“Il calcio è un dare e avere, impone uno scambio, una solidarietà” , pensiero tradotto in parole da Ciro immobile , uno che in effetti calcisticamente ha dato tanto e continua a prendersi tutt’ora tantissimo, ma per capirlo meglio bisogna riavvolgere il nastro alla sua prima vita. Sì, perché Ciro ne ha vissute due.
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Nasce a Torre Annunziata il 20 febbraio 1990 e cresce calcisticamente nel Sorrento fino agli Allievi, quando nel 2007 segna 30 goal di cui 2 al Torino sotto lo sguardo di un ex difensore del Napoli, in quel momento osservatore della Juve, Massimo Filardi che finita la partita compone il numero di Ciro Ferrara e gli dice 3 parole: questo va preso.
Con la Juventus vince due volte il Torneo di Viareggio, ma il vero salto lo fa a Pescara nella stagione 2011-2012, ve la ricordate? 28 volte fa esplodere i suoi tifosi , compito sicuramente agevolato dal fatto che intorno a lui ci siano Verratti e Insigne . Il Pescara torna in Serie A dopo vent’anni dall’ultima volta, lui ci si materializza per la prima e con un’altra maglia.
È quella del Genoa e gli basta giusto l’esordio contro il Cagliari per presentarsi a tutti: piacere sono Ciro, due tocchi e viene giù Marassi per il primo goal. Chiuderà il campionato contribuendo alla salvezza del Genoa e raccogliendo la chiamata del Torino di Ventura che lo piazza di fianco a Cerci.
Nel 2013-2014 loro due spargono scintille per il campo. Si trovano anche ad occhi chiusi, ricamano calcio negli ultimi 30 metri. Non è solo la qualità a fare la differenza ma finalmente anche la quantità perché Immobile spamma per tutto il campionato goal, inchiodando la lancetta sul 22 come numero finale. 22 centri che materialmente gli consegnano il titolo di capocannoniere, geograficamente lo proiettano a Dortmund.
Getty ImagesQui in panchina trova Jurgen Klopp che lo ha voluto per sostituire niente meno che Robert Lewandowski andato al Bayern contro cui vince subito la Supercoppa di Germania. Immobile però vive solo di eruzioni sicuramente violente, ma soprattutto momentanee come il goal contro l’Arsenal dopo 60 metri palla al piede.
Non basta e dopo un anno si trasferisce al Siviglia dove segna il primo goal con una magia, per di più contro il Real Madrid. In fondo, Il solletico delle giocate lo ha sempre sentito scorrere nella pancia, ma anche in Andalusia non convince. Sembra la classica resa di chi non riesce a respirare per l'aria rarefatta quando l'altitudine della propria carriera è troppa. A gennaio, decide di tornare in Italia; dove? Esattamente nel posto in cui aveva lasciato, al Torino.
Qui inizia la seconda vita di Ciro Immobile.
Nell’estate del 2016 si trasferisce alla Lazio . Dentro il gettone e la giostra riparte fino a non fermarsi più perché a Roma esplode. Segna in tutti i modi: di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia, su rigore, Una macchina che si perfeziona l’anno successivo quando conquista anche il primo trofeo con la Lazio. Doppietta in Supercoppa italiana contro la Juventus da mettere nella bacheca delle soddisfazioni assieme alla prima tripletta, realizzata contro il Milan, e a goal nonsense come quello di tacco al Cagliari. Se non ve lo ricordate, fidatevi, un giro su internet per rivederlo fatelo.
GettyIl resto della traiettoria è storia recente, tutta graffiata da giocate e goal per uno che ha trovato il modo di vivere due volte e ora sta cercando quello per battere il record di goal segnati in Serie A in una sola stagione. Fin qui sono 27 in 26 giornate, semplicemente una tassa per le squadre avversarie, semplicemente Ciro Immobile.
