Dai campi della D alla musichetta della Champions. Gianluca Grava, quando pensava e sognava di fare il calciatore, la scalata probabilmente la immaginava esattamente così: ci è riuscito partendo da Caserta, fino ad arrivare ad indossare la maglia del Napoli nell'Europa che conta. Napoli, di cui oggi l'ex difensore è responsabile del settore giovanile.
Dal rossoblù dei 'Falchetti' all'azzurro, in un'ascesa che vede Grava misurarsi coi Dilettanti, salire in C, guadagnarsi la B e successivamente sposare la causa della Napoli Soccer: troppo forte il richiamo del progetto De Laurentiis, ecco spiegata la decisione di tornare in terza serie e dire la sua nella rinascita partenopea.
Difensore tutto cuore, grinta e rendimento, Grava entra nel cuore dei tifosi a suon di prestazioni in cui la maglia viene puntualmente onorata e sudata: partite gladiatorie a sigillare la difesa, lui capace di agire sia da terzino ma soprattutto da centrale di destra in un pacchetto a 3.
Con la Casertana, club in cui cresce, si forma e riesce a farsi apprezzare dagli addetti ai lavori: è il trampolino di lancio al quale l'ex stopper sarà per sempre grato. D'altronde, parliamo della squadra della sua città. Dalla Reggia alla Turris, poi in cadetteria con la Ternana e la parentesi di qualche mese a Catanzaro, che fa da preludio a ciò che trasforma la carriera di Grava in una sorta di favola: ADL chiama, Gianluca risponde presentissimo e - a gennaio 2005 - dice sì al Napoli.
Quel contratto biennale siglato rappresenterà solo il primo mattoncino in un percorso ricco di gioie, durato la bellezza di 8 stagioni e mezza.
"Sono arrivato nel 2005: sin qui mille emozioni, dalle promozioni-brivido in serie B e in A all’impresa con la qualificazione in Europa - dichiarerà Grava in un'intervista a 'TV Luna' nel 2010 - Reja è stato come un padre per me e per tutti noi, Donadoni è stato sfortunato ma non credo fosse l’allenatore giusto per Napoli: qui serve gente più sanguigna. Mazzarri è uno che trasmette tanto ma insegna anche calcio. Non smetterò mai di ringraziarlo, mi ha fatto giocare nel mio ruolo e gliene sono grato".
Il primo approccio con l'azzurro Grava lo vive con Reja in panchina, appena subentrato a Gian Piero Ventura e capace di plasmare una squadra che, nel giro di due annate, riporta il Napoli in Serie A. Edy punta forte su 'Gravatar' (nomignolo affibiato al numero 2 casertano) il quale col passare delle settimane si rivela pedina di sicuro affidamento e dalla duttilità tattica preziosissima.
'Braccetto' difensivo, laterale destro a tutta fascia, talvolta impiegato addirittura a sinistra per far fronte all'emergenza: insomma, avere in rosa uno come Grava fa dormire sonni più tranquilli agli allenatori. Gioca tanto, gioca ovunque e - particolare da non trascurare - gioca bene.
GettyLa gavetta gli consente di misurarsi senza paura coi palcoscenici immaginati da una vita: un esempio? Milan-Napoli 1-1, stagione 2009/2010. Grava sulla propria mattonella si ritrova un certo Ronaldinho, classe e talento all'ennesima potenza: il pomeriggio di San Siro, tra giochini col pallone e slalom del brasiliano, rischia di diventare un incubo, invece - sfruttando 'garra' ed esperienza di chi per arrivare lì si è fatto in quattro - l'azzurro riesce a contenerlo.
"Fu un duello dove dovetti arrangiarmi avendo un giocatore molto forte di fronte - ha svelato di recente a 'Radio Kiss Kiss' - Andai oltre quello che poteva essere un discorso prettamente tecnico".
Il picco massimo del matrimonio tra Grava e il Napoli viene però raggiunto il 19 dicembre 2010, nella domenica in cui l'allora 'San Paolo' a momenti viene giù col missile all'incrocio di Edinson Cavani che stende il Lecce: al 92' Grava in scivolata toglie sulla linea di porta il tocco sotto di Corvia destinato in fondo al sacco, al 93' il Matador si inventa il goal della vita che decide il match. Mazzarri, nel delirio generale, viene immortalato mentre bacia sulla fronte il suo 'soldatino', quasi a voler dire: 'Senza quel tackle tutto ciò non sarebbe stato possibile'. Adrenalina allo stato puro.
"Ho visto che De Sanctis era uscito e ho provato a coprire la porta - racconterà Grava a 'Radio Marte' il giorno dopo - L'abbraccio con Mazzarri è stato liberatorio".
L'esordio di Grava in Serie A arriva a 30 anni (2 settembre 2007, Udinese-Napoli 0-5), quello in Europa nell'estate 2008 in Intertoto contro il Panionios, ma a far brillare occhi e mente non può essere che il palcoscenico della Champions: dopo i 4 gettoni collezionati in Europa League nel 2010/2011, il 7 dicembre 2011 - a quasi 35 primavere - Mazzarri gli concede la gioia del debutto nella Coppa dalle grandi orecchie inserendolo al 90' di Villarreal-Napoli.
A rendere ancor più magico quel momento, c'è da dire che Grava è fresco di rientro dalla rottura del crociato patita 11 mesi prima in un Napoli-Fiorentina e, al 'Madrigal', torna a calcare il prato verde in partite ufficiali per la prima volta dal brutto infortunio. Emozione a gogò in una stagione che inoltre, pur senza scendere in campo, lo vedrà vivere l'ottavo di Champions col Chelsea e alzare al cielo la Coppa Italia grazie al successo all'Olimpico in finale contro la Juve. E dulcis in fundo, con tanto di prolungamento.
"Il Napoli ha comunicato il rinnovo contrattuale del difensore Gianluca Grava fino al 30 giugno 2012".
Un giusto premio per professionalità ed impegno: Grava dello spogliatoio partenopeo ormai è un senatore e così, prima di appendere gli scarpini al chiodo, merita un'altra stagione all'ombra del Vesuvio.
Il sipario si abbassa il 12 maggio 2013, con l'uscita dal campo al 56' di Napoli-Siena: standing ovation di tutto il 'San Paolo' e Grava che si sfila la maglia mostrando la scritta 'Ti Amo', indicando l'intero stadio. Sarà l'ultima partita in carriera dell'ex difensore (180 presenze e 2 goal in azzurro), che dopo il ritiro rimane a stretto contatto con De Laurentiis tanto da essere nominato subito responsabile del settore giovanile del club.
Un incarico che, parlando al mensile dell'AIC, lo stesso Grava alla vigilia dell'addio al calcio aveva auspicato vedersi cucito addosso.
"Mi piacerebbe dare una mano ai giovani. Sì, mi piacerebbe restare in qualche modo nel Napoli: la società in questi anni mi ha dato molto e anch’io spero di aver fatto la mia parte nei confronti del club".
Detto fatto: la storia d'amore tra Grava e gli azzurri, tutt'oggi, continua.




