Ci si attendeva un'altra prova d'orgoglio dopo il successo (seppur inutile ai fini della qualificazione) di Liverpool, ma l'Inter ha fallito la sua occasione: sul campo del Torino è arrivato soltanto un 1-1 agguantato nei minuti finali da Sanchez, proprio colui che ad Anfield si era fatto espellere spegnendo tutti i sogni di gloria nerazzurri.
Ora i campioni d'Italia in carica non sono più padroni del loro destino: il distacco dal Milan capolista è di quattro punti, e nemmeno vincere il recupero contro il Bologna regalerebbe più la vetta solitaria.
Ad inasprire la situazione vi è anche il blitz del Napoli a Verona (con conseguente sorpasso) e il fiato sul collo sempre più concreto della Juventus, ora a -3 in attesa dello scontro diretto in programma a Torino dopo la sosta riservata alle nazionali.
I problemi dell'Inter, come noto, sono iniziati subito dopo la precedente sosta, col ko in rimonta subìto nel derby: quello è stato il primo campanello d'allarme in un ciclo di sei partite di campionato in cui la vittoria è arrivata soltanto contro la Salernitana, di fronte a tre pareggi e due ko.
Da registrare anche la costanza del segno 'X' per l'Inter, che ha pareggiato in tutte e quattro le ultime trasferte come non accadeva addirittura dal dicembre 2004 (all'epoca il tecnico era Roberto Mancini e la striscia si concluse a sei).
Troppi passi a vuoto che non possono lasciare tranquilli i tifosi, la cui speranza è però duplice: già a partire dal prossimo impegno con la Fiorentina dovrebbe regolarmente tornare al suo posto Brozovic, la cui mancanza a Torino si è vista soprattutto nell'assenza di costruzione dal basso; inoltre l'eliminazione dalla Champions ha decongestionato il calendario, con la possibilità di poter preparare le partite con una settimana intera a disposizione.
Insomma, la rincorsa verso la seconda stella si è terribilmente complicata ma niente è già perduto: con la giusta dose di lucidità, l'Inter può ancora dire la sua in un finale di stagione del tutto imprevedibile.
