Sebastian Giovincois back. Sorpresa delle sorprese: nel listone delle convocazioni diramato da Roberto Mancini per l'amichevole contro l'Ucraina (mercoledì 10 ottobre) e il match di Nations League contro la Polonia (domenica 14), compare anche il suo nome. A un'eternità di distanza dall'ultima volta, riecco l'emigrato di lusso.
Due anni, 11 mesi e 28 giorni, per la precisione. Ma si può benissimo arrotondare a tre anni esatti. È il periodo di tempo che Giovinco ha trascorso a Toronto aspettando una chiamata che non è mai arrivata, accarezzando con la mente e con il pensiero quella maglia azzurra che ha sempre sentito sua, senza essere particolarmente ricambiato e ricevendo in cambio più di una delusione.
Era il 13 ottobre del 2015 quando Giovinco scendeva in campo per l'ultima volta con l'Italia. Il ct era Antonio Conte, colui che alla Juventus lo difendeva dai fischi dello Stadium e che inizialmente non mancava di convocarlo nonostante la lontananza. 2-1 alla Norvegia a Roma, 28 minuti più recupero a disposizione e un contributo fondamentale nell'azione del primo goal azzurro firmato da Florenzi. Eppure, dopo quella serata capitolina è calato il buio.
Al momento di stilare l'elenco dei convocati per gli Europei francesi, il suo mentore Conte si è dimenticato di lui. "Mi sono chiesto il motivo e credo sia per il tipo di scelta che ho fatto",si è in seguito lamentato l'ex folletto bianconero, riferendosi al drastico cambio di vita e di mentalità operato al momento di accettare il trasferimento in MLS nel gennaio del 2015.
Dopo Conte, ecco Giampiero Ventura. Peggio ancora: zero-convocazioni-zero. E anche qui, dito puntato da parte di Giovinco contro i preconcetti e i pregiudizi nei confronti della MLS: "Magari c’è la percezione che qui si giochi sotto ritmo. È un’idea che rispetto, anche se naturalmente non sono d’accordo".
A dargli fiducia, finalmente, è Roberto Mancini. Proprio nel momento meno atteso, quello in cui Giovinco si era probabilmente stancato di attendere accanto al telefono una chiamata destinata a non arrivare mai. Gli anni di Seba sono 31: all'Europeo 2020, obiettivo dichiarato del Mancio, saranno 33. Da qui le alzate di sopracciglio, per nulla ancelottiane, della nutrita schiera di perplessi nei confronti della scelta del ct. Perché chiamare Giovinco proprio ora, dopo le vagonate di goal collezionate negli scorsi tre anni?
Perché sì, si potrà discutere del valore effettivo della MLS ma i numeri sono completamente dalla sua parte: dal 2015, anno del suo sbarco negli Stati Uniti, a oggi Giovinco è il giocatore che ha partecipato al maggior numero di reti della propria squadra. Fanno 114 in totale: 72 le ha messe a segno lui, altre 42 le ha propiziate sotto forma di assist per un compagno (fonte: dati Opta).
A Toronto Giovinco è diventato un beniamino assoluto, e dopo il titolo vinto nel 2017 su Seattle, che l'aveva battuto sul traguardo un anno prima, ha fatto scoppiare una vera e propria 'Seba-mania': a marzo, per dirne una, una coppia del Texas ha persino deciso di chiamare il proprio figlio 'Sebastian Giovinco' in suo onore. Bizzarrie americane legate al soccer.
Stats and facts che non hanno mai affascinato i precedenti ct, ma che hanno evidentemente colpito nel cuore Mancini, che per una volta si è ricordato di lui al momento di organizzare l'elenco dei convocati. Con tutti i punti interrogativi del caso, già menzionati in precedenza. Toccherà a Giovinco tenersi stretta la chance che il destino ha magnanimamente deciso di concedergli. Con un sogno in mente: Euro 2020. Anche a 33 anni.
