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Immobile ItalyGetty

Italia fuori dai Mondiali e senza goal: 32 tiri non sono bastati per rompere la maledizione

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32 tiri totali, partita sviluppatasi praticamente all'interno di una metà campo per ogni tempo: eppure, alla fine, è la Macedonia del Nord a volare nella finale del playoff che decreterà una delle ultime tre qualificate europee per Qatar 2022, con l'Italia costretta a fare da spettatrice per la seconda edizione di fila come non era mai accaduto nella storia.

Una disfatta epocale, un'altra, arrivata dopo la gioia del trionfo di Euro 2020 che aveva illuso sulle possibilità di replicare tale impresa anche sul palcoscenico qatariota: invece per gli azzurri si è palesata una nuova e atroce delusione dopo quella del 2017, dell'eliminazione per mano della Svezia.

La classica gara maledetta, condotta dal primo all'ultimo minuto, con la sensazione costante che mancasse qualcosa per coronare il gioco espresso: il goal, dettaglio non banale nel gioco del calcio.

Il reparto avanzato è rimasto ancora a secco, evidenziando grossi limiti in fase di finalizzazione dell'azione: il più pericoloso al tiro è stato Berardi, praticamente sempre stoppato da un difensore avversario e, in una circostanza alquanto clamorosa, dal portiere Dimitrievski, graziato con tutto lo specchio della porta a disposizione per fare l'1-0.

Se l'attaccante del Sassuolo ci ha quantomeno provato, pur andando a sbattere contro il muro nord-macedone, lo stesso non può dirsi di Insigne e Immobile: prestazioni impalpabili per i due, con il bomber della Lazio a confermare le difficoltà spesso incontrate quando indossa la maglia della Nazionale. Addirittura nessuna conclusione per lui, quasi mai pescato in profondità come d'altro canto ama giocare nel contesto biancoceleste. L'ultima rete azzurra resta quella del 16 giugno 2021 contro la Svizzera agli Europei e nemmeno l'aria di Palermo (dove ha timbrato il cartellino in due occasioni con Albania e Armenia) gli ha giovato.

Mancini le ha provate tutte, cambiando volto al tridente con gli ingressi di Pellegrini, Joao Pedro e Raspadori, interpreti diversi che però non hanno cambiato il risultato, fatto di difficoltà ataviche negli ultimi metri dove è mancata la qualità per l'ennesima volta.

La beffa finale di Trajkovski è stata l'epilogo peggiore e più crudele, in un certo senso quasi atteso, come se fosse stato scritto da uno sceneggiatore sadico e in vena di colpi di scena: giocare ad una sola porta senza mai segnare alla lunga si paga e, stavolta, il conto è salatissimo per tutti gli italiani.

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