E’ stato tra gli attaccanti più forti della sua generazione e lo dimostra anche il fatto che nel 1995 gli sia stato assegnato un Pallone d’Oro quanto mai meritato (è stato il primo giocatore non europeo a far suo il più importante riconoscimento individuale al quale un giocatore possa aspirare).
George Weah oggi dedica la sua vita alla politica e ai gravosi impegni che il ruolo di Presidente della Liberia gli impone, ma ovviamente è ancora un grande appassionato di calcio e continua a seguire le vicende del Milan, squadra della quale è stato straordinario trascinatore tra il 1995 ed il 2000.
L’ex attaccante, in un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha commentato la decisione del club rossonero di non contare più su Paolo Maldini.
“Paolo è un campione. L’ho sentito e glielo ho detto, “Paolo, non devi abbatterti, il lavoro è così, tutti i lavori hanno bisogno di risultati”. Il Milan si è fermato alla semifinale di Champions e ha dato motivo per mandarlo via. Ma il suo lavoro nel club è buono e non andrà distrutto. Ha visto quanto ha impiegato Guardiola a vincere la Champions League con il City? Eppure Guardiola è bravissimo. Ci vuole tempo, ma Paolo ha grandi capacità e avrà ancora successo anche come manager”.
Weah ha seguito anche la finale di Champions League e si è detto sorpreso dalla decisione di Simone Inzaghi di lasciare Lukaku in panchina.
“Se un campione non sta benissimo gli fai iniziare la partita e poi magari lo sostituisci dopo. A me una volta è capitato con il Psg: ero uscito dall’ospedale, ma c’era una partita di Champions importante. Ho fatto gol e dopo sono andato in panchina. Il Psg ha vinto quella gara”.
Il calcio di oggi è diverso da quello dei suoi tempi.
“È veloce, meno violento di prima, c’è meno ostruzionismo. Certo che mi piace. E seguo ancora i campionati: ora le mie squadre sono Atletico Madrid e Juve”.
Weah non ha mai nascosto di essere un tifoso della Juventus.
“Sono sempre stato juventino, mi sono innamorato della Juve con Platini e se mi chiede con quale altra squadra avrei voluto giocare dico Juve. Ma il Monaco è la mia prima famiglia calcistica e il Milan la seconda. E spero tanto di vedere Timothy giocare in Italia prima o poi. Perché in Italia sono sempre piaciuto a tutti, i tifosi di tutti i club mi hanno rispettato. E questo mi è rimasto nel cuore”.




