
Quando nei primi anni ’60, Joseph Viduka decise di lasciare la Jugoslavia per iniziare una nuova vita in Australia con la sua Rose, probabilmente immaginava che si stava allontanando dal suo Paese e anche dalla sua grande passione. Lui, che era un ex calciatore, era stato costretto per motivi politici a ripartire da una parte di mondo nella quale il calcio non era esattamente lo sport più seguito in assoluto.
Quello che non poteva sapere è che dall’altra parte del globo, oltre alla serenità ed un modo di vivere totalmente diverso da quello al quale era abituato, avrebbe trovato anche una comunità croata fortemente radicata nel territorio che gli avrebbe permesso di sentirsi meno lontano da casa e di non mettersi alle spalle le cose che in gioventù di più aveva amato.
Quando il 9 ottobre 1975 a Melbourne nasce il figlio Mark, il futuro è già tracciato. Vivrà in un posto tranquillo, studierà e se vorrà avrà la possibilità di giocare al calcio proprio come il padre. Joe Viduka cresce il figlio a pane e pallone e lo porta con se allo stadio a vedere le partite di una squadra della periferia occidentale della città che nel 1952 era stata fondata da immigrati croati, che veste maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni blu (i colori della bandiera croata) e che agli albori si chiamava SC Croatia: il Melbourne Croatia.
“Mi padre mi portò a vedere una loro partita quando avevo circa tre anni, ne sono diventato pazzo. Il mio unico obiettivo diventò giocare un giorno con loro. Era il club che rappresentava la lotta per la Croazia libera e per me significava tutto. Era un modo per dire ‘Guardate, in Europa c’è un posto chiamato Croazia. Non è Jugoslavia, è un Paese che un giorno sarà libero'”.
Viduka cresce inseguendo quel sogno, senza immaginare che in realtà lo porterà ben più lontano. Riesce ad entrare nella sua squadra del cuore, che intanto ha cambiato nome ed è diventata Melbourne Knights, e nel 1993 fa il suo esordio tra i professionisti. Ha appena 18 anni ed un fisico così imponente che sarebbe stato perfetto per un rugbista, ma è anche dotato di uno straordinario fiuto per il goal e di una tecnica non usuale da quelle parti. In due anni si laurea per due volte capocannoniere della NLS e vince anche un titolo nazionale. I suoi numeri sono devastanti: 40 goal in 49 partite.
L’eco delle sue prodezze arriva fino in Europa e il destino lo porta in quei posti che i suoi genitori erano stati costretti a lasciare anni prima.
E’ il 1995 quando la Dinamo Zagabria lo chiama, è la svolta della sua carriera. La Croazia intanto ha conquistato l’indipendenza e lui è semplicemente straripante. Vince tutto, ma il presidente della sua squadra, Tudjman, è anche Capo di Stato e quando diventa inviso al suo popolo, Viduka, che è visto come un uomo a lui vicino, inizia ad essere contestato.
“I croati sono persone estreme, vivono di alti e bassi. In Australia sono più tranquilli, ma in Croazia un giorno sei Dio e l’altro meriti di andare al rogo. Era diventato difficile restare ed anzi sono stato felice di andare via”.
Viduka ripartirà dalla Scozia, dal Celtic e da un compagno d’attacco come Henrik Larsson. Le marcature saranno tante, ma il trionfo in campionato non arriverà.
“Lì arrivare secondo è come arrivare ultimo. Se sei al Celtic non importa a nessuno cosa hai fatto se non hai vinto il campionato. Sono convinto che se Henrik non si fosse infortunato, alla fine saremmo stati noi a vincere”.
Getty ImagesI 27 goal segnati in 34 presenze già alla prima stagione ed il titolo di giocatore dell’anno, lo catapultano nel mirino delle grandi di Premier League. L’approdo in Inghilterra arriverà un anno dopo, quando il Leeds sborserà qualcosa come 6 milioni di sterline pur di farlo suo.
Quella guidata da David O’Leary è una squadra che gioca un gran calcio e che fa sognare ai tifosi di poter rivivere i fasti del Leeds di Don Revie, quello capace di vincere due campionati, una coppa di Lega, una Charity Shield ed una Coppa d’Inghilterra, o quanto meno a quelli della squadra che nella stagione 1991-92, grazie anche ai guizzi di un giovane Cantona, riuscì a laurearsi campione d’Inghilterra.
I Whites sono reduci da un’annata culminata con un terzo posto in campionato ed una semifinale di Coppa UEFA (a fermarla fu quel Galatasaray che poi riuscì a vincere il torneo). Il progetto tecnico è chiaro: puntare sulla forza di un reparto difensivo che ha in Rio Ferdinand la sua stella, per poi affidarsi in attacco all’estro di Alan Smith e Harry Kewell, i due gioielli che avrebbero dovuto innescare Viduka.
Anche Kewell è australiano e come Viduka è considerato uno dei più grandi talenti del pianeta. Sono le stelle di una Nazionale australiana che, dopo aver patito per decenni in patria la maggior popolarità di altri sport, sogna grandi traguardi. Ma i rapporti tra i due non sono sempre stati idilliaci.
“Ai tempi del Leeds i rapporti non erano buoni. Non posso dirlo con certezza, ma penso che ad influenzare tutto sia stato il modo in cui Harry mi vedeva”.
GettySe le cose fuori dal campo non funzionano a meraviglia, il discorso cambia quando c’è da giocare. In inverno dall’Inter arriva anche Robbie Keane ed i suoi goal si rileveranno importanti in un campionato chiuso al quarto posto, ma è in Champions che il Leeds si esalterà realmente. Nella prima fase a gironi, compagine inglese si qualificherà al secondo posto in un Gruppo H vinto dal Milan che comprende anche Barcellona e Besiktas. La cosa viene vista come un’impresa, visto che il cammino era iniziato con una sconfitta per 4-0 con i blaugrana.
In una seconda fase a gironi arriva un altro secondo posto in un Gruppo D vinto dal Real Madrid e che comprende anche Anderlecht e Lazio. Si passa ai quarti di finale dove l’ostacolo è un Deportivo La Coruna superato a fatica (3-0 in casa e sconfitta per 2-0 in Spagna), in semifinale c’è invece il Valencia che, dopo essere uscito indenne da Elland Road (0-0), sei giorni dopo si scatena in casa e si impone 3-0 con la doppietta di Sanchez ed il goal di Mendieta.
E’ la fine di un sogno, oltre che il punto più alto raggiunto dallo splendido Leeds di O’Leary. Nella stagione successiva arriverà un quinto posto in campionato, in quella 2002-2003 solo i 20 goal di Viduka salveranno la squadra, che intanto è stata affidata a Venables, da una retrocessione che sarebbe comunque arrivata dodici mesi dopo.
A soli tre anni dalla conquista della semifinale di Champions League, il Leeds è una società travolta dai debiti. I migliori giocatori sono andati via e le 11 reti di Viduka in campionato non bastano per evitare l’inevitabile.
Il bomber australiano, dopo 68 goal in 160 partite, ripartirà dal Middlesbrough, ma nulla sarà più come prima. Le marcature continueranno ad arrivare, ma le vette toccate con i Whites resteranno lontane.
Ai tempi del Leeds, Viduka era semplicemente una delle punte più forti del mondo, così forte da sfiorare anche l’approdo al Milan.
“Fu dopo le semifinali di Champions League. Il Milan mi voleva, ma il Leeds pretendeva 38 milioni di sterline. All’epoca ero molto amico di Boban e trattammo anche attraverso lui. Quando il Milan arrivò ad offrire la cifra giusta, il mio club non mi voleva vendere più. Io sono stato fin da bambino un grande tifoso rossonero, sono cresciuto guardando Van Basten, Rijkaard e Gullit. Semplicemente non doveva accadere”.
Oggi il Leeds è di nuovo protagonista in Premier League. Dopo aver anche vissuto l’onta della retrocessione in terza divisione ed essere stato per ben sedici anni lontano dal calcio che conta, è tornato dove merita di essere. Viduka vive invece a Zagabria ed è passato dal prato verde al bancone di un bar.
Parlando a ‘ESPN’, ha raccontato come viva benissimo lontano dalle pressioni del mondo del calcio.
“Se un caffè è cattivo lo butti via, ma io comunque penso di essere diventato bravo. Ovviamente non ci sono le pressioni di quando giocavo a calcio, alla gente interessa solo il suo caffè. Sono sempre stato sotto la luce dei riflettori, adesso per me conta solo far felici i miei clienti”.
L’obiettivo in fondo non è cambiato, magari solo la forma sì: oggi punta a far felici i suoi clienti con un buon caffè, mentre in passato ha regalato gioie a milioni di appassionati con le sue reti.


