Un viaggio fatto di parole. Tuffo nel passato, aneddoti, presente: Armando Izzo, a 'Cronache di Spogliatoio', mostra tutto il proprio lato verace e genuino soffermandosi sull'infanzia complicata, sulla sua Napoli e sugli step di una carriera che adesso, grazie al Monza, è tornata a splendere dopo un periodo buio.
Il difensore partenopeo parte dallo svelare il segreto della 'garra' mostrata ogni weekend sul prato verde: un qualcosa che gli parte da dentro ed affonda nelle radici più belle, quelle della famiglia e delle origini.
"Non posso mollare perchè avendo perso mio padre e avendo mia moglie, i miei figli e la mia famiglia, ho un carico in più. Ed anche per rispetto di dove sono nato e cresciuto, per tutti quei ragazzi sono un esempio".
"Non avendo avuto tante certezze, essendo cresciuto da solo, da anni mi sono trascinato dietro paure, ma tutte queste responsabilità mi danno anche forza: ora sono consapevole di chi sono, mi sento forte come uomo e me lo porterò per tutta la vita".
Di calcio di strada, Izzo, ne ha masticato a tonnellate.
"A Napoli, a mezzanotte, organizzavamo tornei sotto alla Galleria Umberto: dai Quartieri, partivamo coi motorini, mettevamo delle buste della spazzatura a terra e giocavamo fino alle 2 di notte. Sono ricordi bellissimi che ti fanno crescere e che ti porti: in campo devi essere corretto ma un po' di malizia ci vuole, ti aiuta a vincere le partite".
Il dramma vissuto da piccolissimo, ha reso Izzo ciò che è oggi: la prematura scomparsa del padre.
"Lui - come si dice a Napoli - faceva 'o magliar', partiva in macchina e vendeva biancheria. E mi portava a casa palloni da ogni città in cui andava. Quando tornava mi faceva un fischio, io scendevo coi miei cugini e mio fratello e giocavamo. Usavo scarpe nuove da 70 euro e mia madre si arrabbiava".
In 3 mesi la leucemia ce lo ha portato via a ci siamo trovati soli. O reagisci... E mia madre lo ha fatto: è una leonessa, crescere 4 figli e lavorare per 6 euro all'ora ci ha fatto capire tanto. E' quello il vero amore verso chi vuoi bene".
"Quando ho comprato casa a mia madre mi sentivo un uomo realizzato, non c'è cosa più bella di dare una gioia a chi ami. Mi butterei da un balcone per loro".
Da Scampia alla Serie A: per Izzo, però, Scampia rimarrà per sempre il posto del cuore.
"Quando tornavo vedevo i ragazzi che erano felici per me e io gli facevo capire: 'Ce l'abbiamo fatta tutti, io devo essere una speranza per voi, noi abbiamo la fame e con questa puoi arrivare dove vuoi'. Questo è il segnale che voglio dar loro".
GettyNel mondo del calcio, il difensore napoletano ha avuto la fortuna di incrociare Walter Mazzarri.
"Gli voglio tanto bene, ha fatto un gesto per me indimenticabile quando ero a Napoli, quello delle scarpe... Mi ha dato un'attenzione che non ha prezzo. Quando mi ha voluto al Toro dal Genoa ho subito detto sì, volevo ricambiare. E' un grande uomo e una persona di cuore".
La stretta attualità vede un Izzo perno del neopromosso Monza.
"Ho trovato un gruppo incredibile e questo consente di fare grandi campionati. Poi Palladino è un allenatore che arriverà al top, ha doti umane incredibili, è molto umile e intelligente, ascolta tutti ed è sveglio. Fa giocare bene, abbiamo un'identità. E' arrivato con grande umiltà, era giovane e voleva fare qualcosa di bello. Fa sentire tutti importanti, dà spazio a tutti".
"Quando sono arrivato a Monza ho detto a Galliani di aver firmato per lui: ciò che ha fatto lui calcio l'hanno fatto in pochi, darei il cuore per il direttore, ha creduto in me e ricambierò sul campo. Con Juric avevo giocato pochissimo e mi è stato detto di andare via: mi è crollato il mondo addosso. Sono arrivato a Monza con una carica incredibile per dimostrare chi fossi, nonostante eravamo ultimi. Quando esulto è come se dicessi 'ce l'ho fatta ancora'. mi davano per morto...".
"Ora mi sto facendo odiare in molti stadi, ma io devo dare tutto e salvare il Monza insieme ai miei compagni. Mi fischiano perchè sono scaltro e un po' odioso, ma sono cose che aiutano a vincere".
Col Napoli, il difensore ha un rapporto viscerale.
"Se cresci a Napoli non puoi non tifare Napoli: la prima maglia che scambiai contro gli azzurri fu quella di Hamsik. Ed era bellissimo sfidare Insigne: essendo anche lui di Napoli ed avendo un rapporto, era un'emozione. Cercavo di godermi il momento e di parlarci per dire 'guarda dove siamo arrivati'".
"Quando ero al Genoa, Preziosi mi disse che il Napoli mi rivoleva (dopo averlo perso alle buste con l'Avellino, ndr), ma il presidente mi ha voluto tenere".
Parole dolci riservate a Paulo Dybala.
"Ha una storia simile alla mia, come Rincon con cui c'è un rapporto speciale: al di là del fenomeno che è ha sofferto anche lui e si merita ogni bene".
GettyL'apice della carriera, Izzo, l'ha raggiunto con l'azzurro Italia.
"Quando ho indossato la maglia della Nazionale è stato un sogno che si coronava".
Infine, un simpatico aneddoto legato al mercato.
"Dopo aver centrato l'Europa col Toro leggevo soltanto che mi volevano Arsenal ed Inter, ma io provavo qualcosa per i granata e sono rimasto lì rinnovando perchè credevo nel progetto. Feci 6 goal ma nessuno mi chiamava, dissi al mio procuratore come fosse possibile. Sognavo di andare all'Inter, ma non ci sono mai riuscito".
"Per dire: dopo 2 anni Bremer, arrivando decimo col Torino e segnando 4 reti è andato alla Juve... Incredibile! (ride, ndr). Abbiamo un bellissimo rapporto, si merita tutto questo".


