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Goal Economy - Inter e Milan tra calciomercato e Fair Play Finanziario

08:30 CET 15/01/19
Higuain Skriniar Perisic Inter Milan Serie A
Marco Bellinazzo de 'Il Sole 24 Ore' fa il punto sulla situazione di Inter e Milan: nerazzurri quasi 'liberi', i rossoneri sperano di avere più tempo.

Inter e Milan sono alle prese con l’ottovolante del “mercato di riparazione” e con la difficoltà aggiuntiva di una Uefa che attraverso il Fair play finanziario rischia di limitarne l’autonomia operativa. L’effetto potrebbe essere analogo per le due società meneghine per quanto le situazioni di partenza siano nettamente divergenti.

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Per quanto riguarda l’Inter dopo aver raggiunto il break even nella stagione 2016/2017 e in quella successiva si trova a dover fare i conti con l’ultima tranche dei paletti imposti da Nyon attraverso il settlement agreement sottoscritto nel 2015. La Uefa ha chiarito infatti la scorsa primavera che per i nerazzurri “resta in vigore il settlement fino a giugno 2019: permarranno restrizioni per la rosa delle competizioni europee a 22 giocatori, oltre alla necessità di mantenere un equilibrio tra i valori dei calciatori acquisiti e ceduti”.

L’Inter ha anche raggiunto l’obiettivo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2018 in pareggio realizzando plusvalenze per 45 milioni soprattutto grazie alla cessione di giovani promesse della primavera. Entro la fine dell’esercizio in corso al 30 giugno 2019 l’Inter non ha un obbligo discendente dal settlement di raggiungere il pareggio di bilancio e quindi non è costretto a fare determinate plusvalenze.

Tuttavia la dirigenza si è imposta di perseguire anche quest’anno uno stretto equilibrio tra ricavi e costi per cominciare al meglio la prima stagione completamente libera dalle sanzioni Uefa. Dal 2018, in effetti, il regolamento Uefa dovrebbe prevedere una ulteriore restrizione sulle perdite ammissibili nel triennio: dopo la fase in cui erano ammessi 45 milioni e quella in cui si faceva riferimento a una soglia di tolleranza di 30 milioni triennali, ora dovrebbe scattare un monitoraggio più severo con l’obbligo per i club di chiudere i conti triennali a 0, salvo un deficit di 5 milioni ritenuto comunque perdonabile (su questa novità sarebbe peraltro auspicabile un chiarimento ulteriore della Uefa).

Il bilancio dell’Inter nel 2017 si è chiuso con una perdita di 17 milioni (dopo le imposte) e con uno squilibrio strutturale di una cinquantina di milioni (tolte le plusvalenze). I conti del 2019 saranno più pesanti sul fronte dei costi per l’impatto dei nuovi acquisti e dei rinnovi contrattuali (Icardi in primis), ma si gioveranno degli introiti della Champions e dell’Europa League.

Questi ultimi dipendono dal percorso che si farà nella seconda competizione continentale. Alla fine è probabile che ci sarà un rosso da colmare ricorrendo alle cessioni. Ma potrebbero bastare anche una ventina di milioni. Questo dovrebbe permettere all’ad Beppe Marotta di potersi muovere con una certa agilità sul mercato, senza più le ipoteche del “passato”.

Passando al Milan c’è da dire che formalmente i vincoli delle sanzioni irrogate dalla Uefa non dovrebbero in teoria condizionare troppo le manovre di Leonardo e Maldini. È anche vero però che la stessa Uefa ad ottobre ha “ammonito” la dirigenza alla prima mossa di rilievo, l’acquisto di Paquetà.

Il confronto in atto con gli organi contabili di Nyon (e sullo sfondo la chance costituita dall’ulteriore ricorso al Tas di Losanna che si pronuncerà tra qualche mese) rappresenta per il club rossonero e l’ad Ivan Gazidis un passaggio obbligato per comprendere il perimetro dentro cui potersi muovere da qui al 2021. Il fatturato strutturale del Milan nell’ultimo decennio è rimasto ancorato intorno ai 200 milioni con perdite annuali tra i 50 e i 70 milioni.

Per raddoppiare i ricavi entro i prossimi 5 anni, con l’avvento della SuperChampions, serviranno investimenti importanti sulla rosa (per assicurarsi di partecipare stabilmente alla massima competizione continentale) e sugli impianti (con la ristrutturazione di San Siro o la costruzione di un nuovo stadio in coabitazione con l’Inter). Le regole del Ffp incentivano questo secondo tipo di spese neutralizzandone gli oneri finanziari ai fini del bilancio e disincentivano la prima tipologia, se non in presenza di conti già in ordine. Il “nuovo” Milan targato Elliot deve perciò capire fino a che punto potrà rafforzare

L’organico fin da subito per poter conquistare le vittorie indispensabili a far lievitare le entrate. Per attivare il circolo virtuoso vittore-ricavi-vittorie serve poter spendere tanto in ingaggi e cartellini. Quanto il Milan può farlo senza cadere sotto la scure della Uefa? Come giudicherà quest’ultima il bilancio al 30 giugno 2018 chiuso con perdite per 120 milioni pari a quelle sommate nei tre anni (2014/2017) già esaminati a Nyon?

Per il fondo Elliott l’obiettivo fissato dalla Uefa di arrivare al pareggio di bilancio al 30 giugno 2021, di fatto tra due anni e mezzo e nei prossimi tre bilanci, è impossibile da raggiungere se contemporaneamente si deve rafforzare la squadra e recuperare il gap con la nobiltà europea (a maggiore ragione se la Uefa confermerà il break-even triennale a -5 milioni anziché a -30 milioni). Gazidis e il Milan vorrebbero un paio di anni in più.

In una sorta di voluntary agreement, quello negato all’ex proprietario Yonghong Li, ma che rappresenta ad oggi lo strumento previsto dalle norme del Ffp per consentire alle nuove proprietà investimenti in deroga al regolamento con più tempo per rientro a fronte di un credibile piano di crescita aziendale. Avere una risposta netta e tempestiva su questi interrogativi significherà poter anche decidere senza troppe recriminazioni il futuro di Higuain che dopo il prestito oneroso di 18 milioni, dovrebbe essere riscattato entro la fine della stagione caricando sui conti rossoneri un costo annuale di 30 milioni tra stipendio, tasse e ammortamenti.