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Ligue 1

Infortuni e sogni spezzati: la caduta di Jovetic post-Inter

08:45 CET 02/11/20
Stevan Jovetic
Tornato in Italia per provare a dimenticare Manchester, Jovetic non ha avuto fortuna nè all'Inter, nè in seguito con Siviglia e Monaco.

Lunghi capelli, boccoli, ricci, segno di una gioventù ribelle. Mentre il mondo del calcio già andava verso i capelli col taglio perfetto alla moda, corto ed ordinato, Stevan Jovetic, già maggiorenne, ma col volto puro di bimbo prodigio, restava fedele alla sua chioma. Poi il taglio e come Sansone (non il collega), via la forza, spazzata via da nuove destinazioni, da rincorse per stipendi più alti e climi più miti. Uniti nel calderone ad infortuni che hanno spezzato le possibilità di eleggerlo come grande campione da ricordare. Oltre i trent'anni, poteva essere e non è stato.

Idolo a Firenze, nel ciclone di un Manchester City in pieno cambiamento epocale, deludente, pronto a tornare in Italia come tanti prima di lui. Regno Unito, sogno di molti, agguantato, spezzato a metà. Esperienza, armi e bagagli dopo averla fallita. Può capitare a tutti, anche a calciatori professionisti che tornando in Serie A per firmare con l'Inter, altra possibilità di mettersi in mostra. Niente da fare.

Perchè Jovetic, dopo una prima stagione con smorfie tendente a sorrisi e 6 goal in 26 presenze, torna al passato di delusioni amorose calcistiche, finendo in prestito al Siviglia. E' il gennaio 2017 e lì, 28enne, la fantasia derivante dai suoi piedi viene spazzata via dalla realtà delle cose. Che ingabbiano l'ex capellone di Firenze ad essere uno dei tanti, sballottati da una big all'altra, da un quasi grande club all'altro, senza essere protagonista principale, nè arma segreta da utilizzare nel secondo tempo per dare una scossa ai compagni, a sè stessi, al mondo attorno.

Se da una parte c'è il fisico di cristallo di Robben e dall'altra parte quello di ferro di Zanetti, Jovetic non è proprio nel mezzo, ma neanche tendente al vecchio capitano e compagno dell'Inter. Perchè i suoi duri infortuni li ha subiti Jojo, su e giù durante la carriera. Legamento crociato? Saltato. Coscia? Dolorante? Polpaccio? Esplosivo. E non in positivo. Però, niente di che. Nessuna possibilità di attaccarsi ai k.o muscolari per giustificare la discesa della carriera.

Tanto che a Siviglia, nei sei mesi, pressapoco, del prestito da parte dell'Inter, è sempre a disposizione. E infatti gioca, non continuità, vista la mancanza di etichetta da titolare, ma di certo abbastanza per convincere la squadra spagnola a riscattarlo. No, non lo farà. 14 milioni sono troppi e i 7 goal nell'intera annata non bastano. Peccato che i nerazzurri non contino più su di lui. Punto di partenza. E fine, di chi va verso la fine delle possibilità di rinascita.

Ma non è troppo tardi per essere quello che il Manchester City sperava fosse, quello di Firenze, montegrino dal cuor di leone. Gattino, spiace dirlo, non per demerito proprio. Almeno, non in toto. Il Monaco, lontano dall'essere quello iper-milionario di James Rodriguez e del primo Falcao, decide di puntare su di lui. Qua non si spezza solo la possibilità di una grande rinascita, che in realtà sarebbe stata anche una vera e propria nascita, visto e considerando come dopo Firenze, non si sia mai confermato.

Infortuni alla coscia, al polpaccio e al ginocchio portano Jovetic a circa 80 gare del Monaco. Un'enormità. E una grande sfortuna, visto che nel primo anno con i biancorossi sigla otto reti in quindici presenze. Può finalmente rimettersi in mostra, ma due k.o consecutivi ne minano dati e conferme agli occhi di tutti. E la sfortuna da lì in poi non si fermerà più per l'ormai fu capellone.

Cinque presenze in Ligue 1 nel 2018/2019, sei nel 2019/2020. Ci si mette anche il coronavirus ad eliminare le possibilità di rivederlo in campo, Jojo. Che accusa anche nuovi problemi, stavolta alla schiena. Eh, ma allora ditelo. Non si può continuare così. E invece continua Jovetic, sospirando, guardando la carta d'identità e scoprendosi 31enne, quando ancora tutti in lui vedono solo quel volto angelico, tra il musicista anni '70 e il genietto anni '90, un po' Savicevic e un po' Vucinic, un po' tanto, sfortunato.

Ora, ancora al Monaco, continuamente in campo, alla ricerca del goal e di una continuità spezzata, frantumata e distrutta da anni per scelte sbagliate, infortuni, pandemie. Da quando i capelli sono andati giù, tutto si è perso nel vento del Principato, tra le pioggie di Manchester, il freddo di Milano e i colori di Siviglia. La fedeltà, però, quella è rimasta intatta:

"La Juventus mi ha cercato più volte e più volte sarei potuto andarci, ma per rispetto della Fiorentina non l'avrei mai fatto. Sono legato ai tifosi viola, so quanto sia grande la rivalità con la Juve”.

Più volte è arrivata la possibilità di un ritorno viola, forse, panacea di tutti i mali. Fisici, mentali, di chi guarda al passato senza mai scordarlo:

"Mi piacerebbe giocare ancora 7 o 8 anni, fino a 38. Firenze è la mia seconda casa, e per me è sempre un’opzione, mi piacerebbe. Sono stato benissimo 5 anni, ho tanti amici, ho già casa lì".

Piena di ricordi, di positività, di quando le speranze di diventare un grandissimo non erano tali. Erano sicurezze. Rivoltate, e abbandonate. In attesa di essere rialzate, ancora una volta. Sperandoci, almeno.