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Italia senza Mondiale contro la Svezia: il tempo ha curato le ferite

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Si sono viste cose che voi giovani nuovi umani non potete immaginare. Tifosi in crisi, giocatori in lacrime, 60 milioni di allenatori increduli. Era un'ovvietà che non era poi così ovvia, pensare all'Italia continuamente in ogni edizione iridata di Europeo e Mondiale. Troppo forte il nome per incappare in qualche nuova arrivata, nel cambio della guardia, in sorprese e leggendari stravolgimenti. Sembra sempre non possa succede proprio a noi, ma è quello che pensano tutti. E succede, succede che la Nazionale azzurra non giochi i Mondiali 2018.

13 novembre 2017, l'Italia pareggia 0-0 contro la Svezia e in virtù della terribile sconfitta per 1-0 nella gara d'andata, la formazione azzurra rimane a casa. Tre anni dopo, ricordare quell'evento porta anche a considerare quanto ci si ricordi degli anni precedenti. Provate a chiedere a qualche tifoso se ricorda la Nazionale ai Mondiali russi. Forse per un secondo ci penserà, sicuro della routine e del prestigio della rappresentativa. Forse è andata male, forse è andata bene. Poi scatterà qualcosa nel cervello, i collegamenti neurali accenderanno la lampadina. Ah no, niente torneo.

Perché continua ad essere incredibile che l'Italia non abbia partecipato ai Mondiali russi, sessant'anni dopo l'ultima volta, ma passata la delusione, la rabbia e ogni stadio prima dell'accettazione ci si rende conto che no, la Nazionale azzurra non era così al top da meritarsi la qualificazione e il grado di sfidante per i grandi traguardi. Perchè chissà, poteva essere una figura barbina come nel 2010 e nel 2014, oltre la sbornia del 2006.

Un conto però è partecipare e deludere, un conto non esserci. Ma la verità è che sotto Ventura la Nazionale non poteva assolutamente essere considerata una top, seconda nel proprio girone di qualificazione dietro una Spagna anch'essa in fase di rivoluzione, ma non così tanto, e non al top per essere la stra-favorita contro la Svezia. Forse la mente cercava di farlo credere, ma la verità è che senza big e senza identità di squadra, ogni risultato poteva uscire dalla roulette.

Ventura fatto a pezzi, traditore della patria, cattivo della storia, villain e unico colpevole del popolo. Il capro espiatorio, semplicemente. Al quale seguirono in un più lungo discorso anche un'altra serie di uomini, da chi non riusciva a segnare in Nazionale a differenza del campionato, ad un centrocampo molle e senza idee, fino a delle fasce simbolo venturiano e con le gambe tagliate al momento di crossare o cambiare passo per creare superiorità numerica.

Italy SwedenGetty Images

Cosa è cambiato tre anni dopo? L'Italia è ripartita dai giovani, come tutti auspicavano dopo la fatale Svezia. Stavolta la qualificazione ad un torneo, in questo caso l'Europeo, è arrivata in modo roboante, con una serie di vittorie da record e una squadra divertente e decisa a divertirsi. Poi il coronavirus, lo slittamento dell'Europeo e tutto dimenticato. In un cassetto del cervello la striscia di successi consecutivi e l'essere tra le favorite del torneo itinerante. Come è stata ormai messa da parte, quella in maniera definitiva, la mancata qualificazione al Mondiale.

Certo, nel giorno del triste anniversario tutti si svegliano, ricordano, assaltano Ventura e i suoi giocatori. Ma il tempo, ha curato le ferite, nessun dubbio. L'ex commissario tecnico è spesso tornato su quel doppio confronto, pieno di errori sotto porta e di gioco sterile, quasi impaurito. Cerca di discostarsi, ma la domanda va sempre a parare là:

"È difficile smaltire la delusione, quanto successo è qualcosa di epocale. È un discorso però che ho chiuso. Se cambio marciapiede quando incontro uno svedese? Non cambio marciapiede mai, sono una persona con la coscienza a posto e professionale, però non vado più all'Ikea...".

Non era nemmeno immaginabile non vedere l'Italia al Mondiale, dirà Ventura. Che sempre nei secoli ricorderà però il duro girone con la Spagna. E le possibilità ridotte di qualiicarsi, consapevole dell'inferiorità della sua squadra e dunque già battuto in partenza. Qualcosa che ha sempre peggiorato il pensiero dei tifosi sull'ex allenatore di Cagliari e Torino.

Le gare precedenti? Nulla, anche se quasi tutte vittoriose. Al momento clou Ventura cadde e il presente fu inesorabile:

"C'era tanto entusiasmo attorno a noi prima di quella partita, ma un minuto dopo il fischio finale tutti hanno chiesto le mie dimissioni, nonostante quella fosse la prima sconfitta in un anno pieno di entusiasmo. C’è stata nei miei confronti una devastante delegittimazione esterna che ha influito su quello che è successo".

Italy Sweden World Cup Qualifiier PlayoffGetty Images

Cosa raccontare di quella gara che non è già stato raccontato? Le lacrime, gli sguardi bassi in campo, gli occhi che cercavano altri occhi tra i tifosi, in cerca di supporto, soccorso mentale. Una gara nata male, perché se fuori dal campo tutti erano sorridenti attorno al tavolo, sicuri di giocare in Russia, nella mente di Ventura vorticavano ancora i giorni precedenti.

Perché Ventura e Tavecchio non concludono il proprio accordo e per il c.t la nomina da direttore tecnico non arriva. Risultato, qualcosa in lui si rompe e forse anche nel gruppo azzurro che per marciare deve avere vibrazioni positive dal proprio condottiero, allora giù di morale:

"Ho pensato ad andare,ma la mia voglia di Nazionale mi ha convinto a restare: eravamo imbattuti in quel momento e sono rimasto. Lo considero uno dei miei tanti errori, commessi nei miei 16 mesi da ct. Dopo la Spagna ho sbagliato anche scelte tecniche, anche se in quel contesto di delegittimazione le scelte erano conseguenza del clima.

Ho sbagliato a non dimettermi dopo la partita con Israele: dopo 10’ lo stadio fischiava e se i tifosi fischiano in una partita di qualificazione al Mondiale è evidente che qualcosa non va. Mi sono dimesso la partita dopo, contro la Macedonia. Ho detto ai dirigenti che non era possibile continuare, che era più giusto prendere qualcuno che portasse serenità ad una squadra con tanti giovani appena arrivati in Nazionale. Ma le dimissioni non sono state accettate".

Per molti è solo un caro caso di 'facile dirlo dopo', ma Ventura, stufo di tutto, aveva comunque deciso di mollare prima della Russia. Un altro punto mai piaciuto ai tifosi, pronti ad attaccare Ventura per la negatività e il clima creato, a sua volta generato dal caos in federazione:

"Avevo già detto al mio staff che dopo la Svezia, anche in caso di qualificazione, non sarei mai andato al Mondiale per il bene della Nazionale. Avevo anche già organizzato la conferenza stampa...".

E invece la conferenza stampa per cui diventa famoso è quella in cui deve commentare l'eliminazione:

"E' una sconfitta che secondo me ha tanti colpevoli, non uno solo. Invece ci ho messo la faccia solo io in sala stampa e sono diventato il capro espiatorio di un sistema che non funzionava. Sono dispiaciuto, perché ci ho creduto e per la Nazionale ho rinunciato a tanto, arrivandoci con l’entusiasmo di chi ha sempre tifato per l’Italia. Fino alla Spagna attorno a noi c’era un entusiasmo incredibile: è bastato perdere una partita ed è cambiato tutto".

Ventura si mette nei panni degli italiani. Soffre per loro, ma soffre anche per lui, perchè è la sua nazione a non essere andata al Mondiale, è il suo lavoro ad essere sotto attacco, la sua etica. Dopo ogni rottura amorosa, tra le tante frasi fatte pronunciate da amici e famigliari per tirare su il morale, c'è la classica del tempo che ripara, fa dimenticare. Non completamente, mai, perchè basta un episodio, un oggetto, un momento improvviso per ricordare. Il ricordo però è ormai diverso, ci si convive e non si soffre più come prima.

Allora però fu insostenibile, un caso di stato, più che di sport. Una tragedia, quella sì sportiva, senza travalicare i veri problemi dell'Italia, intesa come paese, e della vita. Alolra però sembrava la cosa più importante del mondo. Allora non si pensava ad altro, perchè la mente non era pronta a sopportare una situazione del genere. Oggi, escludendo il 13 novembre, fa parte del passato, spazzato via da molteplici nuovi palloni, reti, mitigati dalla qualificazione all'Europeo (posticipato). Oggi, Italia-Svezia passa oltre, può capitare. È capitato: oh sì, se è capitato.

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