E' una di quelle domeniche da andare al mare, siamo a metà maggio ma sembra giugno inoltrato: ma soprattutto, quella col Genoa è l'ultima (presenza numero 433) di Lorenzo Insigne con la maglia del Napoli al 'Diego Armando Maradona' prima del trasferimento a Toronto.
La Insigne-mania è percepibile appena parcheggi e fai due passi nei paraggi dello stadio: centinaia di tifosi con addosso la 24 - azzurra o da trasferta che sia - bancarelle piene zeppe di magliette con nome e numero del capitano, un caldo prematuro ed un sole splendente che rendono ancor più 'Magnifica' la giornata.
Poco prima delle 14 a far capolino presso l'impianto di Fuorigrotta sono i familiari dell'attaccante che, transitando nel ventre del 'Maradona', vengono notati dai tifosi già assiepati sugli spalti e diventano 'tramite' dell'affetto di Napoli nei confronti di Insigne: applausi e cenni d'intesa, quasi a dire "Ringraziateci anche voi Lorenzo".
Ore 14:20: il Napoli entra sul prato verde per il riscaldamento, lui sbuca dal tunnel per primo staccato di qualche metro rispetto al resto dei compagni e riceve il boato del pubblico: "Insigne, Insigne!". Lorenzo - dopo i classici gesti scaramantici che accompagnano i suoi ingressi in campo - trotterella e ringrazia battendo le mani, iniziando poi gli esercizi di routine.
Alla lettura delle formazioni i decibel si impennano e l'emozione sale: i compagni gli creano un corridoio, il 24 torna in campo accompagnato da De Laurentiis e Spalletti mentre le lacrime iniziano a scendere sul suo volto prima della consegna di premi, riconoscimenti e che le Curve srotolino striscioni. Quello della B: "La tua maglia più di tutte pesava perchè era di chi veramente l'amava, tu l'hai indossata con estro, orgoglio e dignità da fiero figlio di questa città". La A: "Hai conquistato meno di quanto tu abbia sognato, spesso offeso e poco considerato: da questa Curva con affetto sarai sempre ricordato!".
Insigne legge la lettera d'addio trattenendo a fatica la commozione, molti tifosi invece piangono senza filtri.
"Grazie a una città che mi ha dato tanto. Abbiamo gioito e sofferto, a volte litigato, ma sempre insieme, come una grande famiglia. Stare a Napoli è stata una meravigliosa esperienza, ma anche una grossa responsabilità che ho accettato con fierezza".
"Lasciare Napoli significa lasciare casa, mi mancherete sempre. Abbiamo collezionato momenti indimenticabili, ho sempre dato tutto ciò che avevo. Grazie di cuore, forza Napoli sempre".
E' tempo di Napoli-Genoa: in avvio di match Lorenzo bacia i primi palloni che si incarica di calciare da corner o punizione, mentre a ridosso della mezz'ora per poco non ci mette la 'griffe' nel modo che lui ben conosce, con un 'tir a ggir' più potente del solito destinato all'incrocio ma leggermente fuori misura.
Il capitano gioca con la testa leggera, senza pressioni: controlli a seguire deliziosi, 'no look', tanta voglia di incidere. Come al 36', quando inventa un doppio sombrero sulla linea di fondo e quasi trafigge Sirigu da posizione impossibile, caricando poi la Curva A a braccia levate. Al 42', invece, un destro ciabattato termina lontano dalla porta. All'intervallo, applausi dalla tribuna al momento di rientrare negli spogliatoi.
Il copione della ripresa non cambia: nel vivo del gioco, osannato ogni qualvolta tocca palla o si avvicina alla bandierina per battere un angolo.
Al minuto 63 sembra di assistere ad un film: Hernani tocca la sfera con la mano, Fabbri concede il penalty, Insigne lo calcia sul palo ma l'arbitro fa ripetere. Lorenzo si ripresenta dal dischetto, stavolta non sbaglia ed esulta crollando sul prato del 'Maradona' in preda a stress agonistico ed emotività, tra le lacrime e l'abbraccio dei compagni. Goal numero 122 in azzurro, come nella più folle delle favole.
L'uscita dal campo è da brividi: 88', dentro Elmas e fuori Insigne, stadio tutto in piedi e saluto con Spalletti al rientro in panchina. La partita finisce 3-0, ma quella di Lorenzo continua: la poesia di Maurizio De Giovanni, fa da contorno all'appendice del tributo di Napoli al proprio capitano. Il pubblico non lascia gli spalti, il 24 si congeda da Fuorigrotta con un giro di campo - sciarpa al collo - sulle note di 'O Surdato 'Nnammurato'.
L'ultimo frame? I piccoli Insigne in campo a giocare e lui sotto la Curva B, a godersi l'ennesimo coro, prima di recarsi in area di rigore dai bimbi, dagli amici e dai cari che lo hanno raggiunto.
"Ringrazio tutti i tifosi che sono venuti allo stadio a incitarmi, da napoletano è una gioia immensa - ha dichiarato nel post-match a 'DAZN' - Col tempo la prima cosa che farò è tornare qua, qui è casa mia e casa non si dimentica mai"."E' troppo forte l'amore per città e maglia. Poi ci sono momenti in cui bisogna fare delle scelte. Io e la società purtroppo abbiamo preso questa decisione, siamo contenti, sia io che loro. Ho dato tutto, non ho rimpianti. I tifosi hanno dimostrato sempre affetto nei miei confronti, lo porterò dentro".
"Anche se andrò lontano il mio cuore è qui. Verrò a vedere il Napoli in tribuna o in Curva appena possibile".E' un addio, ma alla fine è soltanto un arrivederci.


