Quando un giocatore segna in una partita sentita come Germania-Olanda, il suo nome è destinato ad essere ricordato nei due paesi. Ed è quello che è successo a Nico Schulz il 24 marzo 2019: un goal nel recupero all'Amsterdam Arena ha dato tre punti - e speranza - a una Nazionale sempre più in calo, dopo il fallimento del Mondiale 2018 e in Nations League, alla ricerca di un successo nelle qualificazioni a (fu) Euro 2020. Il suo goal nel finale, valso il 2-3, ha fatto festeggiare la Germania e lo ha reso uno dei simboli della rinascita.
Quella è stata una delle principali sliding doors della carriera di Schulz, una delle molteplici che hanno contraddistinto la sua carriera. La prima, però, non è calcistica, bensì anagrafica. L'esterno mancino classe 1993 si sarebbe potuto chiamare Nico D'Abundo. Suo padre, infatti, è nato e cresciuto a Ischia. Poi si è trasferito a Berlino, dove ha conosciuto la madre di Nico, tedesca. Hanno avuto due figli: Nico, per l'appunto, e Luca. Nessuno dei due però porta D'Abundo sui documenti d'identità. Entrambi hanno preso il cognome della madre, poiché i genitori non sono sposati.

Così è iniziata la storia di Schulz, a Berlino, città dove è nato e cresciuto calcisticamente. Già dai 7 anni è entrato a far parte dell'HerthaBerlino, dove ha completato tutta la trafila delle giovanili. Lo hanno seguito tanti tanti top club sin da giovane, ma aveva un obiettivo: imporsi nella squadra della sua città, fino a dire 'no' anche al Liverpool. Ha esordito poco più che diciassettenne, soltanto in 2. Bundesliga. Per conoscere la Bundesliga ha dovuto attendere la stagione 2013/14, tra sali-scendi del club, problemi fisici e mancanza di totale fiducia in lui. Per due anni è riuscito a ritagliarsi spazi importanti, tanto che nel 2015 la 'Bild' lo accostò anche a club italiani come Napoli e Genoa. Costava 4 milioni di euro, nessuno dei due affondò.
Fu il Borussia Mönchengladbach, invece, a credere in lui e nella sua duttilità. Schulz era in grado di occupare tutta la corsia di sinistra senza problemi, da ala a terzino. Lo ha chiamato Lucien Favre, che allenava l'Hertha quando Schulz era nelle giovanili. Una rottura del crociato però ha rovinato tutti i piani e i sogni. Solo 18 presenze in due anni, poi un'altra chiamata di un allenatore che gli ha cambiato la carriera, quella di Julian Nagelsmann all'Hoffenheim nel 2017.
A Sinsheim la carriera del classe 1993 è svoltata: giocando a tutta fascia è diventato uno dei migliori esterni mancini della Bundesliga. Ci ha messo poco a conquistarsi un ruolo da titolare ed intoccabile, tanto che a settembre 2018 anche JoachimLöw lo ha chiamato in nazionale. Lui lo ha ripagato segnando all'esordio, contro il Perù. Nello stadio dell'Hoffenheim. Alla prima vittoria della Mannschaft dopo il fallimento mondiale.

Con Nagelsmann Schulz è arrivato fino a giocare anche in Champions League, confermandosi un top nel ruolo. Lucien Favre, che non lo ha mai perso di vista, lo ha richiamato nell'estate del 2019 in un altro Borussia: il Dortmund. In giallonero in realtà le cose non stanno andando come si immaginava: Nico ha perso il posto da titolare per mano di Guerreiro ed è diventato una seconda o terza scelta, perdendo anche quota in nazionale. Attualmente è uscito dal giro. Quel goal contro l'Olanda però non sarà dimenticato.
Nonostante il suo futuro al Dortmund sia ormai sul viale del tramonto, Schulz ha comunque trovato il modo di togliersi alcune soddisfazioni: ad esempio quella di giocare in Italia, per la prima volta nella sua carriera. A San Siro, contro l'Inter, quella che è sempre stata la squadra dei suoi sogni,come ha rivelato lui stesso a 'T-Online' quando ancora giocava nell'Hoffenheim. Il suo idolo però è rossonero e si chiama Paolo Maldini.
In Italia, comunque, ci torna ogni estate. A Ischia, la casa del papà. Per godersi il mare e anche il cibo, quello a cui è molto attento, da buon italiano. Il cognome sulla carta d'identità non lo è, ma il sangue sì.


