Un ritorno tanto atteso, da quel 22 maggio 2022 che ha visto il Milan laurearsi campione d'Italia al termine di un entusiasmante duello con l'Inter: i tifosi rossoneri hanno dovuto aspettare otto mesi e mezzo per rivedere Zlatan Ibrahimovic, che dopo quel giorno felice aveva deciso di sottoporsi all'operazione di un ginocchio martoriato dalla fatica e dal dolore, sicuro della maturità raggiunta dai 'suoi' ragazzi in campo.
Invece, dopo un avvio tutto sommato positivo, il Milan si è arenato fino a scivolare fuori dalla zona Champions League, obiettivo minimo dopo la vittoria dello Scudetto: urge una scossa morale, che solo un evento della portata del ritorno del leader carismatico del gruppo è in grado di offrire.
Pioli conosce benissimo l'apporto dato dall'ex PSG, guida incontrastata che spesso ha avuto modo di agire addirittura da 'allenatore aggiunto': un ruolo di supporto che il tecnico milanista ha più volte riconosciuto in termini positivi, tanto che sarebbe risultato strano il contrario.
"Sta meglio"ha dichiarato Pioli in conferenza stampa. "L'autonomia è quasi nulla perché ha fatto un mezzo allenamento e la rifinitura di oggi (ieri, n.d.r.). Il suo ruolo è di grande motivatore e grande giocatore. Domani (oggi, n.d.r.) sarà con noi e questo è importante".
Ibrahimovic di nuovo tra i convocati e l'occasione è la sfida contro il Torino che apre il 22° turno di Serie A: una chiamata per lo più 'simbolica' e che di tecnico ha poco o nulla, alla luce di un'autonomia che non può ancora essere a buoni livelli dopo uno stop così lungo. La sola presenza dello svedese, però, può rappresentare uno stimolo per gli altri, obbligati a fare di più in un periodo che parla di una sola vittoria nel 2023.
"Le critiche sono normali, - aveva ammesso lo svedese a 'Sportmediaset' pochi giorni fa - perché se non ti criticano non sei al top. A me criticano da 25 anni perché sono il numero 1, sono abituato. È come mettere benzina sul fuoco e quando scherzi con il fuoco ti bruci. Mi sento ancora Dio? Certo, non cambia niente. Non voglio tornare in campo per beneficenza, se entro in campo lo faccio per portare risultati e per fare quello che ho sempre fatto. Altrimenti non sarebbe una sfida per me, starei a casa a giocare coi miei figli".
Il ritorno sul terreno di gioco di Ibrahimovic sarà, gioco forza, graduale e non si farà nulla in grado di mettere a rischio la presenza nei match futuri: Champions League a parte, competizione in cui non potrà essere schierato in virtù della decisione di escluderlo dalla lista presentata all'UEFA recentemente.
Per il doppio appuntamento col Tottenham di Conte, Pioli ha preferito affidarsi a chi lo ha inondato di certezze in questi mesi trascorsi a lottare in campo col tricolore sul petto senza Ibrahimovic, che sicuramente non avrà considerato questo gesto come un atto di 'lesa maestà'. Tutt'altro: nel nome dell'unione di una squadra chiamata a ritrovarsi una volta per tutte.




