Da molti è considerato il miglior VAR al Mondo. Sarà forse per questo motivo che MassimilianoIrrati è stato scelto per aiutare Daniele Orsato al monitor durante la sfida inaugurale dei Mondiali in Qatar.
L'arbitro è stato intervistato da Repubblica e ha parlato proprio della tecnologia applicata al calcio e al lavoro dei direttori di gara.
"Ci sono state resistenze all'introduzione della Var. L'impatto è stato molto forte. La prima volta che venne Rosetti a Coverciano a parlarci del Var la ricordo bene: aveva partecipato a un seminario ad Amsterdam su questa idea. Sarà stato forse il 2015. Lo guardammo come a dire "questo è pazzo". Non riuscivamo a capire: per noi era la moviola di Biscardi, ci sembrava quasi una provocazione. Invece aveva capito per primo quale fosse il futuro".
Cosa fa più male ad un arbitro? Le accuse:
"Pensare o scrivere che ha preso una decisione per favorire una delle due squadre. L'accusa di malafede, insinuarlo è l'insulto peggiore. A volte, raramente, te lo dice un giocatore in campo: 'Questo a loro non lo avresti fischiato'. E lì da una parte ti crolla il mondo addosso. Dall'altra ti chiedi: ma cosa ho fatto per fargli venire un pensiero così?".
Sulla possibilità che gli arbitri parlino dopo le partite, il direttore di gara si professa aperto.
"Quello doveva essere un esperimento per aprirci, per far capire cosa c'è dietro una decisione da un punto di vista più elevato. Finì in polemica. Non è stata una bella esperienza: se il nostro "capitano" viene subito attaccato così, forse non c'è la cultura generale per fare qualcosa di simile. Ma noi siamo aperti".
In Qatar non ci sarà l'Italia e questo rappresenta un grande rimpianto per Irrati.
"Non credo che ora la gente si riunirà per guardare Orsato in campo e Irrati al Var, a parte amici e familiari. Però mi sarebbe piaciuto vivere questa esperienza con i calciatori della Nazionale".
Irrati risponde poi a una domanda relativa a quando un arbitro smette di tifare per la propria squadra del cuore:
"Da bambino pensavo che avrei smesso quando, in Serie A, avrei iniziato ad arbitrare la squadra del cuore. In realtà smetti molto prima. Quando inizi ad arbitrare scatta qualcosa, guardi le partite della tua squadra seguendo più l'arbitro che i calciatori: quelli segnano ma tu guardi altro, nemmeno esulti più".Infine un aneddoto che lo ha colpito molto.
"Fu durante un Roma-Lazio semifinale di Coppa Italia. Totti entra dalla panchina con la Lazio in vantaggio 2-0 a 15 minuti dalla fine, mi si avvicina e battendomi la mano sulla spalla mi dice "bravo". Stava perdendo 2-0, pensavo mi prendesse in giro. Lo guardo come a dire, "Ma che bisogno hai?". Lui forse capisce e mi fa, serio: "No no, bravo davvero". Ecco. Se arbitri bene, anche chi perde lo capisce. E un apprezzamento così, da un campione esperto, che poteva fregarsene, mi fece effetto".
