In una squadra che funziona, che sta al vertice, di solito gira tutto alla perfezione. Se l'orchestra suona in modo armonico, ogni singolo strumento riesce a mettersi in mostra, a rendere al meglio, a fare notare la sua utilità per tutta la squadra. Ed è senza dubbio quello che sta accadendo al Milan ormai da svariati mesi.
E così, anche se non sarà di certo il primo violino di Zlatan Ibrahimovic, Jens Petter Hauge si sta ritagliando un posto importante nella rosa di Stefano Pioli, soprattutto in Europa League, ma con uno sguardo fisso al futuro.
Talento norvegese che ha da pochissimo compiuto 21 anni: al Milan, ed in particolare Paolo Maldini, sono rimasti folgorati dal suo talento durante il preliminare di Europa League contro il Bodø/Glimt.
Hauge segnò ai rossoneri un goal da favola, mise in mostra tutto il suo talento e, anche se il Milan poi vinse la partita, non si dimenticò del talento cristallino che aveva osservato da vicino. Così, in un mercato che non sembrava aver bisogno di un altro esterno offensivo, Maldini piazzò il colpo a sorpresa in una trattativa lampo, con un esborso in fondo minimo tra i 4 ed i 5 milioni di euro.
Ma non siamo qui per parlare di calciomercato, bensì per inquadrare ed osservare il talento di Hauge. Si è ritagliato un suo posto nel Milan, sicuramente al momento rappresenta ancora una seconda linea, ma con gli infortuni di Leao e di Ibra, il norvegese ha saputo sfruttare al meglio le sue possibilità.
Queste sono le crude statistiche che inquadrano fino a questo punto la stagione di Hauge: ha preso parte a quattro goal in otto partite con la maglia del Milan tra Serie A e Europa League (tre reti e un assist); tre di questi sono arrivati contro il Celtic.
Proprio giovedì sera nella partita contro la squadra scozzese, Hauge ha impressionato. Tra i migliori in campo, se non il migliore: ha segnato un goal, ha fornito un assist, in attacco è stato decisamente il più pericoloso con anche tre occasioni limpide create.
Ma il talento non ha certo bisogno di un genio per essere compreso, fu palese già da quella partita di San Siro quando ancora giocava al Bodø/Glimt. La cosa che non era per niente scontata, per un 21 enne, era la personalità. In un Milan ricco di leader come Kessiè, Ibrahimovic e Kjaer, ieri Hauge ha preso la squadra per mano, insieme ad altri protagonisti come Calhanoglu, conducendola al successo.
Al 50' segna il goal del sorpasso al Celtic con una giocata individuale da lasciare tutti a bocca aperta, dopo la rimonta iniziata da Calhanoglu, e all'82' fornisce l'assist per il 4-2 finale di Brahim Diaz. Tecnica, goal e assist, ma abbiamo detto anche personalità.
Sacrificio. Perché tra i giocatori in campo è quello che ha recuperato più palloni (9), insieme a Kessié che però di mestiere fa il mediano, mentre lui farebbe l'esterno d'attacco.
"Una buona serata per me e per la squadra, è la cosa più importante. Stasera abbiamo vinto. Lavoro tanto con il mio insegnante di italiano, spero di parlare meglio presto, sto lavorando per migliorare".
Ha parlato così a fine partita Hauge a 'Sky Sport', dopo aver deciso una qualificazione europea a soli 21 anni. Ha anche capito l'importanza di imparare sùbito la lingua, per integrarsi meglio in Serie A e all'interno della squadra.
Fa parte della generazione d'oro del calcio norvegese, che ha ovviamente in Haaland il suo diamante più prezioso: ma Hauge ha intrapreso quello stesso cammino, ed infatti conta già una presenza in nazionale maggiore nonostate la giovane età.
Il Milan si coccola Hauge e guarda il futuro con grandissime speranze: il norvegese entusiasma i tifosi e potrebbe essere un punto fermo del Diavolo per moltissimi anni.


