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Gianluigi Donnarumma Gillette

Giovani Promesse - Gianluigi Donnarumma, il Milan e l'Italia sono in buone mani

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Pare passato un secolo, ma in realtà il conto si ferma a tre anni e tre mesi. 1200 giorni, per la precisione, dall'esordio in Serie A di Gianluigi Donnarumma. Ricordate quando Sinisa Mihajlovic decise di mettere da parte l'esperto Diego Lopez e affidare i pali del Milan a un quindicenne alto più di un metro e novanta? Bene: da quel momento ne è passata di acqua sotto i ponti rossoneri.

Le parate, la consacrazione, l'etichetta di nuovo Buffon capace di inibire così tanti colleghi, la fama nazionale e internazionale, lo status di beniamino del tifo milanista. Ma nel quadro generale è compreso anche il 'lato oscuro della luna', con qualche battuta a vuoto e, soprattutto, la famosa rottura sfiorata nell'estate del 2017. Tutto in poco più di tre anni. Un viaggio sulle montagne russe che avrebbe stordito chiunque. Ma Donnarumma ha assorbito tutto, ha fortificato il carattere e si è ripreso quella stima e quell'affetto che, dopo la querelle sul rinnovo del contratto di due anni fa, sembrava essere svanita.

Poche storie: oggi è lui uno degli intoccabili del Milan. Presente e futuro, assieme all'amico Romagnoli, di un club che tenta di ricostruirsi dopo anni faticosi e lontani dai fasti del passato. Una crescita che va di pari passo con quella di Donnarumma, protagonista di un inizio di 2019 che lo ha inserito nella ristretta cerchia dei giocatori più continui del nostro campionato.

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I dati (fonte Opta) non mentono: da mesi Donnarumma sta scalando gradini su gradini nelle classifiche di rendimento della Serie A. A ottobre Gigio ha subìto 5 goal in 4 partite, con una percentuale di parate del 50%: numeri non esaltanti. Meglio a novembre: 3 presenze, 3 goal al passivo, una percentuale di parate del 78,6%. E ancor meglio a dicembre: 6 gare, 3 goal subiti, una percentuale di parate dell'85,7%.

Ma il picco, come detto, Donnarumma lo ha raggiunto da gennaio a oggi. Se in Supercoppa Italiana si è reso protagonista di una mezza incertezza sul colpo di testa decisivo di Cristiano Ronaldo, in campionato il portiere del Milan si è avvicinato alla perfezione: appena un goal subìto in 3 partite e una percentuale di parate altissima, stabilizzatasi sul 95%.

L'aspetto più strano è che l'unico pallone che Donnarumma ha dovuto raccogliere nella propria porta sia quello dell'Olimpico contro la Roma, in quella che può essere probabilmente classificata come la migliore esibizione stagionale di Gigio: ben 7 le sue parate, fondamentali per respingere gli assalti di un avversario ferito, sanguinante, ma orgogliosissimo. Solo Zaniolo, con la collaborazione di Musacchio, ha superato la sua strenua resistenza.

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E ora? L'imperativo numero uno di Donnarumma è solo uno: confermarsi. Perché arrivare in alto è difficile, ma lo è ancor di più rimanerci. Se lo augura il Milan e se lo augura il commissario tecnico Roberto Mancini, costretto, nel bel mezzo di un complicato ricambio generazionale, a gestire anche la delicatissima questione dell'eredità di un mostro sacro nazionale come Buffon.

Se poi arriva la benedizione del maestro, l'allievo può star tranquillo. Perché lo stesso Buffon, che con Donnarumma ha condiviso più di un ritiro con la Nazionale, non ha mai nascosto di aver individuato proprio nel giovanissimo collega il rappresentante più indicato per tenere alta la tradizione dei portieri italiani negli anni a venire.

"Per doti e inizio di carriera, Gigio Donnarumma è il portiere che in questo momento è meritatamente sulla bocca di tutti, anche se ci sono altri due o tre ragazzi di grande prospettiva".

Una bella investitura, non c'è che dire. Ma anche una pressione non semplice da gestire per un ragazzo che, bene ricordarlo, compirà 20 anni il 25 febbraio. La missione che attende Donnarumma è ora quella di mantenere definitivamente le altissime aspettative riposte in lui sin da quel 25 ottobre del 2017, giorno dell'esordio in A contro il Sassuolo. Il futuro del Milan e quello dell'Italia sono nelle sue mani.

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