Dortmund, frutto un po’ dell’inesperienza e un po’ di quella spericolatezza dei diciott’anni. Gli insulti ai compagni per gli errori, seguiti dalle scuse. Gli attacchi all’arbitro Zwayer dopo il Klassiker del 2021 (“è stato coinvolto in scandali di scommesse, cosa ci potevamo aspettare?”). Jude ha capito e ha imparato.
E quando non ci è arrivato da solo, ci ha pensato la famiglia. A Dortmund vive con la mamma, che gli gestisce tutti gli aspetti extra-campo: comunicazione, alimentazione, immagine. PapàMark, che il pallone lo conosce bene essendo stato per anni una star delle non-league inglesi, è a Birmingham con il fratellino Jobe, di due anni più giovane di Jude, anche lui con un grande futuro davanti.
Sono i genitori che tengono in mano gli affari di famiglia, che hanno negoziato i contratti e che curano gli interessi dei figlio. E sono sempre loro che gestiranno il futuro di Jude, senza agenti esterni.
Tutto in famiglia, citando una popolare sitcom di qualche anno fa. Anche se si parla di affari di peso economico molto rilevante: si parla con insistenza della possibilità che Bellingham possa diventare un giocatore del Liverpool, ma il cartellino del prezzo (senza clausole) può arrivare fino a 150 milioni di euro. Il potenziale d’altronde non è grande, è enorme. Ha ancora davanti 15 anni di altissimo livello e già ad ora è un top nel suo ruolo.
In Bundesliga e in Champions League (4 goal consecutivi in 4 partite, il più giovane dopo Haaland) ha già dimostrato il suo valore, ora Qatar 2022 gli ha dato l’occasione di farlo anche con la nazionale inglese. Ha segnato il primo goal contro l’Iran, poi ha offerto una prestazione maiuscola anche negli ottavi con il Senegal. Quando c’era da alzare il livello, lo ha fatto.
Getty ImagesJude è arrivato al Mondiale come l’unico giocatore convocato da Southgate che milita in un campionato che non sia la Premier League e qualcuno nella sua terra d’origine ha avuto anche da ridire, anche se ovviamente è stato subito smentito dai fatti. In estate il suo possibile trasferimento al Liverpool può far cambiare le cose.
Se ne parlerà più avanti, comunque. Il pensiero di Bellingham è solo quello di mantenere il rendimento costante e provare a togliersi una soddisfazione enorme per lui e per il suo paese al Mondiale: poi potrà pensare a prendersi il mondo. Ma sempre coi piedi per terra. A 19 anni non è normale nemmeno questo. Ma Jude ha poco di normale.


