C’è stato un periodo in cui l’Australia aveva imparato a farsi conoscere, come nazionale, grazie ad alcuni talenti che avevano attraversato il continente oceanico ammantandolo di una storia calcistica che aveva appassionato tutti i fruitori del rettangolo verde.
Di quella Australia noi italiani ne abbiamo memoria soprattutto per i Mondiali del 2006, quando sul cammino degli azzurri si ritrovò proprio la nazionale gialloverde, che venne sconfitta agli ottavi per 1-0: in quella partita non scese in campo Harry Kewell, che per un’infiammazione tendinea al piede sinistro non poté guidare la sua nazionale, quella nella quale aveva debuttato nemmeno maggiorenne, diventando il più giovane giocatore di sempre ad aver vestito la maglia dell’Australia. Dopo aver avviato la sua carriera nel Marconi Stallions, società della città di Sydney, nella quale Kewell nasce nel 1978, insieme a Brett Emerton, coetaneo, concittadino e compagno di squadra nella nazionale Under 17, Harry decide di partire verso l’Inghilterra, per far sbocciare il suo talento calcistico.
Non ha nemmeno 16 anni quando entrambi riescono a sostenere un provino con il Leeds United: Kewell riesce a restarci anche, in quella realtà, mentre per Emerton arriva la bocciatura, non per limiti tecnici ma per problemi burocratici legati al permesso di soggiorno. Mentre, quindi, Brett se ne torna a Sydney, Harry resta in Gran Bretagna, per avviare la sua carriera in Premier League. Il suo debutto arriva nel mese di marzo del 1996, dopo aver trascorso l’intero girone di andata e parte del ritorno nella squadra giovanile del Leeds: poi Howard Wilkinson decide di convocarlo e, a 17 anni, farlo scendere in campo da titolare, per 80 minuti.
I suoi perdono, contro il Middlesbrough che va a segno su rigore con Graham Kavanagh dopo quattro minuti, ma Kewell ha vinto: un mese dopo, per premiare la sua intraprendenza e la sua giovanissima età, Eddie Thomson, CT dell’Australia, gli permette di entrare nella storia della sua nazione e debuttare a 17 anni contro il Cile. Anche in quel caso arriva una sconfitta, per 3-0, ma Kewell gioca per 90 minuti alle spalle di Spiteri e accanto a Bernal. Nel mentre, il primo anno con il Leeds continua con poche altre presenze, giustificate dalla giovanissima età e dal doversi ancora adattare al campionato inglese: scende di nuovo in campo, per un tempo, con il Southampton e resta in panchina per il resto della stagione.
La vera continuità Kewell la trova nel 1997, quando George Graham, arrivato per sostituire Wilkinson, inizia a lanciarlo più spesso titolare, fino a dargli le chiavi del centrocampo per il resto della stagione. Ne salta pochissime, ma non segna così tanto: d’altronde da centrocampista, spesso lanciato verso l’esterno del rettangolo da gioco, era più attento alla costruzione del gioco piuttosto che alla finalizzazione. Già in quegli anni inizia a delinearsi il profilo di Kewell, che seppur schierato a volte da seconda punta si limita a poche reti durante la stagione.
Il suo momento più alto al Leeds arriva nella stagione 1999/2000, durante la quale riesce a portare la squadra fino al terzo posto, conquistando l’accesso alla Champions League dell’anno successivo. Competizione che affronta in coppia con Mark Viduka, connazionale che il Leeds acquista dal Celtic. Kewell viene fermato da un infortunio al tendine d’Achille che gli ritarda l’avvio della stagione fino a novembre: salta gran parte degli impegni nel girone contro Barcellona, Milan e Besiktas: poi, però, è presente da titolare fino alla fine, alla semifinale persa per 3-0 con il Valencia, che interrompe i sogni di gloria della squadra inglese sul più bello. Purtroppo, quell’evento, il più alto della storia recente del Leeds, causa una rottura che stende la società: le ingenti spese causano problemi economici dai quali è difficile uscire se non smantellando la squadra.
È così che il Leeds, quindi, inizia a cedere gran parte dei suoi talenti, finendo con una squadra depauperata che nella stagione 2002/03 retrocede in Premiership, la Serie B inglese. I rapporti iniziano a essere difficili e Kewell non è più contento di vestire la maglia del Leeds: in un’intervista alla BBC afferma di esser stato ostracizzato dai suoi compagni di squadra e dallo staff medico, puntando il dito contro Lucas Radebe, suo compagno di squadra, al centro di una sorta di complotto nei suoi confronti. Così arriva la rottura che porta Kewell a vestire la maglia della squadra che lo ha consacrato a livello internazionale, quella del Liverpool. Dopo aver rifiutato offerte dal Milan, dal Chelsea, dal Manchester United, dall’Arsenal e dal Barcellona, nella stagione 2003/2004 Kewell arriva così nei Reds, chiamato a vestire il numero 7 che era stato di Vladimir Smicer.
Il suo trasferimento non è, però, ben visto da tutta l’Inghilterra: Gary Lineker, ex capitano della nazionale inglese, accusa, infatti, un illecito nel trasferimento, con Bernie Mandic, procuratore non autorizzato di Kewell, pronto a incassare quasi la metà della cifra versata dal Liverpool nelle casse del Leeds per l’acquisizione del giocatore. Lineker verrà poi accusato per diffamazione dal centrocampista australiano, ma il processo non portò a nessun verdetto.
GettyTornando, invece, alle questioni di campo, Kewell scende immediatamente in campo con la maglia del Liverpool, che ne fa uno dei suoi perni della squadra titolare, arrivando al primo gol nella sfida contro l’Everton, nel derby del Merseyside vinto 3-0. Quello stesso anno arriva a essere il miglior marcatore del Liverpool in Coppa Uefa, segnando contro l’Olimpia Ljubljana, la Steaua di Bucarest e il Levski Sofia. Dopo una serie di infortuni che ne compromettono la continuità nella stagione 2004/05, il 25 maggio 2005 diventa il primo – nonché unico, a oggi – giocatore australiano in grado di vincere la Champions League: nonostante la controversa scelta di Rafa Benitez di schierarlo titolare al posto di Dietmar Hamann, Kewell è costretto a uscire a metà gara a causa di un problema muscolare.
Più avanti si scoprirà che per l’intera stagione, l’australiano aveva giocato con una non diagnosticata pubalgia, che lo terrà fuori nuovamente fino al mese di novembre della stagione successiva, ma con un trofeo in tasca. Purtroppo, gli infortuni non lo aiutano e sebbene il prosieguo della stagione 2005/06 sia positivo, nella finale di FA Cup è costretto a uscire dopo appena 48 minuti a causa di dolori addominali: le finali continuano a essergli indigeste, confermando poi un nuovo problema all’inguine, che gli permette comunque di partecipare, poche settimane dopo, alla coppa del mondo del 2006.
Anche la competizione estiva lo rimette in condizioni di vivere l’ennesimo infortunio: resta lontano dai campi fino all’aprile del 2007, tornando a giocare dopo quasi un anno con la maglia del Liverpool, ma con il contagocce. Il 13 maggio scende in campo nel secondo tempo contro il Charlton Athletic in tempo per segnare quello che sarà il suo ultimo gol di sempre con il Liverpool, che gli permetterà di scendere in campo nella finale di Champions League di Atene, nonostante la sconfitta contro il Milan. Una presenza fugace, che dà il via alla fine dell’importante parentesi di Kewell con il Liverpool: i problemi all’inguine continuano ad affliggerlo fino alla fine della stagione 2007/08, quando a maggio il club annuncia che non arriverà a offrire il rinnovo del contratto al centrocampista che dopo 93 presenze in 5 anni e 12 reti lascia l’Inghilterra.
Con una Champions League, una Supercoppa Uefa, un Community Shield e una FA Cup in tasca, Kewell si trasferisce in Turchia, al Galatasaray: accostato anche stavolta a club italiani, Juventus e Roma in primis, resta lì per due stagioni, continuando ad accusare problemi fisici, ma continuando a credere nella possibilità di realizzare qualcosa di importante. Nel luglio del 2010, infatti, rifiuta un’offerta dal Gold Coast United per andare a giocare in A-League: l’Europa è il suo continente, oramai, e vuole continuare a indossare la maglia del Galatasaray.
Idillio che continua fino al 2011, tra l’affetto dei fan e il rispetto per un giocatore che, nonostante i problemi fisici e le difficoltà di carriera, era andato avanti ogni giorno con professionalità e rispetto per la maglia. Il suo ultimo saluto alla Turchia arriva il 19 maggio 2011 contro il Konyaspor, chiudendo un altro capitolo della sua carriera che lo riporta in Australia, stavolta al Melbourne Victory. Resta nel suo paese per circa un anno, poi problemi familiari lo spingono a cercare un nuovo contatto con l’Europa che si concretizza con qualcosa a metà strada: è l’Al Gharafa che nel 2013 gli permette di andare a giocare nella Qatar Stars League, chiamato per sostituire Mark Bresciano, suo connazionale.
Dopo appena tre mesi torna in Australia, al Melbourne Heart, per appena sei mesi prima di annunciare il suo ritiro dal calcio. Da allenatore, adesso, dopo esser stato il tecnico della formazione under 23 del Watford, nel 2015 si è seduto sulla panchina del Crawley Town, diventando il primo australiano ad allenare una squadra professionistica inglese. Nel 2018 viene chiamato ad allenare il Notts County in League Two, ma dopo quattordici giornate con appena tre vittorie viene esonerato lasciando la squadra al ventiduesimo posto.
Nel 2020 viene chiamato dall’Oldham Athletic, firmando un contratto di un anno: è il quinto manager in 12 mesi e così come i suoi predecessori viene poi esonerato a marzo. Il 10 giugno 2021 è stato assunto dal Barnet, nella National League, il quinto grado del campionato inglese, venendo poi esonerato dopo sette giornate senza vittorie. Dall'estate 2022 è al Celtic come assistente del suo connazionale Postecoglou.
