Cambiando le regole della lingua, o del dialetto, la situazione non cambia. Ogni figlio è bello per sua madre. Ma anche l'altro genitore, magari non ammettendolo pubblicamente, vuole bene a tutta la sua prole. Sia essa dotata, sia abbia quel non so che al quale non puoi rilanciare. E' sempre uno dei tuoi, perchè non provare a fargli avere la miglior vita possibile? In mezzo ad una famiglia in cui Mino Raiola è il patriarca, padre generoso che regala somme paghette, e i figli si chiamano Ibrahimovic, Pogba e De Ligt, c'è anche quel brasiliano dimenticato, arrivato per caso, sbocciato. Jonathas.
Era il 2011, l'alba del nuovo decennio, il nuovo milennio diventato più corposo. Come Jonathas, possente brasiliano che aveva mossa i primi passi in patria prima di finire quasi per caso in Olanda, la seconda metà di Raiola. All'AZ tra stupore e dimenticanze, finisce per divenire Campione delle Eredivisie e della Supercoppa Olandese. Non gioca, non segna, se non un biennio dopo, ma ha Mino dietro. E con lui tutto è possibile: le porte, sia tu Zlatan Ibrahimovic o Izman Zlatanovic, ti si aprono.
E così a Brescia sbarca lui, garantisce Raiola. Dev'essere per forza una furia. E in città, in effetti, Jonathas si fa volere un gran bene. Perchè inizia con poche presenze in Serie A ma nessuno giudica male i suoi zero goal. Lo si aspetta. Del resto garantisce Mino. E la forza mentale del giocatore, non solo quella fisica, esce dal vaso di Pandora, regalando male non a sè stesso, ma agli altri, agli avversari che devono incassare la sua furia.
Sedici goal in Serie B sono un buon biglietto da visita. Attenzione, non ottimo, perchè sempre di cadetteria si parla e ci vuole una controprova. Ormai vale e Raiola si sfrega le mani. Jonathas non è solamente un attaccante da cadetteria, ma le trame della storia nè definiranno il profilo in maniera semplice e diretta. Non sarà un giocatore da Serie A. Il che non vuol dire, davanti allo specchio della massima serie, non lo sia da campionato principe. Ci arriviamo.
Perchè Jonathas a Pescara e Torino, fallisce. Tre goal in 23 presenze, nello stesso campionato, e prima avvisaglia. Vuole provare, riprovare, migliorarsi. Figlio di Raiola, figlio di quei continui trasferimenti, e non dotato della classe massima dei suoi parenti raioliani acquisiti, ci prova dove può, dove vuole, dove desidera. Si ritrova a Latina, tornando bomber, in quella Serie B che l'ha accolto. Un'altra famiglia.
E' il pupillo di Raiola, da difendere a tutti i costi, da portare in alto, ma in futuro, in lungo e in largo:
"Può sfondare in un grande club, ha tutte le caratteristiche di una punta moderna. Sa giocare per la squadra, sa fare goal ed è forte di testa. E' il tipico attaccante richiesto da tanti club".
Spoiler, il grande club in lotta per traguardi europei e nazionali non arriverà mai. Nonostante Raiola e il desiderio jonathasiano di emergere. Fa armi e bagagli e per la prima volta, il massimo, campionato, si traduce con il massimo potenziale di Jonathas. Che arriva nella Liga, al cospetto di Cristiano Ronaldo e Messi. Facendo parlare di sè. Tutto vero, tra i mostri, il timido gigante si erge ed esplode come un vulcano: 14 goal all'Elche e l'idea in mente.
Viene proposto al Milan da parte di padre Raiola che in punta di piedi prima e in maniera decisa poi, ci prova. Ma no grazie, rimane a girovagare per la Spagna, a San Sebastian, in quella Real Sociedad dalle sette reti e dalle nuove immediate idee. Restare più di uno o due anni non esiste nel vocabolario giramondo. La festa è appena iniziata.
Perchè sette reti nella Liga non saranno molte, ma Jonathas ha il bonus e la doppia vita guadagnata nel livello dell'Elche, duro e complicato, tra i più difficili del gioco. Se hai affianco Kroos o Iniesta è una cosa. Dal Brasile all'Italia, dalla Spagna alla Russia. Primo campionato freddo, nell'era dei verdeoro al nord che più estremo nord non si può. Kazan.
La carriera di Jonathas potrebbe essere descritta con tanti quasi. Tra cui: una toccata e fuga ovunque. O quasi. Perchè a volte è andato oltre una sola stagione, ma solo marginalmente, partendo praticamente dopo alcune settimane. Al Rubin si riguadagna la fiducia dei grandi tornei europei con 13 goal in un anno e poco più dalla grande madre Russia. Destinazione, Hannover.
Il futuro è ancora indefinito per Jonathas, che nel 2020 ha contratto il coronavirus, fortunatamente guarendo ma soffrendo, come dichiarato, terribilmente. Detto dell'Hannover e della Bundesliga, cominciano ad essere parecchi i campionati toccati, tanto che un'esperienza futura in Ligue 1 o in Premier non è affatto da escludere, così da continuare una carriera che di fedele ha poco, ma di girovago per tentare nuove avventure e raccogliere qualcosa in più dentro di sè, ha tanto.
Per chiunque però arriva prima o poi il tempo di tornare a casa, o comunque di ripercorrere vecchi passi così da capire se la minestra riscaldata possa non essere tale e abbandonarsi semplicemente al flusso dei ricordi. Così Jonathas è tornato in Brasile, anche se per la prima volta del Corinthians, ha riprovato l'Hannover con risultati altalenanti e dunque ha provato a riprendere in mano la sua carriera ad Elche, dove è stato fermato dal coronavirus, dallo stop. Ora si riprende e per lui potrebbe cambiare qualcosa, rimanere, stabilirsi. Accettare i 31 anni ed andando avanti senza continuare a girare da Est a Ovest.
