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Leonardo Bonucci MilanGetty

Inter-Milan, per Bonucci primo derby... da ex. "Impensabile 10 anni fa, la stella era Andreolli"

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Il 219° Derby di Milano sarà anche il primo in assoluto per Leonardo Bonucci, che si prepara a vivere una storica notte... da ex. Sì perchè il passato nerazzurro dell'attuale capitano del Milan è lontano, meno impresso nella memoria collettiva rispetto al suo lungo percorso vincente alla Juventus, ma non per questo meno rilevante. Perchè è proprio con l'Inter che Leo si è affacciato al calcio che conta.

4 presenze tra campionato e Coppa Italia, e uno Scudetto, quello del 2006, formalmente anche suo, avendo debuttato in Serie A in un Inter-Cagliari di fine stagione, prima che Calciopoli ridisegnasse la classifica finale. Ma all'attivo anche un Campionato e una Coppa Italia vinti con la Primavera nerazzurra allenata da Bernazzani e trascinata da Mario Balotelli. 

Tra i pali c'era Paolo Tornaghi, che ha riavvolto il nastro dei ricordi per raccontare il giovane Bonucci nerazzurro: "Leo è stato con noi due anni, nelle stagioni 2005/06 e 2006/07. Il primo anno ha giocato veramente poco: arrivava dalla Viterbese, aveva davanti Andreolli e Giani, due classe 1986, lui era il terzo centrale, aveva poco spazio e spesso andava a giocare con la juniores", ricorda a Goal l'ex portiere della Primavera dell'Inter, appena rientrato in Italia dopo i 5 anni trascorsi nella MLS indossando le maglie di Chicago Fire e Vancouver Whitecaps.

"La seconda stagione doveva essere il suo anno - spiega Tornaghi - perchè lui è un 1987, era all'ultimo anno in cui poteva giocare con la Primavera. Invece nella prima parte non era neanche titolare, al suo posto giocava un ragazzo più giovane, Mei, un 1989. E' stata una bella mazzata per lui, cominciare un anno dove ti aspetti di essere un titolare, un leader della squadra e invece ti ritrovi in panchina. Poi però piano piano, col passare del tempo, si è conquistato il posto, è diventato un titolarissimo di quella squadra e in quella stagione abbiamo poi vinto anche lo Scudetto. E' stato un anno di trasformazione per lui, di crescita: ha reagito ed è riuscito a conquistare una maglia, è stato un percorso importante".

Bonucci però non era certo il giocatore più rappresentativo o il più talentuoso: "C'era Mario (Balotelli) e  anche Andreolli era molto più considerato di lui. Detto molto francamente lui era un giocatore come ce ne erano diversi nella nostra squadra, non pensavo potesse diventare un Nazionale, vincere campionati su campionati. Quello che sembrava più destinato a un grande futuro era Andreolli".

Eppure Leo riuscì a diventare uno dei leader di quell'Inter: "Si vedeva che era uno determinato, di carattere, che aveva grande fiducia nei propri mezzi. Anche il percorso che ha fatto, partendo dalla panchina, poi una grande reazione, con grande voglia, è migliorato sicuramente e si è conquistato il posto. Quell'annata in particolare ti fa capire come fosse un giocatore di carattere, molto determinato. E anche nel prosieguo della sua carriera ha fatto tesoro di tutte le esperienze che ha avuto, ha imparato tanto, tutto quello che si è conquistato lo ha imparato con il lavoro. C'è chi arriva al top solo col talento, lui ci è riuscito anche e soprattutto grazie al lavoro, alla sua determinazione, alla sua voglia di arrivare".

Eppure l'Inter non ha creduto in Bonucci: un biennio in prestito tra Treviso e Pisa prima della cessione a titolo definitivo al Genoa, nell'ambito dell'affare Milito-Motta. Mourinho non ne aveva intuito il potenziale, Branca lo lasciò andar via per 4 milioni di euro. Altri tempi, altre ambizioni, la necessità di pensare al presente più che al futuro: per i nerazzurri fu Triplete, per Bonucci l'inizio della scalata, con l'anno d'oro a Bari che gli spalancò le porte della Juventus. E da lì in avanti l'unico ad alzare trofei è stato Leo.

PS Paolo Tornaghi BonucciGetty

Il destino poi lo ha riportato a Milano, ma sull'altra sponda dei Navigli: "Fa strano vedere un giocatore che a livello Primavera era all'Inter, che ha avuto un exploit incredibile alla Juventus e che adesso è al Milan. 10 anni fa sarebbe stato impensabile, ma il calcio oggi è cambiato. All'Inter si è sempre cercato il talento all'estero, piuttosto che spingere sui giocatori italiani o del proprio vivaio. E' un dato di fatto".

Tra Bari e Juve Bonucci ha sfidato l'Inter 18 volte (tra Serie A e Coppa Italia), vincendo 9 volte e perdendo solo in 3 occasioni. Ma stavolta sarà diverso, sarà speciale, sarà tutta un'altra storia: da rossonero e con la fascia al braccio il Derby può essere davvero la sua piccola, grande rivincita.

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