Gasperini a DAZN: "Non tornerei all'Inter in quelle condizioni"

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Grande ex, Gian Piero Gasperini si racconta a DAZN: "Quella squadra aveva dei problemi. L'Atalanta? Due anni fa pensavo che sarei stato cacciato".

Ieri l'Inter, oggi l'Atalanta. Da un nerazzurro a un altro nerazzurro. Domenica va in scena la partita di Gian Piero Gasperini, che spera di confezionare un bello scherzetto a una delle poche squadre con cui non ha mai avuto feeling. E intanto, a pochi giorni dalla sfida, il tecnico dei bergamaschi si racconta in un'intervista esclusiva a tutto tondo rilasciata a DAZN.

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L'inizio? Dagli... inizi, appunto. Quando, una vita fa, chiuse la carriera di calciatore, Gasperini si mise a fare il promotore finanziario: "Se avessi continuato? Chissà dove sarei ora - dice - A 35 anni quando smetti di giocare sei un uomo giovane e un atleta vecchio. Facevo il pendolare con il treno da Torino a Milano. Sarri ha lavorato in banca una vita..."

E poi, via con la tattica: "La prima volta con la difesa a 3? Di base la mia idea era il 4-3-3, anche per l'influenza di squadre estere, soprattutto alcune olandesi e il Barcellona. Poi mi ero stancato di sganciare un esterno e richiamare l'altro per farlo fermare. Così è nata la difesa a 3, ma soprattuto mi dava più possibilità di impostare il gioco da dietro. Masiello e Toloi non erano abituati a partecipare all'azione o andare anche in avanti. Per me oggi è una grande soddisfazione vedere Toloi che fa anche assist e attacca con efficacia, non solo con presenza. Lo stesso vale per Masiello e Mancini".

L'Inter, capitolo delicato della propria carriera: nel 2011/12 andò male, un'avventura che si concluse con l'esonero e che Gasperini ancora oggi non ha digerito: "Io ho fatto tre partite di campionato con l'Inter e una di coppa contro il Trabzonspor, in quel caso rinunciai alle mie idee, ma il giorno dopo mi dissi che così non ci volevo giocare. Se tornerei all'Inter? Non in quelle condizioni, in quelle squadre devi arrivare molto forte e molto credibile, quella era una squadra che aveva problemi, in quei casi devi essere credibile oppure spalleggiato fortemente dalla società".

Molto meglio pensare all'Atalanta, allora. Anche se c'è stato un momento, all'inizio della sua avventura a Bergamo, in cui l'esonero sembrava a un passo: "Prima della partita contro il Napoli pensavo che in caso di sconfitta sarei stato cacciato, però ero convinto che avremmo fatto bene. Avevo provato questi ragazzi e mi piacevano, vedevo che erano forti, poi è andata bene".

La moglie dice che il quartier generale di Gasperini è il divano: tra quaderni e lavagnette, anche a casa c'è da studiare: "Lei la sera attacca la tv, io mi guardo il pc e la tv la sento più che vederla. Lei mi attacca perché dice che sono sempre al computer (ride, ndr)".

Il fedelissimo Marco Rossi, invece, ha scritto: "Per giocare con Gasperini bisogna farsi un mazzo così". E lui ringrazia: "Marco per me è stato una soddisfazione incredibile, lui iniziava ad allenarsi veramente il venerdì, aveva la più bassa percentuale di allenamenti, si allenava un giorno e mezzo alla settimana. Dopo un anno aveva invece la percentuale più alta di tutti, non ne saltava più uno. Probabilmente si divertiva anche...".

Infine, spazio a un test giovanile. "Fortnite? Un videogioco". Giusto. "I pantaloni col risvolto? Meglio le bermuda. Chi sono Benji e Fede? Due protagonisti di un cartone animato". E qui no, non ci siamo proprio. Poco male: l'importante è che Gasperini i giovani li sappia far crescere in campo e nella vita. E in questo campo, in pochi sono più adatti di lui.

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