Pubblicità
Pubblicità
Gianpiero Piovani SassuoloGetty Images

Gianpiero Piovani, dal 'miracolo' Piacenza ai grandi risultati nel calcio femminile

Pubblicità

Otto stagioni complessive in Serie A, tutte in un arco di tempo che va dal 1993 al 2003. Tanto è bastato al Piacenza per guadagnarsi un piccolo spazio nella storia del calcio italiano. In particolare a restare impresse nella mente di molti sono state le imprese dei ‘Lupi’ che hanno sfidato senza timori reverenziali le big nostrane fino al 2000 e questo per un motivo molto semplice: il Piacenza ha rappresentato per anni un’assoluta eccezione.

Il calcio di inizio anni ’90 non era ovviamente ancora globalizzato come quello di oggi, ma la Serie A in particolare rappresentava una sorta di calamita per i calciatori stranieri. Il massimo campionato italiano garantiva la possibilità di guadagnare cifre ‘impossibili’ altrove, di mettersi in mostra ai più alti livelli e di confrontarsi con alcuni tra i più grandi campioni del pianeta.

Quando il Piacenza si affaccia per la prima volta in Serie A nella stagione 1993-1994, si riscopre chiamato ad affrontare vere e proprie corazzate che potevano contare su elementi provenienti da ogni parte del globo. Molti di questi giocatori erano veri e propri campioni capaci di cambiare la partita in un solo istante, ma ci sono stati anche elementi che sono transitati in Italia senza lasciare la minima traccia.

Investire su un giocatore straniero, in un periodo storico nel quale le immagini degli altri campionati arrivavano con il contagocce nelle case degli italiani e i database degli uomini mercato non erano ricchi di informazioni come oggi, poteva dire accogliere un profilo capace di fare la differenza, ma anche prendere il più classico dei bidoni.

Il Piacenzadecise di non porsi il problema e di puntare quindi su una rosa composta esclusivamente da giocatori italiani. L’obiettivo era chiaro: schivare inutili esborsi e puntare su ragazzi già conosciuti, che si erano fatti le ossa nelle serie inferiori e che portavano in dote un bagaglio fatto anche di tanta voglia di emergere.

Oggi tale scelta potrebbe sembrare quasi incomprensibile, ma già in quel periodo fece scalpore. Il Piacenza rappresentava una mosca bianca, un modello più unico che raro pronto comunque a stupire, così come spiegato allora dal presidente Leonardo Garilli.

“Abbiamo rinunciato agli stranieri perché ci siamo resi conto che non esistevano elementi adatti a noi sia dal punto di vista tecnico che economico. Non volevamo buttare fumo negli occhi alla gente e nemmeno fare esperimenti alla cieca. Abbiamo puntato quindi su chi ci ha portato in Serie A”.

Una politica che diede i suoi frutti, visto che il Piacenza retrocesse al termine della sua prima stagione in massima serie, ma poi una volta riconquistata dopo appena un’annata di B, riuscì a difendere la sua permanenza tra i ‘grandi’ per cinque anni consecutivi, riuscendosi a spingere anche fino ad uno storico dodicesimo posto.

Tra le grandi anime di quella squadra c’era anche un giocatore che ha legato per sempre il suo nome ai colori biancorossi: Gianpiero Piovani.

Ha ventidue anni quando approda nel 1990 in un Piacenza che all’epoca milita in Serie C1, ma può già vantare esperienze importanti. La sua è la storia di un ragazzo che è partito dall’oratorio e che ha preso confidenza con il calcio giocando interminabili partite con gli amici.

Il pallone è ciò che più ama, è il fido compagno che gli tiene compagnia dalle tre del pomeriggio (è entro quell’orario che si impone di finire i compiti) fino alle dieci di sera, quando poi torna a casa e spesso trova la tavola vuota, perché intanto sono già passate almeno due ore da quando la madre Dina l’ha richiamato per rincasare la prima volta.

La sua passione varrà bene qualche cena saltata, visto che presto si accorgeranno di lui sia l’Inter che il Milan, due grandi società che lo accoglieranno nelle sue giovanili, prima del grande salto nel calcio che conta.

E’ nella stagione 1985-1986 che farà il suo esordio con il Brescia in Serie B, segnando tra l’altro al debutto appena sei minuti dopo il suo ingresso in campo. E da lì in poi la strada si farà in discesa.

L’annata successiva sarà quella della ‘prima’ in Serie A contro il Napoli di Maradona, poi arriveranno le esperienze a Parma, in Serie B con Arrigo Sacchi, e a Cagliari, in Serie C1 con Claudio Ranieri.

Saranno due parentesi fondamentali che lo aiuteranno a formarsi definitivamente come giocatore. Lui che nasce come un esterno offensivo dotato di tanta qualità e grande corsa, capirà che per essere realmente utile alla sua squadra bisogna dare tanto anche in fase di ripiegamento. Nella partita bisogna insomma starci per tutti i novanta minuti e pazienza se i goal messi a referto non saranno mai moltissimi.

Quando nel 1990 arriva al Piacenza è già quindi un giocatore completo. In realtà ha appena rinnovato con il Brescia, squadra che potrebbe garantirgli la Serie B, ma sa che in biancorosso troverebbe un allenatore che lo conosce alla perfezione dai tempi delle giovanili e che potrebbe valorizzarlo meglio di chiunque altro: Gigi Cagni.

Piovani inizia quindi con grande entusiasmo una nuova avventura, quello che però non può sapere è che ad attenderlo c’è un futuro da ‘bandiera’. Sarà uno dei protagonisti della scalata in tre anni dalla C1 alla A e quando si tratterà di riportare il Piacenza in massima serie dopo la retrocessione in B, contribuirà alla promozione giocando la migliore stagione della sua carriera: quella 1994-1995.

In un trio d’attacco che prevede anche Totò De Vitis e Filippo Inzaghi si esalterà al punto da riuscire a segnare qualcosa come 15 reti in 35 partite, cosa questa che gli varrà il titolo di miglior marcatore della squadra insieme a colui che di lì a poco si sarebbe guadagnato il soprannome di ‘Superpippo’.

Gianpiero Piovani PiacenzaGetty Images

Grazie anche ai suoi goal (saranno 42 quelli messi a segno dal tridente biancorosso) la promozione arriverà con ben cinque giornate di anticipo e sarà proprio questo il traguardo che rappresenterà il punto di partenza del più bel periodo dell’intera storia del Piacenza.

Piovani vivrà le successive cinque stagioni di Serie A da titolare inamovibile e intanto avrà la possibilità di imparare tanto da altri allenatori importanti come Mutti, Guerini, Materazzi e Simoni.

Quando al termine della stagione 2000-2001 lascerà il suo Piacenza, lo farà contribuendo all’ultima promozione in Serie A ottenuta dai ‘Lupi’. Nel frattempo sono passati undici anni dalla sua prima partita in biancorosso. Un’era si è chiusa.

Tanti dei giocatori del ‘miracolo’ Piacenza si sono trasferiti altrove, il club ha aperto agli stranieri e molta della magia degli anni precedenti è andata perduta.

Piovani saluterà da idolo assoluto della tifoseria, nonché da giocatore con più presenze in assoluto in biancorosso (ben 385), più presenze in Serie A (170) e da terzo miglior marcatore di tutti i tempi con 69 goal (il più prolifico se si considera il solo Dopoguerra).

Numeri straordinari per un giocatore che ha visto una piccola realtà crescere e diventare grande e che nel momento migliore della sua carriera non ha ceduto alle lusinghe di Valencia e Fiorentina, pur di restare fedele a quei colori che aveva fatto suoi e che porterà per sempre dentro.

Piovani ripartirà poi dal Livorno e chiuderà il suo lungo cammino da calciatore dopo aver vestito le maglie di Lucchese, Lumezzane, Chiari, Ivrea, Rodengo Saiano e Nuova Verolese.

La sua ultima tappa da calciatore si rivelerà poi essere anche la prima da tecnico. Passando dal campo alla panchina, Piovani inizierà una carriera che lo porterà ad allenare prima nei campionati dilettantistici, poi nelle giovanili della Feralpisalò e successivamente a togliersi le soddisfazioni più importanti lì dove forse anni prima mai avrebbe immaginato di arrivare: nel calcio femminile.

E’ il 2017 quando viene ufficializzato il suo trasferimento al Brescia. Così come accaduto tanti anni prima, sarà ancora una volta il club delle 'Rondinelle' a rappresentare un punto di partenza.

“Il sabato andavo spesso a vedere le ragazze del Brescia, all’epoca il calcio femminile non era ancora molto seguito. Venni notato dai dirigenti della società che organizzarono un incontro. Accettai subito la loro proposta”.

A Piovani viene affidata la guida di una grande del calcio femminile italiano e la responsabilità di raccogliere l’eredita di Milena Bartolini, che di lì a poco verrà nominata commissario tecnico della Nazionale.

In realtà però quello che si presenterà ai nastri di partenza della nuova stagione sarà un Brescia profondamente rinnovato che intanto ha visto alcune delle sue stelle, come Gama, Bonansea, Rosucci e Cernoia, salutare per andare a costituire lo zoccolo duro della neonata Juventus Women.

Piovani accetta la sfida, riesce a far rendere al meglio Cristiana Girelli, Valentina Giacinti (sarà capocannoniere del campionato) e Daniela Sabatino, mette in bacheca la Supercoppa Italiana e con le sue ragazze tiene testa alla corazzata Juve, che alla fine si aggiudicherà lo Scudetto solo dopo essersi imposta ai rigori nello spareggio per il titolo. Quanto fatto nella sua prima annata, gli varrà la conquista della Panchina d’Oro, ovvero il premio riservato al miglior allenatore del campionato di Serie A femminile.

Quando l’estate successiva il Brescia chiuderà i battenti ed il suo titolo sportivo verrà attribuito al Milan. Ma Piovani non avrà dubbi nel ripartire ancora dal calcio femminile.

Ad offrirgli una nuova possibilità sarà il Sassuolo, la società nella quale ancora oggi milita. Ancora una volta ripartirà da una squadra profondamente rinnovata, ma i risultati saranno fin da subito importanti. Le neroverdi, che nella stagione precedente avevano strappato la salvezza vincendo i playout, chiuderanno al quinto posto in campionato, in quello successivo (che verrà sospeso a causa della pandemia) si piazzeranno seste e quanto fatto garantirà a Piovani una seconda Panchina d’Oro.

“E’ un motivo di grande orgoglio per me, per la società, lo staff e le giocatrici. Dedico questo riconoscimento a tutti i colleghi che stanno svolgendo un grande lavoro per la crescita del movimento”.

L’ultima stagione, quella 2020-2021, ha coinciso con un traguardo storico, ovvero il miglior piazzamento di sempre del Sassuolo in Serie A.

Piovani è riuscito a valorizzare al meglio il talento di giocatrici come Dubcova, Lenzini, Filangeri e del gioiello Haley Bugeja e il tutto si è tradotto in un campionato di altissimo livello concluso alle spalle della Juventus dei record (22 vittorie in altrettante partite) e del Milan.

L’avventura di Gianpiero Piovani nel mondo del calcio femminile continuerà ancora, considerando che recentemente il Sassuolo ha annunciato il prolungamento del suo contratto per i prossimi tre anni.

“Per me e per le ragazze questo non deve essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Sono orgoglioso e felice di essere rimasto in questa grande famiglia, continuerò a lavorare con grande entusiasmo. Ho trovato la mia dimensione e per me essere qui è come lavorare per la Nazionale”.

E’ anche grazie al suo grande lavoro e al suo impegno, che un intero movimento sta facendo passi da gigante in Italia, arrivando ad attirare sempre di più l’attenzione di tantissimi appassionati.

Pubblicità
0