Nell’esperienza del calcio a “porte chiuse e mascherine” comanda la voce.
Nel mare di lati negativi del non avere tifo e tifosi, la voce del campo è la boa che rimane a galla. Perchè grazie alle voci, percepisci e capisci personalità, sfumature tattiche ed emotive di chi gioca. Vi sembra poco?
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Prendete Juric: etichettato sempre e solo come mini Gasperini. E se vi dicessi invece che la partita la vive come Antonio Conte?
Chiama ogni giocata della propria squadra, “esulta” ad ogni indicazione eseguita. Perdonate il francesismo: se amate il calcio, vedere e soprattutto sentire Juric da vicino, è proprio una figata.
Lo è perchè è un allenatore sincero, nei 90’ dice ai propri giocatori le cose come stanno e se proprio deve incazzarsi con loro, lo fa in croato. Chi lo capisce: proslijedi tu loptu? (Passa quella palla)
Quell’andatura un po’ ciondolata e sbilenca diventa il boato di un leone quando comincia la partita. Prendete gli Highlights di Verona-Cagliari, sull’app DAZN, sull’azione della traversa di Lazovic, gli sentirete gridare all’esterno del Verona “PUNTALO!” e non solo, azione successiva, il 2-0 di Di Carmine. Alzate il volume, si sente in maniera chiara un “LUCIDO!”. E’ lui.
Lucidità è uno dei concetti che ora più che mai gli stanno a cuore, filtro imprescindibile per un Verona che dopo più di 100 giorni ha provato a ripartire come faceva a marzo, a 100 all’ora.
A Di Carmine appena dopo quel goal lì, vedendolo un po’ a corto di fiato gli ha detto schietto: “Samu, scordatelo (di riposare ndr), devi continuare a fare quel lavoro di pressing lì”. E a 30 secondi dalla fine, ai suoi grida solo: “LEONI! LEONI ORA!”.
Ho citato Gasperini, perchè del Gasp non ha assorbito solo qualche spunto tattico, ma anche il lessico Juric. Inconfondibile quando grida “ATTACCA!” a uno dei due centrali-laterali difensivi che prendono palla. Rrahmani come Djimsiti, Empereur come Toloi, in Italia quell’uso dei difensori ce l’hanno solo loro.
Ho citato anche Conte, perchè dell’allenatore dell’Inter ha i picchi d’adrenalina, che lo portano a mandarsi a quel paese con Zenga, nonostante siano amici da anni: “O Zenga, ma che c***o vuoi, ma statte zitto”, Zenga risponde prima in italiano e poi pure in croato, deve arrivare Faraoni a fare da paciere prima di sentire: “No scusa Walter, hai ragione perdonami” e “No Ivan scusa tu” e ancora “No davvero Walter scusa” e alla fine “Ma ci mancherebbe Ivan, scusa tu”.
Eccolo il nuovo risvolto del calcio a porte chiuse: si sente tutto, dal campo senti la panchina, dalla panchina senti il campo, dalla panchina senti l’altra panchina. Quindi? Quindi ti capita di vedere una copertura preventiva fatta da Di Carmine, su indicazione di Tony D’Amico, direttore sportivo del Verona che si sta guardando la partita nella panchina aggiuntiva. Oppure Carli, DS del Cagliari che a fine partita se la prende un po’ perché Juric “ha parlato troppo”. Ah sì?
E’ appena l’inizio e il Bentegodi è lo stadio con le panchine rispettivamente più lontane l’una dall’altra. E’ la boa della Serie A senza tifosi: ora si sente tutto.




