Si può fare la differenza a 38 anni? Affermativo. Ogni riferimento a Rodrigo Palacio è puramente voluto. Una lunga scalata verso il successo, iniziata tra Huracan e Banfield. Un percorso ancora in voga e, soprattutto, che non ammette parabole discendenti.
Già, perché "El Trenza" non ne fa una questione di età. E' pensiero, azione, voglia. Tre ingredienti da sempre vivi nel repertorio di un autentico predestinato che, nel 2005, si metteva in mostra con la maglia del Boca Juniors. Amore a prima vista, sfociato in una parola bramata da ogni professionista: successo.
Guarda "Greatest Hits - Rodrigo Palacio" su DAZN
A Buenos Aires, infatti, il centravanti di Bahia Blanca ha conquistato 2 Recopa, 2 Coppa Sudamericana, 2 campionati nazionale e 1 Coppa Libertadores. Togliendosi anche la soddisfazione di segnare nel Mondiale del Club - edizione 2007 - contro il Milan, nella sfida vinta dai rossoneri per 4-2.
Un attaccante completo, completissimo, capace di segnare in tutti i modi: destro, sinistro, testa. Un capione d'astuzia, capace di ottimizzare spazi inesistenti agli occhi degli altri. Allora non è un caso che, nelle puntate precedenti, Arsenal e Barcellona abbiano pensato alla punta albiceleste.
I Gunners, all'epoca guidati da Arsène Wenger, avrebbero voluto assicurarselo per sostituire un certo Thierry Henry. Mentre i blaugrana, pur mettendo sul piatto un'importante proposta contrattuale, non sono riiusciti a trovare il gradimento del diretto interessato, per nulla allettato dalla prospettiva di allontanarsi dalla famiglia.
Insomma, sono scelte, che per Rodrigo non rappresentano rimpianti. Parola, questa, che non esiste nel vocabolario di Palacio. Così com'è una scelta rasarsi i capelli, ma mantenendo fedelmente l'inseparabile treccia:
"Me la sono fatta tanto tempo fa, quando ho iniziato a giocare a calcio. Poi è rimasta lì. Prima avevo i capelli lunghi, me li sono tagliati e mi sono lasciato solo la treccia. Non mi taglierei mai la mia treccia, ce l’ho da dodici anni. Non lo farei neanche in cambio di una vittoria in Champions o al Mondiale e neanche se me lo chiedesse Erick Thohir in persona".
Appunto, l'Inter, una delle squadre che ha avuto il privilegio di ammirare le gesta del sudamericano. Portato in Italia dal Genoa di Enrico Preziosi che, si sa, in termini di talenti riesce spesso e volentieri a intraprendere la via maestra. E che nel 2009, con 5 milioni di investimento, ha fatto l'ennesimo grande affare.
Inizialmente, come da classici usi e costumi nostrani, le difficoltà non sono mancate. Ma una volta trovato il primo timbro nel Belpaese, 6 dicembre 2009, Palacio non s'è più fermato. Da quel 2-2, tra Genoa e Parma, è salito alla ribalta un fuoriclasse: 100 presenze e 38 goal in rossoblù. Tre annate importanti, determinanti, impreziosite perlopiù dai consigli di Gian Piero Gasperini.
Getty ImagesAllora via alla fase successiva, quella della definitiva consacrazione all'ombra del Duomo, per una spesa di 10,5 milioni. Pure in nerazzurro, all'insegna della massima professionalità, Rodrigo conquista tutti: per semplicità, determinazione e voglia di arrivare. La prima stagione all'Inter, dal punto di vista realizzativo, è la sua migliore in Italia: 22 goal e titolo di capocannoniere.
Un cuore enorme, profondamente rispettato dai compagni. Vedi Inter-Verona di Coppa Italia. Dopo tre sostituzioni già effettuate, con Castellazzi ko, "El Trenza" si prende la responsabilità di indossare i guanti, passando da Palacio a Paracio.
Un intervento sicuro su Bacinovic, un altro più complicato sul colpo di testa ravvicinato di Carrozza. Morale della favola? 2-0 per la formazione guidata da Stramaccioni.
E poi c'è l'attualità, incredibile ma vera. Un classe '82 ancora dannatamente pimpante, capace di entusiasmare - come pochi altri - l'esigente pubblico bolognese. Che si gode il suo beniamino, uno a cui piacciono i fatti e non le parole.
E allora via di reti, 7 nella stagione corrente, che testimoniano come Rodrigo non abbia nessuna intenzione di smettere. Antidivo, eterno bambino. Sicuri che non sia eterno?


